Larga condivisione per un testo molto rigoroso e di contrasto al gap

Larga condivisione per un testo molto rigoroso e di contrasto al gap

L’on. Elena Carnevali ha lavorato per anni come terapista della riabilitazione in case di riposo e presso l’Azienda Ospedaliera di Bergamo. Laureata in Fisioterapia a Verona, nel 1999 è stata eletta Consigliere comunale, nel 2004 con 1a vittoria del centro sinistra a Bergamo è stata nominata assessore alle politiche sociali, migrazione e cooperazione internazionale. Già membro del direttivo di ANCI Lombardia, vicepresidente del dipartimento Istruzione fino alla meta del 2012, oggi è impegnata nel dipartimento Welfare. Iscritta al gruppo parlamentare del PD è componente della XII Commissione Affari Sociali e si e occupata, tra le altre cose, di gioco pubblico e di GAP.

jamma-magazine-intervistaOnorevole, si ritiene soddisfatta del risultato raggiunto fino ad oggi dalla Commissione Affari Sociali? Quando pensa si possa arrivare all’esame dell’Aula?
Direi proprio di sl. Penso che il testo di legge possa essere licenziato dalla commissione a breve per poi essere sottoposto al vaglio delle altre commissioni competenti. Sono soddisfatta deI lavoro svolto, poiché è stata raggiunta una larga condivisione fra le forze politiche e perché si tratta di un testo molto rigoroso anche per quello che riguarda il contrasto al fenomeno del gioco patologico, non solo quindi nell’ambito degli aspetti di cura, di riabilitazione e sociali, che ne sono connessi. Abbiamo convenuto sull’introduzione di forme di tutela dei giocatori, come il divieto di pubblicità e il controllo sul gioco da parte dei rninori.
L’accesso agli apparecchi di gioco sarà consentito soltanto attraverso l’utilizzo della tessera sanitaria e al termine di ogni giocata sarà visualizzato l’ammontare complessivo della somma spesa e vinta. Inoltre il pagamento avverrà solo tramite carta elettronica, elemento che consentirà anche la tracciabilità dei flussi di denaro.
È stata, infine, stabilita la moratoria sull’apertura di nuove sale gioco e sull’installazione di nuove apparecchiature: per i prossimi cinque anni, non saranno consentite e saranno invece incentivate le dismissioni degli apparecchi già esistenti.

Rispetto alla proposta di legge c’è qualche aspetto che andrebbe ulteriormente approfondito?
Il lavoro dei mesi scorsi è stato davvero molto approfondito e teso a conseguire un obiettivo significativo, ovvero quello di predisporre un testo di legge che riguardi in primo luogo la prevenzione, la cura e la riabilitazione per i soggetti che hanno sviluppato dipendenza da gioco d’azzardo, cosi come era stato sollecitato attraverso una proposta di legge di iniziativa popolare, anche dalle battaglie e dalle campagne di associazioni come Legautonomie e Terre di mezzo.

In questa fase avete avuto contatti con le rappresentanze degli operatori dell’industria di settore. E con il regolatore (l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli) o con il Ministro delle Finanze?
In Commissione Affari sociali abbiamo mantenuto un costante rapporto con il Ministero della Salute, attraverso il sottosegretario, il quale si è interfacciato con noi anche attraverso la collaborazione del sottosegretario al Ministero delle Finanze.
A breve, secondo quanto ha anticipato il sottosegretario Casero, si dovrebbe cominciare a lavorare sul decreto di attuazione della Delega fiscale in materia di giochi. Crede che il provvedimento si andrà a sovrapporre al ddl sul gioco patologico?
L’obiettivo della Commissione affari sociali è quello di redigere un testo di legge che non sia in conflitto con l’articolo 14 della Delega fiscale, che potrebbe giungere all’esame dell’Aula forse anticipatamente rispetto al progetto di legge sul gioco d’azzardo, ma che evidentemente dovrà tenere conto della proposta di legge ora in esame.

Contrariamente a quanto succede in altri Paesi in Italia si è cominciato a lavorare su provvedimenti in materia di contrasto al gioco patologico senza disporre di dati ufficiali sulle dimensioni del fenomeno. Non le sembra un po’ strano?
Disponiamo dei dati ufficiali del MEF sul rnercato del gioco: alcuni sono stati forniti anche nella risposta all’ultima interrogazione sul tema, data dal sottosegretario Pier Paolo Baretta.. Certo è che il fenomeno è divenuto talmente dirompente ed evidente che si è ritenuto improrogabile farsene carico.
Nella proposta di legge è prevista l’istituzione di un Osservatorio nazionale sulla dipendenza da gioco d’azzardo patologico.

Quando si parla di gioco patologico si fa quasi sempre riferimento alle slot. Come mai nessuno parla del gioco online, delle lotterie istantanee e di altre forme di gioco?
Nell’immaginario collettivo quando parliamo di gioco d’azzardo patologico siamo tendenzialmente portati a pensare alle sale da gioco, alle lotterie e alle slot machines, anziché al gioco online.
La nostra attenzione si è fermata maggiormente sul gioco più visibile, ma la nostra volontà non è quella di vietare la possibilità del gioco lecito: ci vuole attenzione, per non favorire il gioco illecito e riempire così le fauci del mercato illegale e delle mafie.
È però necessaria una regolamentazione e rispetto al gioco online c’è ancora poca visibilità, nonostante sia uno dei settori che si sta maggiormente sviluppando ed è più difficile da aggredire, per la sua natura così individuale e separata. I provvedimenti previsti riguardano comunque anche questo settore.

La normativa italiana prevede che le entrate dai giochi vadano all’Erario ma non è previsto si renda conto del loro utilizzo. In molti paesi europei il governo ‘contabilizza’ in modo preciso la spesa di queste entrate. Cosa ne pensa?
Sono d’accordo con l’esigenza di una sua contabilizzazione. L’obiettivo della proposta di legge è anche quello di finalizzare una parte di queste entrate, individuandone gli scopi.

Gli enti locali da qualche tempo chiedono maggiori poteri in materia di regolamentazione e autorizzazione delle attività di gioco…
Da tempo gli enti locali hanno manifestato la loro impossibilità nel regolamentare e contrastare efficacemente l’apertura e la diffusione di nuove sale da gioco e slot, vista l’assenza di strumenti per la pianificazione e il controllo dello sviluppo del gioco illecito. Sono stati individuati dei livelli a cui gli enti locali possono appellarsi, come ad esempio la distanza minima di 500 metri dai luoghi sensibili per l’apertura di una sala gioco.
Ai comuni deve essere conferita potestà, soprattutto in materia di pianificazione e individuazione dei criteri di ubicazione e degli orari di apertura: in questo senso, la proposta di legge prevede che i comuni si dotino entro sei mesi dalla entrata in vigore della legge, di uno specifico regolamento comunale che stabilisca questi criteri e possa prevedere ulteriori misure per evitare la dipendenza da gioco.

È d’accordo con l’ipotesi di assegnare parte delle entrate dalle attività di gioco agli enti locali?
Dobbiamo garantire l’obiettivo del finanziamento del gioco d’azzardo patologico come livello essenziale di assistenza e trovare risorse per le politiche sociali che ricadono sugli ambiti territoriali. oltre che finanziare le campagne di formazione e informazione su questo tema.
Nella proposta di legge si fa espressamente riferimento all’istituzione di fondi da destinare al sostegno delle famiglie per l’uscita di componenti dalle patologie legate al gioco d’azzardo. Visto anche l’ambito sociale in cui si colloca la legge. Auspicherei un ulteriore finanziamento a beneficio dì ambiti territoriali per attività in campo sociale, sanitario e riabilitativo.

Jamma Magazine, luglio-agosto 2014

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