La via bergamasca alla riforma. «È ora di cambiare»

La via bergamasca alla riforma. «È ora di cambiare»

«Mi inorgoglisce che il patto educativo proposto dal governo per una Buona Scuola che contribuisca al rilancio del Paese, contenga anche contributi sostanziosi di tecnici bergamaschi», esordisce Elena Carnevali, parlamentare orobica del Pd.

Si riferisce al preside e consulente Invalsi Damiano Previtali e all’esperto di legislazione scolastica Remo Morzenti Pellegrini, che hanno partecipato ai Cantieri voluti dal ministro dell’Istruzione Stefania Giannini e hanno contribuito alla stesura del rapporto sulla scuola presentato ieri dal presidente del Consiglio Matteo Renzi. Ma anche la stessa Carnevali, che opera nella Commissione Affari sociali, non è lontana dal mondo della scuola.

«Mi piace anche – continua – la definizione di patto educativo rivolto a tutti, studenti, docenti, famiglie, cittadini e aperto alla discussione e ai contributi di tutti. È un metodo partecipativo che abbiamo sperimentato anche su temi sociali e che ha avuto successo».

Dopo tante voci e controvoci, le Linee guida hanno ottenuto il sostanziale via libera dei sindacati, soprattutto per l’assunzione in blocco il prossimo anno dei 150 mila precari in graduatoria e che hanno rimandato ogni discussione alla cornice del rinnovo contrattuale. «Nei prossimi sei anni la scuola vedrà un ricambio generazionale del 40% degli addetti – sottolinea Carnevali – e credo sia chiaro a tutti che è il momento di passare da provvedimenti d’emergenza a una ristrutturazione organizzativa che sostenga la scuola e rilanci il Paese».

Soprattutto dopo la riconferma del dato pazzesco del 40% di disoccupazione giovanile. «Anche i tempi – conclude la deputata bergamasca – mi sembrano più che accettabili per un processo che implica il riallineamento di molti ambiti. Il ministro ha annunciato il decreto per l’inizio 2015, dopo la consultazione che impegnerà fino a metà novembre. Le coperture, ha detto Renzi, ci sono, si vedrà già nel Def e nella Legge di stabilità». […]

L’Eco di Bergamo, 4 settembre 2014

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