Semplificazioni nella pubblica amministrazione, le misure per sanità e disabili

Semplificazioni nella pubblica amministrazione, le misure per sanità e disabili

Il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 90 del 2014, che semplifica e rende più efficienti gli uffici giudiziari, assegnato alla Commissione affari costituzionali, contiene alcuni punti che toccano le competenze della Commissione affari sociali.

Il suo esame in sede consultiva è iniziato nella seduta del 2 luglio. Il relatore Federico Gelli (Pd) si è soffermato intanto sulle disposizioni previste dall’articolo 1 che, per favorire il ricambio generazionale nelle pubbliche amministrazioni, abroga il trattenimento in servizio e l’ampliamento dell’ambito applicativo della risoluzione unilaterale del contratto da parte della pubblica amministrazione nei confronti dei dipendenti che abbiano maturato i requisiti pensionistici secondo il sistema contributivo. Il comma 2 introduce una disciplina transitoria in base alla quale i trattenimenti in servizio in corso alla data di entrata in vigore del decreto-legge sono fmantenuti fino al 31 ottobre 2014 (o fino alla loro scadenza, se anteriore), mentre i trattenimenti in servizio disposti ma non ancora efficaci alla data di entrata in vigore del decreto-legge sono revocati.
Il comma 5, più direttamente pertinente alle competenze della Commissione affari sociali, amplia l’ambito di applicazione della risoluzione unilaterale del contratto da parte della pubblica amministrazione nei confronti dei dipendenti che abbiano maturato i requisiti pensionistici, estendendolo al personale delle autorità indipendenti e ai dirigenti medici responsabili di struttura complessa, purché abbiano maturato i requisiti pensionistici dal 1o gennaio 2012. Finora, la risoluzione unilaterale del contratto è stata disciplinata in via sperimentale dall’articolo 72 del decreto-legge n. 112 del 2008, che la escludeva per i magistrati, i professori universitari e i dirigenti medici responsabili di struttura complessa.

Per cui con il decreto, mentre i magistrati e i professori universitari restano esclusi, i dirigenti medici responsabili di struttura complessa sono ricompresi nell’ambito di applicazione della norma.

 

Incarichi dirigenziali nel Servizio sanitario nazionale

L’articolo 11 modifica il sistema di conferimento di incarichi dirigenziali a tempo determinato negli enti locali, nelle regioni e negli enti e nelle aziende del Servizio sanitario nazionale. I commi 1 e 2 aumentano dal 10 al 30 per cento dei posti della pianta organica la quota massima di incarichi dirigenziali che gli enti locali possono conferire mediante contratti a tempo determinato. Viene però introdotto l’obbligo di selezione pubblica anche per questi incarichi.

Gelli ha ricordato che, per giurisprudenza consolidata, le deroghe al principio secondo cui agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, sono legittime solo in presenza di «peculiari e straordinarie esigenze di interesse pubblico» idonee a giustificarle. In altre parole, la deroga al principio del concorso pubblico deve essere essa stessa funzionale alle esigenze di buon andamento dell’amministrazione.

Il comma 3, d’interesse specifico della Commissione, fissa al 10 per cento il limite massimo dei posti di dotazione organica ricopribili tramite assunzioni a tempo determinato per la dirigenza regionale e per la dirigenza professionale, tecnica ed amministrativa degli enti e delle aziende del Servizio sanitario nazionale. Si tratta di un ampliamento consistente rispetto alla normativa precedente (articolo 15-septies del decreto legislativo n. 502 del 1992, recentemente modificato dal “decreto Balduzzi”) che consente la stipula di contratti a tempo determinato entro i limiti del 2 per cento della dotazione organica della dirigenza sanitaria e della dirigenza professionale, tecnica ed amministrativa, e che permette di superare la soglia del 5 per cento della dotazione organica per i soli incarichi conferibili alla dirigenza sanitaria (con esclusione della dirigenza medica), professionale, tecnica e amministrativa.

L’articolo 12 istituisce, in via sperimentale, per il biennio 2014-2015 un Fondo destinato a reintegrare l’INAIL dell’onere della copertura assicurativa contro le malattie e gli infortuni (nel limite di spesa di 10 milioni di euro) in favore dei soggetti beneficiari di misure di sostegno al reddito che svolgano attività di volontariato a beneficio delle comunità locali.

 

Scuole di specializzazione medica

L’articolo 15 rcontiene disposizioni sulla riduzione della durata dei corsi delle scuole di specializzazione medica, sulle risorse per il trattamento economico da riconoscere agli specializzandi e sul contributo per la partecipazione alle prove di ammissione.

Il comma 1 riduce la durata dei corsi delle scuole di specializzazione medica – da disporre con un decreto interministeriale che doveva essere emanato entro il 31 marzo 2014 e che al momento non è ancora intervenuto – a decorrere dall’anno accademico 2014-2015. Qualora il decreto interministeriale non dovesse essere emanato in tempo utile per l’avvio dell’anno accademico 2014-2015, si dovrà ricorrere a un nuovo intervento legislativo. La riduzione del numero di anni dei corsi – come previsto dall’articolo 20, comma 3-bis, del decreto legislativo n. 368 del 1999 – prevede il passaggio dagli attuali 5 o 6 anni ai limiti minimi previsti dalla normativa europea in materia e riorganizzano le classi e le tipologie di corsi di specializzazione medica. Il comma 3-ter dell’articolo 20 del decreto legislativo n. 368 del 1999 ha disposto che la durata dei corsi di formazione specialistica si applica agli specializzandi che nell’anno accademico successivo all’emanazione del medesimo decreto sono immatricolati al primo anno di corso (primo periodo). Per gli specializzandi che nel medesimo anno sono iscritti al secondo o al terzo anno di corso, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca provvede, con decreto, ad adeguare l’ordinamento didattico alla nuova durata così. Per gli specializzandi che nel medesimo anno accademico sono iscritti al quarto o successivo anno di corso, resta valido l’ordinamento previgente (secondo e terzo periodo).

Il comma 2 autorizza l’ulteriore spesa di 6 milioni di euro per il 2014, 40 milioni di euro per il 2015 e 1,8 milioni di euro per il 2016 per la formazione dei medici specialisti. La legge di stabilità per il 2014 (legge n. 147 del 2013) ha autorizzato per le stesse finalità la spesa di 30 milioni di euro per l’anno 2014 e di 50 milioni di euro a decorrere dall’anno 2015. Con le risorse disponibili, per il prossimo anno accademico potrebbero essere finanziati circa 3.300 contratti, mentre con le risorse aggiuntive si garantisce la copertura di 5.000 contratti. Considerato che nei prossimi dieci anni sono attesi circa 100.000 pensionamenti tra i medici specialisti – ha ricordato Gelli -, preparare il ricambio attraverso la formazione dei giovani specializzandi appare funzionale al mantenimento della qualità della sanità pubblica.

Il comma 3 prevede che anche per la partecipazione alle prove di ammissione alle scuole di specializzazione medica i candidati devono versare un diritto di segreteria nella misura massima di 100 euro, che sono riassegnati al Ministero dell’istruzione e dell’università per la copertura degli oneri connessi alle prove di ammissione.

 

Disabili

L’articolo 25 si occupa di invalidità civile e disabilità per eliminare le inutili duplicazioni e per ridurre i tempi di risposta della pubblica amministrazione.

Così, si semplificano le procedure per la revisione, il rinnovo o l’estensione della patente di guida richiesta dai mutilati e minorati fisici (commi 1 e 2); la regolamentazione della sosta/parcheggio degli invalidi muniti di specifico contrassegno (comma 3); lo snellimento delle procedure per l’accertamento della permanenza della minorazione civile o della disabilità con riduzione dei termini obbligatori entro i quali effettuare le visite di accertamento ordinarie e provvisorie e ampliamento delle fattispecie per cui possono essere effettuati gli accertamenti provvisori (comma 4); la garanzia per il disabile o l’invalido civile della continuità dell’erogazione delle provvidenze economiche nel momento del passaggio dalla minore alla maggiore età (commi 5 e 6); l’esclusione, per i soggetti affetti dalle menomazioni o dalle patologie stabilizzate o ingravescenti elencate nel decreto ministeriale 2 agosto 2007, dalle visite INPS di verifica della permanenza dello stato invalidante (commi 7 e 8); la facoltà per la persona disabile affetta da invalidità uguale o superiore all’80 per cento di non sostenere la prova preselettiva eventualmente prevista per le prove d’esame nei concorsi pubblici e per l’abilitazione alle professioni (comma 9).

Il comma 1 modifica la composizione delle Commissioni mediche locali costituite presso le unità sanitarie di ogni capoluogo di provincia con il compito di accertare i requisiti fisici e psichici in caso di revisione o rinnovo della patente di guida richiesta da mutilati e minorati fisici per minorazioni anatomiche o funzionali a carico degli arti o della colonna vertebrale. Finora, in questi casi, la composizione della commissione veniva integrata con un medico appartenente ai servizi territoriali della riabilitazione, nonché con un dipendente della Direzione generale della motorizzazione del Dipartimento per i trasporti, appartenente ad uno dei profili per i quali è richiesta la laurea in ingegneria. Adesso alla Commissione si aggiunge un rappresentante designato dalle Associazioni di persone con invalidità, esperto in materia, che partecipa ai lavori a titolo gratuito.

Il comma 2 semplifica le procedure relative al rinnovo della patente di guida per i mutilati e i minorati. Le patenti speciali rilasciate ai mutilati ed ai minorati fisici prevedono termini di rinnovo inferiori rispetto a quelli delle patenti ordinarie: cinque anni, anziché dieci, ridotti a tre a partire dal settantesimo anno di età. Il rinnovo è subordinato all’accertamento dei requisiti fisici e psichici del conducente, effettuato dalle commissioni mediche locali. La nuova disposizione prevede che i rinnovi della patente di guida possano essere effettuati secondo le ordinarie procedure, cioè dall’ufficio della unità sanitaria locale territorialmente competente cui sono attribuite funzioni in materia medico-legale e con la durata normalmente prevista per le diverse categorie. La norma prevede che ciò possa avvenire qualora le Commissioni mediche legali, all’esito della visita di accertamento dei requisiti fisici e psichici per il conseguimento della patente di guida da parte di mutilati e minorati, certifichino che il conducente presenta situazioni di mutilazione o minorazione fisica stabilizzate e non suscettibili di aggravamento, e in assenza di modifica delle prescrizioni o delle limitazioni in atto.

Il comma 3 modifica la disciplina dedicata alla sosta degli invalidi muniti di specifico contrassegno. I comuni saranno obbligati a lasciare a disposizione degli invalidi muniti di contrassegno un numero di posti per la sosta gratuita superiore al limite minimo di un 1 posto ogni 50 o frazione di 50 posti disponibili, anche nell’ambito delle aree destinate al parcheggio a pagamento gestite in concessione. Visto l’incremento di posti disponibili per la sosta dei disabili che dovrebbe crearsi, passa invece da obbligatorio a facoltativo la decisione dei comuni di rendere gratuita, per gli invalidi muniti di contrassegno, la sosta nei parcheggi a pagamento qualora i posti singoli a loro riservati fossero occupati o indisponibili.

Il comma 4 snellisce le procedure per l’accertamento della permanenza della minorazione civile o della disabilità con riduzione dei termini obbligatori entro i quali effettuare le visite di accertamento ordinarie e provvisorie e ampliamento delle fattispecie per cui possono essere effettuati gli accertamenti provvisori. Passano

– da 90 a 45 giorni il termine entro il quale gli accertamenti di invalidità, se non effettuati dalla Commissione medica per l’accertamento dell’invalidità, possono essere effettuati, in via provvisoria, da un medico specialista nella patologia denunciata, in servizio presso l’unità sanitaria locale da cui è assistito l’interessato.

– da 180 a 90 giorni il termine entro il quale le Commissioni mediche devono esprimersi in merito agli accertamenti relativi alla minorazione e alla necessità dell’intervento assistenziale permanente e alla capacità complessiva individuale residua di cui all’articolo 4 della legge n. 104 del 1992.

Inoltre, ai fini delle agevolazioni lavorative previste dagli articoli 21 e 33 della legge 104/1992, e dall’articolo 42 del D.Lgs. n.151 del 2001, la Commissione medica competente, previa richiesta motivata dell’interessato, è autorizzata a rilasciare un certificato provvisorio al termine della visita. Il certificato provvisorio produce effetto fino all’emissione dell’accertamento definitivo da parte della Commissione medica dell’INPS.

Il comma 5 garantisce il riconoscimento provvisorio, ai minori già titolari di indennità di frequenza, delle prestazioni erogabili agli invalidi maggiorenni. La domanda in via amministrativa deve essere presentata entro i sei mesi antecedenti il compimento della maggiore età. Rimane fermo, al raggiungimento della maggiore età, l’accertamento delle condizioni sanitarie e degli altri requisiti previsti dalla normativa di settore.

Il comma 6 garantisce, nel passaggio dalla minore alla maggiore età, la continuità dell’erogazione delle prestazioni di invalidità civile. Ferma restando la sussistenza degli altri requisiti previsti dalla normativa di settore, previa domanda in via amministrativa e senza ulteriori accertamenti sanitari, le prestazioni erogabili agli invalidi maggiorenni sono direttamente attribuite ai minori titolari di:

– indennità di accompagnamento per invalidi civili,

– indennità di accompagnamento per ciechi civili,

– indennità di comunicazione e indennità di accompagnamento o di comunicazione erogata ai soggetti affetti da una delle patologie indicate nel Decreto del Ministero dell’economia 2 agosto 2007 (inclusi i soggetti affetti da sindrome da talidomide o da sindrome di Down) riconosciuti dalle Commissioni mediche.

Il comma 7 esclude dalle visite INPS di verifica della permanenza dello stato invalidante i soggetti affetti da una delle patologie indicate nel Decreto del Ministero dell’economia e delle finanze 2 agosto 2007 (inclusi i soggetti affetti da sindrome da talidomide o da sindrome di Down), per i quali gli uffici competenti abbiano già accertato l’esistenza della patologia.

Il comma 8 lascia al solo Decreto Ministeriale 2 agosto 2007 l’individuazione delle patologie e delle menomazioni per le quali non sono richieste le visite mediche periodiche di accertamento della disabilità.

Il comma 9 stabilisce che la persona affetta da invalidità uguale o superiore all’80 per cento non è tenuta a sostenere la prova preselettiva eventualmente prevista per le prove d’esame nei concorsi pubblici e per l’abilitazione alle professioni.

 

Prescrizioni mediche per malattie rare e patologie croniche

L’articolo 26 semplifica le procedure di prescrizione dei medicinali utilizzati per il trattamento delle patologie croniche e delle malattie rare. Attualmente, ai fini dell’esenzione, sono individuate 56 malattie e condizioni croniche ed invalidanti, esenti ai sensi del decreto ministeriale n. 329 del 1999, e 284 malattie e 47 gruppi di malattie rare, esenti ai sensi del decreto ministeriale n. 279 del 2001. Finora, il numero massimo di confezioni per ricetta era pari a tre, e comunque la prescrizione non poteva superare i 60 giorni di terapia. La prescrizione fino a sei pezzi per ricetta era consentita soltanto per i medicinali a base di antibiotici in confezione monodose, i medicinali a base di interferone a favore dei soggetti affetti da epatite cronica e i medicinali somministrati esclusivamente per fleboclisi. La nuova disposizione stabilisce che, in attesa della sostituzione, sull’intero territorio nazionale, della ricetta cartacea con la ricetta elettronica, il medico può prescrivere fino ad un massimo di sei confezioni, per ricetta, di medicinali da utilizzare per le patologie croniche e per le malattie rare. I farmaci prescritti devono essere utilizzati dal paziente da almeno sei mesi. La durata della prescrizione non può comunque superare i 180 giorni di terapia.

 

Polizza assicurativa delle professioni sanitarie

L’articolo 27 modifica alcune altre disposizioni vigenti in ambito sanitario. Il comma 1 modifica alcune delle norme relative al Fondo assicurativo istituito a garanzia delle professioni sanitarie. Viene inoltre ribadito che l’obbligo di stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale non trova applicazione nei confronti del professionista sanitario che opera nell’ambito di un rapporto di lavoro alle dipendenze del Servizio sanitario nazionale. In questo modo è modificato l’articolo 3 del “decreto Balduzzi”, che ha posto l’assicurazione obbligatoria in capo all’esercente le professioni sanitarie.

La copertura assicurativa è contenuta nei limiti delle risorse del Fondo; la misura del contributo dei professionisti al finanziamento del fondo è determinata dal soggetto gestore del fondo anziché, come attualmente previsto, in sede di contrattazione collettiva. Viene ribadito che l’obbligo per qualunque professionista di stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale non si applica nei confronti del professionista sanitario che opera nell’ambito di un rapporto di lavoro dipendente con il Servizio sanitario nazionale. Conseguentemente, decade l’obbligo per gli esercenti sanitari dipendenti del SSN di sottoscrivere una polizza di Responsabilità Civile Professionale entro il termine ultimo del 15 agosto 2014.

Il comma 2 semplifica le procedure necessarie per la realizzazione di strutture sanitarie e socio sanitarie. Il comune non dovrà più acquisire la verifica di compatibilità del progetto da parte della regione; tale verifica sarà effettuata in rapporto al fabbisogno complessivo e alla localizzazione territoriale delle strutture presenti in ambito regionale, anche al fine di meglio garantire l’accessibilità ai servizi e valorizzare le aree di insediamento prioritario di nuove strutture.

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