Convenzione Aja sui minori, il nuovo testo del governo

Convenzione Aja sui minori, il nuovo testo del governo

Lunedì prossimo la Camera inizierà la discussione in Aula del nuovo testo della Convenzione dell’Aja «sulla competenza, la legge applicabile, il riconoscimento, l’esecuzione e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori» così come è stato modificato dagli emendamenti approvati dalle commissioni giustizia e affari esteri.

La Commissione affari sociali dovrà esprimere entro questa settimana il parere il sede consultiva.

La relatrice Chiara Scuvera (Pd), nella seduta di ieri, ha presentato il provvedimento. Il disegno di legge di ratifica adegua l’ordinamento interno ai principi della Convenzione, in particolare per dare una veste giuridica a quella sorta di affidamento familiare, previsto come unica misura di protezione del minore in stato di abbandono negli ordinamenti islamici, la cosiddetta «kafala», che è in sostanza un affidamento che si protrae fino alla maggiore età, e non trova ad oggi espresse corrispondenze nell’ordinamento giuridico italiano.

Poiché la legge islamica vieta l’adozione, per evitare che figli senza genitori restino del tutto sprovvisti di tutela, il diritto islamico prevede questo istituto, di derivazione dottrinale. Per effetto della kafala un adulto musulmano (o una coppia di coniugi) ottiene la custodia del minorenne, in stato di abbandono, che non sia stato possibile affidare alle cure di parenti, nell’ambito della famiglia estesa. Il bambino non assume il cognome di chi ne ha ottenuto la custodia; non acquista diritti né aspettative successorie nei suoi confronti; non instaura legami giuridici con la famiglia di accoglienza, né interrompe i rapporti con il proprio nucleo familiare di origine.

La Convenzione è stata firmata dall’Italia il 1o aprile 2003 ed è formata da 63 articoli.

Per le parti di competenza della Commissione affari sociali, l’articolo 3 individua nel Ministero della Giustizia – Dipartimento per la Giustizia minorile l’autorità centrale italiana incaricata di adempiere gli obblighi derivanti dalla Convenzione e di individuare nella Commissione per le adozioni internazionali l’autorità competente italiana. In particolare, il disegno di legge attribuisce alla Commissione l’approvazione della proposta di assistenza legale – intesa come assistenza giuridica, morale e materiale, nonché la cura affettiva di un minore – tramite kafala o istituto analogo, di un minore in stato di abbandono, emessa dall’autorità giudiziaria di altro Stato contraente.

Gli articoli 4 e 5 delineano le diverse procedure da seguire per il collocamento in Italia di minori stranieri a seconda che gli stessi si trovino o meno in stato di abbandono.

L’articolo 4 descrive la procedura da seguire quando debba essere collocato in Italia un minore straniero che non si trovi in stato di abbandono, che non si applica ai minori che giungono in Italia nell’ambito di programmi solidaristici di accoglienza temporanea. Il disegno di legge delinea questo percorso:

  • l’autorità competente straniera propone all’autorità centrale italiana (Ministero della giustizia) il collocamento o l’assistenza legale del minore presso una persona, una famiglia o una struttura di accoglienza in Italia, motivando la proposta e illustrando la situazione del minore;
  • il Ministero della Giustizia – Dipartimento per la giustizia minorile trasmette gli atti al tribunale per i minorenni, che può chiedere ulteriori informazioni sul minore, tramite il Ministero, e deve assumere informazioni, tramite i servizi sociali o le ASL, sulle persone o la struttura individuata per l’assistenz;
  • il tribunale dovrà verificare che persone e struttura siano capaci di provvedere all’educazione, all’istruzione e al mantenimento del minore; siano disponibili a favorire il contatto tra il minore e la famiglia e cultura d’origine; rispettino specifici requisiti di onorabilità e relativi alla normativa sull’immigrazione. Le Commissioni competenti in sede referente hanno precisato al comma 2 che la documentazione debba attestare anche l’ascolto del minore. In esito a tale istruttoria, il tribunale per i minorenni approva o respinge con decreto motivato la proposta, comunicando la decisione al Ministero, che trasmette il decreto del tribunale all’autorità competente straniera, all’ufficio consolare italiano all’estero, al giudice tutelare e ai servizi socio-assistenziali e alla questura del luogo in cui si stabilirà il minore, nonché alla persona, famiglia o struttura di accoglienza identificata;
  • il questore rilasci al minore che non sia cittadino dell’Unione europea un permesso di soggiorno (ai sensi dell’articolo 5 del TU immigrazione) per assistenza legale, della durata di due anni, rinnovabile per periodi di uguale durata se permangono le condizioni che ne hanno giustificato il rilascio; il minore che entra in Italia in base a questa procedura può beneficiare di tutti i diritti riconosciuti al minore in affidamento familiare.

L’articolo 5 disciplina invece l’ipotesi di assistenza legale al minore straniero che si trova nel proprio Paese in stato di abbandono ed è consentita a coniugi residenti in Italia rispetto ai quali il tribunale abbia emesso un decreto di idoneità all’adozione e in possesso dei requisiti per l’adozione. In questo caso la procedura prevede ciò:

  • la richiesta degli interessati è presentata alla Commissione per le adozioni internazionali, con indicazione dell’ente o del servizio che li assistono nelle procedure;
  • la Commissione per le adozioni internazionali inoltra la richiesta, unitamente alla documentazione comprovante l’idoneità dei richiedenti, all’autorità competente straniera, dalla quale riceve la proposta di accoglienza del minore in regime di assistenza legale, unitamente a tutte le informazioni relative allo stato di abbandono del minore, all’impossibilità di un suo collocamento familiare nel paese di provenienza, al consenso degli interessati, alle informazioni sulla situazione personale del minore, le sue necessità particolari e le informazioni che gli sono state fornite tenendo conto dell’età e della maturità personale;
  • la Commissione decide dunque, sulla scorta di tali informazioni, di approvare o respingere la richiesta di assistenza legale dandone, in caso di esito positivo, comunicazione all’ente autorizzato (o al servizio pubblico), al tribunale per i minorenni e ai servizi sociali.

Anche il minore che entra in Italia in base a questa procedura può beneficiare di tutti i diritti riconosciuti al minore in affidamento familiare: i servizi sociali assistono il minore e la famiglia che lo accoglie, riferendo periodicamente al tribunale per i minorenni.

L’articolo 5 specifica che nelle more della procedura non può esservi alcun contatto tra la famiglia che richiede l’assistenza legale del minore e i genitori del minore o chiunque altro di cui sia necessario il consenso. L’articolo 6 stabilisce quali disposizioni della normativa in tema di immigrazione possano trovare applicazione in caso di minore presente nel nostro Paese per assistenza legale. L’articolo 7 disciplina l’ipotesi in cui il minore che necessita di assistenza legale sia residente in Italia e la sua collocazione debba essere effettuata all’estero, presso una persona, una famiglia o una struttura di accoglienza in un altro Stato contraente. L’articolo 8 novella le disposizioni penali della legge n. 184 del 1983 al fine di estendere le sanzioni penali – già previste per la violazione della legge in materia di adozione – alle fattispecie commesse in violazione del provvedimento in commento, di ratifica della Convenzione dell’Aja. L’articolo 9 novella la legge n. 218 del 1995, di riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato, aggiornando il riferimento alla Convenzione dell’Aja del 1961, che disciplinava la medesima materia, con quello alla Convenzione dell’Aja del 1996, oggetto di ratifica. Gli articoli 10 e 11 riguardano rispettivamente le misure di protezione disposte da Stati non aderenti alla Convenzione, nonché disposizioni attuative, mentre gli articoli 12 e 13 recano la clausola di invarianza finanziaria e disposizioni transitorie.

Chia Scuvera ha anche ricordato che il disegno di legge è intervenuto a seguito della riforma del diritto di famiglia, che ha comportato il superamento del concetto di potestà genitoriale.

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