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Criteri di riparto del Fondo per le pari opportunità

Criteri di riparto del Fondo per le pari opportunità

Al Presidente del Consiglio dei ministri . — Per sapere

– premesso che:

– in data 18 giugno 2014 il Dipartimento per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei ministri ha trasmesso lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di riparto delle risorse finanziarie del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità relative agli anni 2013 e 2014 da destinare alla prevenzione al contrasto della violenza contro le donne;

– tale schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è stato trasmesso, per i pareri di cui alla normativa, alla Conferenza delle regioni e delle province autonome;

– il provvedimento ripartisce, in una unica soluzione, circa 17 milioni di euro (10 milioni di euro per il 2013 e 7 milioni per il 2014);

– i criteri di riparto stabiliti sono i seguenti: il 33 per cento della somma complessiva di 17 milioni, pari a 5,67 milioni, destinato alla creazione di nuovi centri antiviolenza e case rifugio;

– il restante 67 per cento è così suddiviso: l’80 per cento, ovvero 9,064 milioni, va al «finanziamento aggiuntivo degli interventi regionali già operativi volti ad attuare azioni di assistenza e sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli, sulla base della programmazione regionale»; il 20 per cento, ovvero 2,26 milioni, è ripartito in parti uguali tra i centri antiviolenza e le case rifugio già esistenti, pubblici e privati;

– per le nuove iniziative, le risorse sono state ripartite basandosi sul numero della popolazione e sul numero di case e centri esistenti, rapportati alla mediana pari a 1,79 per ogni 400 mila abitanti;

– secondo le tabelle allegate al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, le nuove strutture finanziate sarebbero 79, di cui 23 in Lombardia, 18 nel Lazio, 17 in Campania, 12 in Sicilia e in Veneto, con un contributo unitario pari a 71.772 euro;

– i centri attivi «censiti» sono, invece, 188, le case rifugio 164; a loro spetterebbe, a conti fatti, in media, circa 3 mila euro l’anno ciascuno di finanziamento: una cifra esigua, insufficiente, inadeguata rispetto alla funzione, all’importanza, che hanno sui territori gli storici centri antiviolenza e case rifugio che operano con efficacia da decenni e in regime di volontariato;

– appare, invece, sproporzionata la parte del finanziamento ripartito in favore delle Regioni perché attuino nuove «azioni di assistenza e sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli»; azioni tutte ancora da scrivere, dai contorni non ben definiti, che rischiano di essere improvvisate e che possono essere troppo legate ai livelli istituzionali laddove, invece, vanno sostenute le reti indipendenti;

– i criteri di riparto hanno sollevato la giusta indignazione di molte associazioni, in particolare della Rete Di.Re., e dei centri antiviolenza che appaiono preoccupati per l’iniqua assegnazione dei Fondi;

– con l’esiguo finanziamento contenuto nel riparto i centri antiviolenza e la case rifugio già attivi faranno fatica perfino a pagare anche solo le utenze mentre queste risorse potevano servire a sostenere, consolidare, implementare le attività indipendenti già sperimentate con successo sui territori, radicate nel sapere e nel metodo, operative da anni, associate alle reti nazionali, che hanno consentito già a moltissime donne di ritrovare una strada, di ricostruirsi un’autonomia, di salvarsi la vita;

– il criterio di riparto, inoltre, contravviene alla Convenzione di Istanbul per la prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica, che l’Italia ha ratificato e che entrerà in vigore il prossimo 1o agosto, la quale prevede che siano destinate «adeguate risorse finanziarie e umane per la corretta applicazione delle politiche integrate, misure e programmi per prevenire e combattere tutte le forme di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione, incluse quelle svolte da organizzazioni non governative e dalla società civile»;

– la Convenzione privilegia il lavoro dei centri di donne indipendenti, mentre lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di riparto dei fondi sceglie di destinare la maggior parte dei finanziamenti alle reti di carattere istituzionale –:

se, alla luce di quanto espresso in premessa, non intenda rivedere i criteri di riparto delle risorse finanziarie del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità relative agli anni 2013 e 2014 da destinare alla prevenzione al contrasto della violenza contro le donne, così come definiti nello schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri trasmesso alla Conferenza delle regioni e delle province autonome, e se non intenda spostare maggiormente l’asse del riparto sui centri antiviolenza e sulle case rifugio, autonome, indipendenti, già attive sul territorio, che svolgono una funzione irrinunciabile nella lotta alla violenza e nel sostegno alle vittime in un percorso reale di tutela, protezione, recupero di autonomia e indipendenza.

Murer (primo firmatario), Lenzi, Roberta Agostini, Fontanelli, Pollastrini, Beni, Narduolo, Burtone, Patriarca, Albini, Miotto, Carnevali, Grassi, Capone, Fossati, Paola Bragantini, Cenni, Giacobbe, Carloni, Valeria Valente, Incerti, Amoddio, Casellato, Fabbri, Rubinato, Naccarato, Bossa, Zardini, Chaouki, D’Incecco, Bruno Bossio, Cominelli, Carra, Arlotti, Venittelli, Marzano, Carrozza, Carocci, Scuvera, Maestri, Terrosi, Tullo, Gnecchi, Blazina, Gelli, Casati, Amato, Sbrollini

Interrogazione a risposta in commissione presentata il 3 luglio 2014

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