Il laboratorio dell’Iss e la sicurezza di pacemaker e defibrillatori

Il laboratorio dell’Iss e la sicurezza di pacemaker e defibrillatori

Al Ministro della salute . — Per sapere

– premesso che:

– nella trasmissione televisiva «Report» andata in onda su RAI 3 nella serata di domenica 5 ottobre 2014. l’inchiesta promossa dal signor Sigfrido Ranucci ha denunciato lo stato di abbandono in cui versa il laboratorio dell’Istituto superiore sanità, incaricato di certificare la sicurezza di dispositivi che vengono impiantati nel corpo, quali ad esempio pacemaker e defibrillatori;

– dalle immagini trasmesse in esclusiva si vedeva un laboratorio fatiscente con macchinari rotti, vecchi e inutilizzati;

– dalla documentazione in possesso di Report, è emerso, inoltre, che l’istituto superiore di sanità era a conoscenza che il laboratorio non funzionava già dal settembre 2010, quando con uno scambio di lettere protocollate, un ingegnere incaricato di migliorare l’efficacia dei controlli sulla sicurezza dei pacemaker, rinunciava all’incarico perché impossibilitato a svolgere le attività previste, «in quanto il laboratorio, a causa delle condizioni in cui è ridotto, di fatto non esiste»;

– in Italia ci sono 700 mila portatori di pacemaker e, ogni anno altri 60 mila nuovi pazienti si sottopongono all’impianto del dispositivo;

– l’istituto superiore di sanità è uno degli organismi notificati europei a certificare i dispositivi che vengono impiantati nel nostro corpo, e l’unico in Italia per pacemaker e neurostimolatori. La certificazione può essere emessa solo dopo che i dispositivi medicali superano severi test di laboratorio;

– l’istituto, dal 13 luglio 2014, con decreto dei Ministri della salute e dell’economia e delle finanze è stato commissariato nella speranza di restituire all’Istituto il massimo in termini di economicità, efficienza, capacità di attrarre risorse per la ricerca e assoluta trasparenza di tutti gli atti –:

se il Ministro fosse a conoscenza dei fatti sopraesposti e quali misure urgenti intenda adottare per porre fine a una situazione oramai divenuta insostenibile ed inaccettabile.

Lenzi (primo firmatario), Miotto, Albini, Amato, Beni, Capone, Carnevali, Casati, D’Incecco, Grassi, Fossati, Murer e Patriarca

Interrogazione a risposta in commissione affari sociali presentata il 7 ottobre 2014

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