I lavori della Camera in diretta

Ritardi nei versamenti statali verso le scuole paritarie

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, al Ministro dell’economia e delle finanze, per sapere

– premesso che:

– la legge n. 62 del 2000 ha stabilito che «il sistema nazionale di istruzione è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali», definite come «le istituzioni scolastiche non statali, comprese quelle degli enti locali che, a partire dalla scuola per l’infanzia, corrispondono agli ordinamenti generali dell’istruzione e sono coerenti con la domanda formativa delle famiglie» e, «svolgendo un servizio pubblico, accolgono chiunque, accettandone il progetto educativo, richieda di iscriversi, compresi gli alunni e gli studenti con handicap»;

– il sistema paritario è fondamentale in particolare per assicurare il raggiungimento dell’obiettivo considerato prioritario dall’ordinamento «dell’espansione dell’offerta formativa e conseguente generalizzazione della domanda di istruzione dall’infanzia lungo tutto l’arco della vita», in linea con la strategia per la crescita «Europa 2020» che prevede di raggiungere la scolarizzazione del 95 per cento dei bambini fra i 4 ed i 6 anni, un traguardo semplicemente impossibile senza l’apporto delle scuole paritarie dell’infanzia;

– a livello nazionale le scuole paritarie rappresentano il 24 per cento delle scuole italiane ed accolgono il 10 per cento della popolazione scolastica; in particolare, scuole dell’infanzia – che accolgono bambini per i quali non c’è posto nelle strutture statali – ospitano circa il 40 per cento dei bambini (642.040 nell’anno scolastico 2012/2013), con punte dal 55 al 68 per cento in alcune regioni (Lombardia, Emilia Romagna e Veneto);

– le scuole paritarie, incluse quelle comunali, ricevono complessivamente dallo Stato appena l’1 per cento delle risorse stanziate per il sistema nazionale dell’istruzione, nonostante il rilevante risparmio che dalle stesse deriva per la finanza pubblica, come riconosciuto di recente anche dall’OCSE, in una sorta di applicazione del principio di sussidiarietà al contrario, nel senso che sono esse paradossalmente ad aiutare finanziariamente lo Stato;

– negli ultimi anni la situazione è peggiorata, per la costante diminuzione dei fondi stanziati dallo Stato e per il cronico grave ritardo nell’erogarli, aggravato dalla procedura introdotta dall’articolo 2, comma 47, della legge n. 203 del 2008, nonché da ultimo dalla disposizione di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213 (che ha visto bloccati al Ministero dell’economia e delle finanze ben 80 dei 223 milioni di euro stanziati nella legge di stabilità 2013, disaccantonati solo in data 16 dicembre 2013, con il risultato che le scuole alla data del 31 dicembre 2013 non avevano ancora ricevuto alcunché dello stanziamento approvato dal Parlamento nella legge di stabilità 2013 fuori da patto di stabilità regionale al capitolo 1299 (complessivi 223 milioni), mentre si sono dovute far carico di anticipare le spese necessarie alla gestione del servizio pubblico erogato con la conseguenza che la maggior parte delle stesse versa ormai in una condizione di assoluta precarietà ed emergenza economico-finanziaria;

– nella legge di stabilità 2014 e nella legge di bilancio 2014-2016, nei capitoli 1299 e 1477 dello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca risultano iscritti per l’anno 2014, in favore delle istituzioni scolastiche non statali, rispettivamente 220.000.000 di euro e 273.898.626 euro, con una ulteriore diminuzione rispetto all’anno 2014 pari a complessivi 8.023.366 euro; su proposta emendativa parlamentare è stata assicurata l’esclusione dal patto di stabilità regionale solo per 120 dei 220 milioni di euro stanziati nella legge stabilità per l’anno 2014, a differenza dell’esclusione totale che era stata invece disposta nella legge di stabilità per il 2013;

– nella seduta della Camera del 20 dicembre 2013 il viceministro Fassina accoglieva l’ordine del giorno 9/01865-A/114 sottoscritto dai deputati della maggioranza Rubinato, Bobba, Fioroni, Vignali, Gigli, De Mita, Ginato, De Menech, Dal Moro, Malpezzi, Santerini, Moretto, Ascani, Taricco, che impegnava il Governo:

– «a reperire e stanziare nel rispetto dei saldi di finanza pubblica, in un provvedimento da presentare al Parlamento entro il primo quadrimestre del 2014, le risorse per la compensazione sui saldi di fabbisogno e indebitamento netto al fine di prevedere che, per le finalità di cui all’articolo 1, comma 13, della legge 10 marzo 2000, n. 62, la somma di 220 milioni di euro prevista all’articolo 1, comma 166, del disegno di legge di Stabilità 2014 sia allocata nel capitolo 1477 dello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (contributi alle scuole paritarie comprese quelle della Valle d’Aosta) anziché nel capitolo 1299 (somme da trasferire alle regioni per il sostegno alle scuole paritarie);

– a fornire un’interpretazione circa il fatto che le disposizioni di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213, non sono applicabili alle risorse da trasferirsi alle regioni che siano destinate alle finalità di cui alla legge 10 marzo 2000, n. 62;

– ad accelerare il saldo dei contributi e garantire l’effettivo trasferimento alle scuole paritarie che svolgono un servizio pubblico di tutte le risorse allo scopo stanziate dal Parlamento, comprese quelle già stanziate nel 2013»;

– ad oggi, ad anno scolastico 2013-2014 concluso, si ripresenta, tuttavia, per l’ennesima volta negli ultimi anni la situazione drammatica di sofferenza finanziaria delle scuole dell’infanzia paritarie per i gravi ritardi con i quali il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e le regioni versano i rispettivi contributi, che sono fondamentali per la loro sopravvivenza per consentire l’erogazione di un servizio pubblico fondamentale alle famiglie con bambini dai tre ai sei anni: poiché nei mesi di luglio e agosto le scuole non riscuotono le rette sono numerosi, infatti, i gestori che hanno informato il personale che non sarà possibile pagare gli stipendi dei prossimi due mesi;

– ad oggi, inoltre, permane il vincolo del patto di stabilità interno per una parte del contributo 2014 (100 milioni di euro) da assegnarsi per il tramite delle regioni, non essendo stato attuato dal Governo l’impegno di allocare tutte le risorse assegnate dal Parlamento alle scuole paritarie nel capitolo 1477 dello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca anziché nel capitolo 1299;

– si prende atto delle dichiarazioni del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca Stefania Giannini in una intervista su Tempi del 3 luglio 2014 sul tema delle scuole paritarie, in cui ha ribadito che i tempi sono maturi per una riforma che attui la parità applicando il costo standard, nel rispetto del principio di libertà di scelta educativa cui si ispira l’Unione europea, e ha riconosciuto la convenienza che ne deriva per il bilancio dello Stato, quantificabile in un risparmio annuo di circa 6 miliardi di euro;

– il sottosegretario Roberto Reggi al recente congresso nazionale della Fism, in data 19 giugno 2014, affermando che «non possiamo più sottrarci dall’affrontare insieme l’emergenza educativa che colpisce profondamente le nostre famiglie. È un’emergenza europea. Perciò non ha più senso dividersi in conflitti ideologici senza futuro. La legislazione deve tenere conto di un sistema misto, pubblico-privato, dove ci sono diverse voci che hanno pari dignità… Daremo stabilità, certezza di trasferimenti e risorse per garantire una programmazione costante», ha confermato la necessità che i contributi vengano tutti erogati direttamente alle scuole dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e non dalle regioni, in conformità a quanto richiesto dal predetto ordine del giorno 9/01865-A/114;

– si prende atto altresì della positiva equiparazione delle scuole paritarie che rispettano il costo standard alle scuole statali ai fini dell’esenzione dall’Imu e dalla Tasi da ultimo operata nel decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 26 giugno scorso 2014 (anche in attuazione dell’impegno assunto dal Governo rispetto all’ordine del giorno 9/1544-A/71 a firma dei deputati Rubinato, De Menech, Ginato);

– la stessa Corte costituzionale, nella sentenza n. 50/2008, ha ricordato che le prestazioni erogate dalle scuole paritarie «ineriscono a diritti fondamentali dei destinatari», il che impone allo Stato di garantire «continuità nella erogazione delle risorse finanziarie» relative –:

quali urgenti iniziative intendano assumere per dare seguito agli indirizzi di cui al predetto ordine del giorno 9/01865-A/114, dall’allocazione della somma di 220 milioni di euro prevista all’articolo 1, comma 260, della legge di stabilità 2014 nel capitolo 1477 dello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, anziché nel capitolo 1299, alla accelerazione dell’effettivo trasferimento alle scuole paritarie che svolgono un servizio pubblico di tutte le risorse allo scopo stanziate dal Parlamento, escludendole interamente dal vincolo del patto di stabilità regionale e semplificando le procedure, al fine di scongiurare l’emergenza occupazionale, sociale e formativa conseguente alla drammatica situazione di sofferenza finanziaria in cui versano le scuole dell’infanzia paritarie a causa dei tagli degli ultimi anni e dei ritardi nell’erogazione dei contributi, da parte dello Stato e delle regioni.

Rubinato (primo firmatario), Gigli, Vignali, Fioroni, Dal Moro, Ginato, Ascani, Malpezzi, Taricco, De Menech, Rotta, Binetti, Sberna, Fauttilli, Fitzgerald Nissoli, Santerini, Piepoli, Vaccaro, Marchi, Galperti, Paola Bragantini, Palmieri, Carnevali, Miotto, Luciano Agostini, Ghizzoni, Bonomo, Benamati, De Mita, D’Ottavio, Zanin, Casellato, Sanga, Latronico, Sbrollini, Preziosi, Zardini, Mognato, Guerra, Crivellari, Narduolo

Interpellanza urgente presentata il 10 luglio 2014

 

La risposta del sottosegretario per l’istruzione Roberto Reggi

(seduta del 25 luglio 2014)

Signor Presidente, desidero sottolineare preliminarmente che condivido sia tutte le considerazioni fatte dall’onorevole Rubinato e le richieste avanzate dagli onorevoli interpellanti, che fanno riferimento all’ordine del giorno Rubinato n. 9/1865-A/114 del 20 dicembre 2013, sia le motivazioni che ne sono alla base.
L’articolo 1, comma 260, della legge di stabilità 2014 dispone che la spesa di 220 milioni di euro, finalizzata ad integrare i citati contributi per il sostegno alle scuole paritarie ed iscritta nel capitolo 1299, sia esclusa dal Patto di stabilità interno delle regioni per un importo di 100 milioni di euro per il medesimo anno 2014, trovando copertura mediante corrispondente riduzione del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all’attualizzazione dei contributi pluriennali.
Intanto, in data 29 maggio 2014 è stato, purtroppo, sancito un accordo in Conferenza Stato-regioni, in attuazione dell’articolo 46 del decreto-legge n. 66 del 2014, recante misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale. A seguito di tale accordo le regioni hanno rinunciato alle esclusioni dai vincoli del Patto delle spese, tra le altre, per le scuole paritarie.
Al riguardo, è stata presentata una proposta emendativa al cosiddetto decreto Madia, in corso di conversione alla Camera, volta ad imporre alle regioni la certificazione delle spese nel rispetto dei vincoli del Patto di stabilità interno al fine di garantire, tra l’altro, l’effettiva attuazione di interventi in materia di scuole paritarie e sulla quale il MIUR ha esplicitato parere negativo proprio nell’ottica dell’interpellanza.
Ed invero, la sottrazione della competenza all’erogazione dei finanziamenti da parte delle articolazioni territoriali di questo Ministero, determinerebbe diversi effetti negativi, tra i quali: una possibile differenziazione dei criteri di riparto da regione a regione, venendo a mancare il coordinamento nazionale del MIUR che verifica, tra l’altro, il corretto utilizzo dei fondi; una possibile differenziazione nell’erogazione dei fondi, in quanto l’inserimento delle predette spese tra quelle che incidono sul Patto di stabilità interno comporterà che l’erogazione sarà gioco-forza legata alla situazione di cassa delle singole regioni; un aggravio del procedimento di erogazione del finanziamento, in quanto i dati delle scuole paritarie sono gestiti dal MIUR per il tramite delle proprie articolazioni territoriali. Senza contare che, se tali risorse rientreranno nel Patto di stabilità, le stesse potrebbero essere oggetto di tagli da parte delle regioni stesse.
Tra l’altro, oltre alle risorse per le scuole paritarie, l’intesa fa rientrare nel Patto di stabilità – e quindi tra le risorse aggredibili – anche quelle per il diritto allo studio universitario e le risorse per i libri di testo, tutte essenziali per il sistema formativo.
In sintesi, l’impegno del MIUR è quello di fare di tutto per rivedere l’intesa del 29 maggio e vincolare le risorse alle loro primarie finalità, venendo così incontro anche alle richieste dell’onorevole interpellante.

 

La discussione in Aula

(seduta del 25 luglio 2014)

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