L’agricoltura sociale e l’inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati

L’agricoltura sociale e l’inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati

La Commissione affari sociali ha iniziato ieri l’esame in sede consultiva del testo unificato delle proposte di legge che contengono disposizioni sull’agricoltura sociale.

Il relatore Filippo Fossati (Pd) ha illustrato il contenuto del provvedimento, il cui obiettivo principale è quello di disciplinare, per la prima volta, una forma di attività che è andata evolvendosi negli ultimi anni e che vede l’agricoltore come soggetto capace di fornire servizi socio-sanitari in aggiunta alla attività prevalente di produzione di beni agricoli.

Il testo è formato da sette articoli. Tra questi, l’articolo 2, che definisce la nozione di agricoltura sociale, rappresenta la parte del provvedimento che più si avvicina alle comptenze della Commissione affari sociali.

Sono riconosciute come attività di agricoltura sociale quelle esercitate dagli imprenditori agricoli, in forma singola o associata, finalizzate:

– all’inserimento socio-lavorativo di soggetti svantaggiati, molto svantaggiati e disabili, definiti ai sensi dell’articolo 2, numeri 18), 19) e 20), del regolamento n. 800/2008 della Commissione europea, del 6 agosto 2008;

– a fornire prestazioni e attività sociali e di servizio per le comunità locali mediante l’utilizzazione delle risorse materiali e immateriali dell’agricoltura in particolare, attraverso l’accoglienza e soggiorno di bambini in età prescolare (agrinido e agriasilo) e di persone in difficoltà sociale, fisica e psichica;

– a fornire prestazioni e servizi terapeutici che affiancano e supportano le terapie della medicina tradizionale finalizzati a migliorare le condizioni di salute e le funzioni sociali, emotive e cognitive dei soggetti interessati anche attraverso l’ausilio di animali allevati e la coltivazione delle piante;

– a realizzare progetti finalizzati all’educazione ambientale e alimentare, alla salvaguardia della biodiversità nonché alla diffusione della conoscenza del territorio attraverso l’organizzazione di fattorie sociali e didattiche riconosciute a livello regionale.

I requisiti minimi e le modalità relative alle attività di agricoltura sociale dovranno essere definiti con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari.

Nella scorsa legislatura, la Commissione affari sociali aveva già espresso un parere su un analogo provvedimento ed aveva chiesto di prevedere la possibilità di svolgere attività di agricoltura sociale, oltre che per gli imprenditori agricoli, anche per le cooperative sociali di cui alla legge n. 381 del 1991. Adesso il comma 4 dell’articolo 2 del provvedimento riconosce questa possibilità alle cooperative sociali, il cui fatturato derivante dall’esercizio delle attività agricole svolte sia prevalente; nel caso in cui il fatturato sia superiore al 30 per cento, le cooperative sono considerate operatori dell’agricoltura sociale in misura corrispondente al fatturato agricolo.

Il comma 5 dell’articolo 2 prevede comunque che le attività di agricoltura sociale possano essere svolte in associazione con le cooperative sociali, con le imprese sociali di cui al decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155, con le associazioni di promozione sociale iscritte nel registro nazionale previsto dalla legge 7 dicembre 2000, n. 383 e con i soggetti di cui all’articolo 1, comma 5, della legge 8 novembre 2000, n. 328 (legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali).

Il comma 6 dispone che le attività di agricoltura sociale sono realizzate in collaborazione con i servizi socio-sanitari e con gli enti pubblici competenti per territorio, che, nel quadro della programmazione delle proprie funzioni inerenti le attività agricole, sono tenuti a predisporre piani territoriali di sostegno e di promozione all’agricoltura sociale, al fine di favorire processi di aggregazione tra le diverse imprese, produttori agricoli e istituzioni locali.

L’articolo 3 prevede che le regioni adeguino le proprie leggi per consentire l’accreditamento degli operatori dell’agricoltura sociale presso gli enti preposti alla gestione dei servizi. L’articolo 4 concede la possibilità per gli operatori dell’agricoltura sociale di costituire organizzazioni di produttori, in coerenza con il regolamento comunitario n.1308/2013 del 17 dicembre 2013 e le norme nazionali di applicazione.

In base all’articolo 5, poi, i fabbricati o le porzioni di fabbricati destinati dagli imprenditori agricoli all’esercizio delle attività di agricoltura sociale mantengono, se lo hanno già, oppure acquisiscono il riconoscimento della ruralità a tutti gli effetti.

L’articolo 6 prevede che le istituzioni pubbliche che gestiscono le gare per i servizi di fornitura alle mense scolastiche e agli ospedali possano prevedere criteri di priorità per i prodotti provenienti dall’agricoltura sociale. Criteri di priorità per le esperienze di agricoltura sociale sono previsti anche in caso di locazione e alienazione di terreni demaniali e in caso di assegnazione di terreni confiscati alla criminalità organizzata.

L’articolo 7 istituisce l’Osservatorio sull’agricoltura sociale, che dovrà definire le linee guida per l’attività delle istituzioni pubbliche, monitorare lo sviluppo dell’agricoltura sociale, anche attraverso la raccolta dei dati, promuovere iniziative di coordinamento, svolgere azioni di comunicazione ed animazione territoriale. L’Osservatorio sarà composto da: cinque rappresentanti delle amministrazioni dello Stato, tra cui due nominati rispettivamente dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali e dal Ministro della salute; cinque rappresentanti delle regioni; due rappresentanti delle organizzazioni professionali e di rappresentanza del settore agricolo; due rappresentanti di organizzazioni del terzo settore, nominati dalla Conferenza Stato-regioni e individuati nell’ambito degli operatori già attivi nel territorio nel settore dell’agricoltura sociale.

Nel corso del dibattito, Matteo Mantero (M5s) ha messo in evidenza alcuni punti critici del provvedimento, in particolare l’eccessiva dilatazione dei soggetti beneficiari e l’aumento della tipologie dei servizi forniti e l’inclusione tra gli operatori riconosciuti, accanto agli imprenditori agricoli, delle cooperative sociali.

Ileana Argentin (Pd) ha rilevato come lo spirito del provvedimento sia quello di concedere l’accesso ai benefici delle attività dell’agricoltura sociale a tutte le persone svantaggiate e ha invitato a considerare con attenzione l’importante funzione svolta nel corso di numerosi decenni dalle cooperative sociali, che hanno in molti casi fornito le risposte ai bisogni di settori consistenti della popolazione.

Elena Carnevali (Pd) ha ricordato, anche sulla base di precedenti esperienze amministrative, l’estrema importanza del ruolo delle cooperative e di altri soggetti privati nei percorsi di inclusione sociale, sottolineaando le straordinarie potenzialità delle attività agricole per il trattamento di soggetti in difficoltà quali tossicodipendenti e disabili psichici. Inoltre, il concetto di svantaggio è in evoluzione e va valutata favorevolmente l’inclusione nel testo all’esame della Commissione di soggetti quali i disoccupati.

Maria Amato (Pd) ha evidenziato la positività di un ampio coinvolgimento di soggetti nelle attività di agricoltura sociale, ricordando il notevole impegno connesso allo svolgimento di attività agricole. Ha espresso inoltre apprezzamento per il sostegno ad attività quali gli agrinidi e gli agriasili.

Chiara Scuvera (Pd) ha sottolineato i caratteri di innovazione sociale del provvedimentoper la realizzazione di un welfare non assistenzialistico. E ha ricordato in proposito le positive esperienze già avviate in regioni come la Lombardia e il Trentino, anche tramite l’utilizzo di risorse europee. Andrebbero poste maggiormente in risalto le opportunità in materia di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, e il conseguente sostegno all’occupazione femminile, offerte dalle attività di agricoltura sociale, che anche per questo motivo necessitano di un riconoscimento e di un accreditamento.

 

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