I lavori della Camera in diretta

Insegnamento dell’educazione fisica e sportiva nella scuola primaria

Onorevoli Colleghi! Le politiche dello sport sono un investimento per il nostro Paese sia in termini economici che in termini sociali. Lo sport in Italia vale l’1,6 per cento del prodotto interno lordo (PIL) nazionale per un valore di circa 25 miliardi di euro. Nell’ultimo decennio in Italia è aumentato significativamente il tasso di partecipazione alle attività sportive. Rispetto al 2001 il numero di persone che pratica sport è aumentato di 2,7 punti percentuali. Tuttavia, l’Italia registra una spesa pubblica destinata allo sport inferiore a molti altri Paesi europei, come Gran Bretagna, Germania e Francia che destinano allo sport, contributi pubblici tra il 3 e il 5 per cento del PIL nazionale. Perché queste nazioni investono? Perché sanno bene che lo sport è una parte non trascurabile delle politiche pubbliche: politiche educative, politiche di promozione della salute, politiche sociali e di promozione del territorio; sanno bene che lo sport è un investimento. E dunque credo che per il nostro Paese sia fondamentale operare norme che riconoscano il valore sociale dello sport e lo sport come un diritto di cittadinanza. Al tradizionale gruppo di questi diritti, infatti, si sono aggiunte nuove forme di diritti, legati a bisogni emergenti nella sfera della personalità individuale, come la domanda di promozione culturale e di qualità della vita. Lo sviluppo della pratica sportiva rappresenta un aspetto esemplare di questa dinamica. L’attività fisico-motoria e sportiva appare non più ancorata esclusivamente a forme dedicate alla competizione ma raccoglie domande individuali e collettive di benessere, di occasione di socializzazione e di strumento di educazione. E il riconoscimento del ruolo sociale che lo sport può svolgere passa inevitabilmente attraverso una diversa considerazione e definizione legislativa di un diritto e del suo relativo sostegno.

Lo sport «di cittadinanza» se adeguatamente riconosciuto e sostenuto, può svolgere una funzione primaria in ambito sociale nell’assolvimento di un ruolo formativo, di prevenzione sanitaria, di inclusione e coesione sociale e di educazione alla democrazia, al rispetto cioè delle regole e dell’altro, al rispetto della collettività. Come si evince dal Libro bianco sullo sport del 2007 della Commissione europea favorire la pratica sportiva è un diritto di ogni cittadino e un dovere di ogni Governo. Investire sullo sport significa investire anzitutto sulla salute dei cittadini di oggi e su quelli di domani. È scientificamente provato che l’attività fisica combatte e riduce l’insorgere di malattie di varia natura: da quelle cardiovascolari a quelle metaboliche. Investire sulla pratica sportiva per tutti significa investire sul benessere psico-fisico della popolazione con evidenti benefìci e risparmi sulla spesa sanitaria.

L’Italia, come rilevano tutte le statistiche è uno dei Paesi europei dove si pratica meno attività motoria e sportiva a partire proprio dalla scuola. Sono 4 milioni quelli che abbandonano tra i 14 e i 18 anni e altri 4 milioni abbandonano tra i 19 e i 24 anni. È quindi di fondamentale importanza un investimento forte e concreto sull’educazione motoria e sportiva nelle scuole soprattutto nelle scuole primarie. Lo sport è uno strumento fondamentale di sviluppo psico-fisico dei giovani e come promozione di stili di vita attivi, anche per contrastare l’obesità. Credo sia necessario approntare interventi a sostegno dell’educazione motoria che è una componente essenziale per un’equilibrata crescita umana, culturale e sociale dei giovani e degli adulti per tutto l’arco della loro vita. Già il Consiglio d’Europa e successivamente l’Organizzazione mondiale della sanità hanno ritenuto e considerato le attività motorie benefiche non solo per lo sviluppo della personalità, ma anche per il conseguimento della buona salute.

Per queste ragioni è fondamentale che i ragazzi siano avviati allo sport già nella scuola primaria. Nonostante la legge istitutiva dell’educazioni fisica sia datata 1859 in Italia esiste un grave ritardo rispetto agli altri Paesi europei dove da anni esiste la figura del docente di educazione fisica e sportiva. Infatti, negli ultimi venti anni numerosi studi da parte di medici, psicologi, pedagogisti e sociologi hanno analizzato e descritto l’ontogenesi del movimento, l’acquisizione degli schemi motori di base e delle abilità nell’uomo, evidenziando nella prima infanzia una relazione diretta fra sviluppo motorio e sviluppo cognitivo e socio-relazionale. Tuttavia, oggi tale compito viene delegato ad insegnanti che non hanno i titoli per farlo, trascurando, in tal senso, l’importanza che l’educazione alla motricità svolge nella formazione dei bambini.

L’educazione motoria svolge un ruolo insostituibile nel processo di crescita equilibrata del bambino e la scuola primaria deve necessariamente offrire a ogni piccolo allievo la possibilità di realizzare diversificate esperienze motorie al fine di creare le premesse per un sano e corretto stile di vita e per un graduale avvicinamento alla pratica sportiva. La proposta di una efficace attività motoria scolastica per la fascia di età tra i 6 e gli 11 anni richiede a chi la deve proporre una ampia e differenziata quantità di competenze che spaziano dalla fisiologia alla psicologia, dalla metodologia alla didattica, dall’auxologia alla valutazione psicomotoria e funzionale. Tali competenze vengono oggi sviluppate e integrate unicamente nella figura del laureato in scienze motorie, che, a differenza di altri operatori spesso improvvisati e poco preparati, può inserirsi nel processo di crescita in maniera positiva sapendo adottare e individualizzare il proprio intervento alla particolare situazione di ogni bambino in età evolutiva. L’educazione motoria, fisica e sportiva si è definita in questi ultimi anni come componente essenziale per un’equilibrata crescita umana, culturale e sociale dei giovani e degli adulti per tutto l’arco della loro vita. In questo modo si riafferma la necessità di un approccio multidisciplinare fondamentale per lo sviluppo dei bambini.

PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.
(Riconoscimento dell’educazione fisica e sportiva).

1. La Repubblica, al fine di promuovere la formazione e il pieno sviluppo quale strumento di valorizzazione della persona umana, riconosce l’educazione fisica e sportiva quale espressione di un diritto individuale, ne assicura lo svolgimento nell’ambito del programma curriculare obbligatorio nella scuola primaria.

Art. 2.
(Istituzione della figura professionale del docente di educazione fisica e sportiva nella scuola primaria).

1. Al fine di garantire il valore educativo dell’attività motoria è istituita, con modalità stabilite dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, la figura professionale del docente di educazione fisica e sportiva nella scuola primaria.

2. L’attività promossa dal docente di educazione fisica e sportiva è finalizzata a:

a) favorire l’integrazione dell’educazione fisica e sportiva nell’ambito del curricolo della scuola primaria, affiancando e sostenendo l’insegnate di classe e non sostituendosi totalmente ad esso;

b) proporre l’esperienza motoria e corporea come veicolo prioritario per la strutturazione delle capacità cognitive indispensabili ai processi di conoscenza e di interiorizzazione dei saperi;

c) promuovere la pratica motoria e sportiva affinché diventi una sana consuetudine di vita, volta a creare una consolidata

abitudine al movimento e al benessere fisico e mentale che ne deriva;
d) esaltare il valore educativo dello sport nei suoi aspetti di crescita comportamentale e sociale, per vivere e condividere esperienze significative di relazione e di integrazione;

e) operare per lo sviluppo di un corretto concetto di competizione, volto al superamento dei propri limiti e al miglioramento delle proprie potenzialità;

f) offrire l’opportunità di partecipare ad attività motorie e di gioco sport a tutti gli alunni che non praticano attività sportive al di fuori dell’ambito scolastico.

Art. 3.
(Esercizio professionale).

1. Per l’esercizio della professione di docente di educazione fisica e sportiva è necessario essere in possesso del diploma di laurea in scienze motorie di cui al decreto legislativo 8 maggio 1998, n. 178, ovvero del diploma degli ex istituti superiori di educazione fisica (ISEF), equiparato ai sensi della legge 18 giugno 2002, n. 136. Il personale che esercita la professione di docente di educazione fisica e sportiva è formato attraverso corsi organizzati dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, con l’eventuale collaborazione del CONI.

2. L’organico costituito dal personale che esercita la professione di docente di educazione fisica e sportiva è costituito nella misura di un docente ogni 11 classi con un monte ore pari a ventidue ore settimanali più due di programmazione da articolarsi in attività di:

a) insegnamento frontale;

b) organizzazione e gestione di manifestazioni e di gare sportive anche per reti di scuole;

c) partecipazione ai consigli di classe;

d) partecipazione alle riunioni degli altri organi collegiali dell’istituzione scolastica;

e) valutazione degli alunni.

3. Lo stato giuridico ed economico del docente di educazione fisica e sportiva è il medesimo dei docenti di scuola primaria.

4. Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, entro 2 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, provvede ad adottare le linee guida nazionali sull’organizzazione delle attività di educazione fisica e sportiva nella scuola primaria.

Art. 4.
(Copertura finanziaria).

1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge pari a 337 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014-2015-2016 si provvede con l’istituzione di un’imposta aggiuntiva sui nuovi giochi e scommesse istituiti in attuazione dell’articolo 16, comma 2, lettera b) della legge 13 maggio 1999, n. 133, pari al 5 per cento della somma scommessa.

2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Proposta di legge di iniziativa dei deputati Coccia, Fossati, Molea, Vezzali, Roberta Agostini, Albanella, Amoddio, Argentin, Arlotti, Binetti, Blazina, Bonafè, Bonomo, Borghi, Brandolin, Bueno, Buonanno, Campana, Capone, Capozzolo, Carnevali, Carocci, Carra, Caruso, Casellato, Censore, Chaouki, Cimbro, Cirielli, Coscia, Covello, Dallai, Damiano, D’Arienzo, De Menech, De Micheli, D’Incecco, Donati, D’Ottavio, Fitzgerald Nissoli, Gasparini, Ghizzoni, Gullo, Iacono, Incerti, Iori, Kyenge, La Marca, Lacquaniti, Lainati, Lattuca, Lenzi, Lodolini, Maestri, Malpezzi, Manzi, Marcon, Melilli, Moretti, Nesi, Palazzotto, Pastorelli, Peluffo, Piccoli Nardelli, Picierno, Giuditta Pini, Rampi, Realacci, Ribaudo, Rosato, Rubinato, Giovanna Sanna, Santerini, Scopelliti, Scuvera, Speranza, Tidei, Valeria Valente, Ventricelli, Verini, Villecco Calipari, Zan, Zardini

Presentata il 10 febbraio 2014

L'iter del provvedimento
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