I lavori della Camera in diretta

Scuole di specializzazione, evitare riduzioni indiscriminate della durata dei corsi

Scuole di specializzazione, evitare riduzioni indiscriminate della durata dei corsi

Seconda seduta della Commissione affari sociali dedicata al disegno di conversione del decreto legge n. 90 del 2014, che contiene «Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari».

Dopo la presentazione del provvedimento da parte del relatore Federico Gelli, nella seduta di ieri è proseguito il dibattito.

Maria Amato (Pd) si è soffermata su alcuni punti critici presenti nel provvedimento. Intanto va chiarita la possibilità o meno di prevedere la risoluzione del contratto per i responsabili di struttura complessa che siano anche docenti universitari, mentre per le scuole di specializzazione, andrebbero individuati con precisione i fabbisogni concreti di futuri medici. In particolare, andrebbe incrementato il numero dei pediatri, che risultano carenti specialmente nelle aree periferiche, come emerso anche nel corso dell’indagine conoscitiva recentemente conclusa. Inoltre, occorrerebbe rafforzare la relazione dei pediatri con le famiglie, anche per evitare episodi di neo-oscurantismo come sta accadendo in relazione alle vaccinazioni infantili. Rispetto alle previsioni dell’articolo 27, infine, Amato ha paventato il rischio che esse possano sortire un effetto opposto a quello auspicato in quanto la fuoriuscita dalla programmazione regionale può determinare una proliferazione di strutture che aiutano la diffusione di una sanità low cost con numerose implicazioni negative.

Anche Raffaele Calabrò (Nuovo Centrodestra) ha insistito su alcuni punti critici. Andrebbe chiarita la durata temporale delle disposizioni sul divieto del trattenimento in servizio per assicurare un quadro certo ai soggetti che hanno attualmente tra i 55 e i 58 anni e che potrebbero altrimenti essere portati a trasferirsi nel settore privato o ad essere comunque demotivati. Inoltre sarebeb preferibile prevedere il limite di 40 anni non in relazione all’anzianità contributiva ma a quella di servizio. Va poi superato il blocco del turn over anche per il settore sanitario, perché altrimenti risulterebbe inapplicabile la finalità del ricambio generazionale indicata nel decreto. Riguardo alle scuole di specializzazione Calabrò ha sottolineato che occorre evitare un «taglio lineare» degli anni di studio per reperire risorse, mentre bisogna adeguarsi alle regole seguite negli altri Paesi europei. Ha auspicato inoltre un rafforzamento della formazione dei medici di medicina generale per poter rendere concreta l’intenzione del trasferimento sul territorio di funzioni attualmente svolte nelle strutture ospedaliere. Infine Calabrò ha chiesto un chiarimento circa l’esclusione dell’assicurazione obbligatoria anche per i medici che svolgono attività intramoenia.

Elena Carnevali (Pd) ha espresso un giudizio positivo sul complesso del provvedimento, che procede nella giusta direzione dell’ammodernamento del Paese. Riguardo alle norme sul personale dirigenziale delle regioni e degli enti locali contenute nell’articolo 11, ha osservato che andrebbe evitata un’eccessiva ingerenza da parte della normativa statale. Quanto alle borse per gli specializzandi, il decreto dà solo una risposta parziale e occorre evitare riduzioni indiscriminate della durata dei corsi, bisogna piuttosto studiare con attenzione l’evoluzione delle figure sanitarie a cominciare dai medici di medicina generale. Ha poi critica l’utilizzo come copertura finanziaria per l’anno 2016 del Fondo di finanziamento ordinario delle università.

In merito alla parte del provvedimento che interessa i disabili, Carnevali, ricordando il plauso proveniente dal modo associativo per le semplificazioni rivolte ai soggetti con invalidità, ha ricordato l’importanza di accorciare i tempi tra la richiesta e la concessione del riconoscimento. Le commissioni mediche locali, poi, possono essere integrate con un soggetto che interviene su richiesta dell’interessato. Sull’articolo 27 (polizze assicurative del personale sanitario) ha invitato a seguire un percorso che sia coerente con il lavoro che la Commissione sta portando avanti sul rischio professionale. Quanto al comma 2 (semplificazione delle procedure per realizzare strutture sanitarie e socio-sanitarie) ha definito accettabile una maggiore liberalizzazione dell’imprenditoria in campo sanitario solo a condizione che non si richieda in seguito un accreditamento che vanificherebbe le esigenze della programmazione. sarebbe peraltro molto difficile che possano stare sul mercato senza accreditamento anche le strutture socio-sanitarie.

Vittoria D’Incecco (Pd) ha espresso perplessità sulla facoltà concessa ai direttori generali di pensionare il personale medico, temendo una scelta discrezionale legata anche a motivazioni politiche e ha auspicato un maggiore impegno per la formazione dei medici, a cominciare da un percorso di medicina generale con tempi e risorse analoghi alle scuole di specializzazione. Sulla semplificazione delle procedure per la prescrizione dei medicinali ha manifestato dubbi per gli sprechi che potrebbero verificarsi in relazione a possibili modifiche delle prescrizioni di cura. Per questo andrebbe rivista la previsione di limitare il numero di confezioni ritirabili per singolo acquisto. Infine ha suggerito la possibilità di estendere anche ai medici di medicina generale in possesso di determinati requisiti l’accesso al ruolo di direttore generale.

Paola Binetti (Per l’Italia) si è detta preoccupata per il carattere discontinuo della carriera professionale dei giovani medici, che si trovano spesso in una situazione di sottoccupazione o sono costretti a periodi di inattività o di svolgimento della professione all’estero. Dovrebbero essere le generazioni più anziane a cercare di assicurare ai giovani un percorso il più possibile unitario e che garantisca loro una crescita professionale. Inoltre una riduzione dei percorsi formativi di specializzazione rischia di andare in contrasto con le prassi diffuse a livello europeo e di compromettere il riconoscimento all’estero dei titoli di studio conseguiti in Italia.

 

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