I lavori della Camera in diretta

Def 2014, l’Aula approva due risoluzioni

Def 2014, l’Aula approva due risoluzioni

La Camera ha concluso nella giornata di ieri l’esame del Documento di economia e finanza 2014 approvando due risoluzioni, una sulla relazione sull’indebitamento netto e il debito pubblico riportata nel Programma di Stabilità che accompagna il Def e una sul documento vero e proprio.
La prima, presentata dai deputati Marchi, Tancredi, Librandi, De Mita e Tabacci e che ha ottenuto 373 voti favorevoli e 114 contrari, autorizza il governo allo scostamento dagli obiettivi programmatici e approva il relativo piano di rientro.
Questo è il testo:

La Camera,
premesso che:
    premesso che il Documento di economia e finanza 2014 (DEF) reca, al Capitolo III del Programma di Stabilità dell’Italia, la Relazione al Parlamento sull’indebitamento netto e il debito pubblico presentata ai sensi dell’articolo 6 della legge 24 dicembre 2012 n. 243;
    preso atto delle comunicazioni intercorse tra il Governo italiano e la Commissione europea;
    sentite le dichiarazioni rese dal Ministro dell’economia e delle finanze nel dibattito odierno;

autorizza il Governo

ai sensi dell’articolo 81, secondo comma, della Costituzione e dell’articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, a dare attuazione a quanto indicato nella Relazione citata in premessa.

La seconda risoluzione (i cui contenuti sono sostanzialmente identici a quella approvata nella stessa giornata di ieri dal Senato), a firma del deputati Speranza, De Girolamo, Andrea Romano, Dellai, Pisicchio e Di Lello, nel prendere atto dei contenuti del DEF e nel condividerne le strategie prospettate, impegna il Governo, oltre che al conseguimento dei saldi di finanza pubblica nei termini indicati nel Documento, a ribadire in sede europea la necessità di una politica economica volta al sostegno della domanda, anche utilizzando le clausole di flessibilità per gli investimenti pubblici consentite dalle regole dell’Unione Europea. Nella Risoluzione vengono poi indicati al Governo ulteriori impegni, tra cui:
– adempiere alla Raccomandazione della Commissione sulla necessità di trasferire il carico fiscale dal lavoro e dall’impresa ai consumi, beni immobili ed ambiente;
– procedere alla programmata revisione della spesa, operandola tuttavia in modo da evitare che gli interventi producano effetti recessivi; operare nel settore del sostegno al lavoro con particolare riguardo ai giovani ed ai soggetti che hanno perso l’occupazione a seguito della recessione economica;
– riformare i vincoli del Patto di stabilità interno per quanto riguarda soprattutto la spesa in conto capitale, anche per rilanciare gli investimenti pubblici;
– promuovere la riattivazione del credito alle imprese e proseguire nei confronti delle medesime nel pagamento dei debiti commerciali delle amministrazioni pubbliche.
Questo è il testo, approvato con 348 voti favorevoli e 143 contrari:

La Camera,
esaminato il Documento di economia e finanza 2014;
premesso che:
    gli indicatori congiunturali più recenti evidenziano, secondo il DBF, la prosecuzione della fase ciclica moderatamente espansiva emersa alla fine del 2013, prospettando un contenuto aumento del PIL nel primo trimestre 2014 ed una ripresa più sostenuta nei trimestri successivi;
    la stima di crescita del PIL per il 2014 è fissata allo 0,8 per cento; la dinamica del PIL dovrebbe accelerare nel 2015 (1,3 per cento) e negli anni successivi (1,7 per cento medio nel triennio 2016-2018), senza considerare gli effetti positivi attesi dalle riforme programmate dal Governo, stimati in 2,2 per cento nel 2018 in termini cumulati;
    sul fronte del mercato del lavoro, nel 2014 l’occupazione dovrebbe ulteriormente ridursi dello 0,2 per cento, tornando ad aumentare dal 2015. Il tasso di disoccupazione dovrebbe salire anche nel 2014 per poi ridursi progressivamente fino all’11 per cento nel 2018;
    per quanto riguarda la finanza pubblica, le previsioni del DEF sull’indebitamento netto tendenziale sono pari a 2,6 per cento nel 2014, 2 per cento nel 2015, 1,5 per cento nel 2016 e 0,9 per cento nel 2017, mentre nel 2018 dovrebbe ulteriormente scendere allo 0,3 per cento;
    l’indebitamento netto programmatico è fissato al 2,6 per cento nel 2014, all’1,8 per cento nel 2015, allo 0,9 per cento nel 2016 e allo 0,3 per cento nel 2017, con un accreditamento netto dello 0,3 per cento nel 2018;
    l’indebitamento netto strutturale è fissato invece allo 0,6 per cento nel 2014, allo 0,1 per cento nel 2015, con un pareggio di bilancio a partire dal 2016
    il rapporto debito/PIL, che nel 2013 ha toccato il 132,6 per cento (129,1 per cento al netto dei sostegni europei), nel 2014 è programmato in ulteriore crescita al 134,9 per cento, mentre negli anni successivi il profilo programmatico evidenzia una discesa del rapporto debito/PIL fino al 120,5 per cento nel 2018;
considerato che:
    è necessario un cambio di rotta della politica economica europea, che dovrebbe essere orientata con molta più determinazione allo sviluppo sostenibile e alla creazione di nuova occupazione, così da integrare le misure non convenzionali di politica monetaria che la BCE ha dichiarato di essere pronta ad attivare;
    per far ripartire la crescita in Italia è inoltre necessario un insieme di interventi ampio e coraggioso, che consolidi i risultati raggiunti sul fronte del risanamento dei conti pubblici e affronti con determinazione i nodi strutturali dell’economia italiana sia dal lato della domanda, rilanciando consumi e investimenti, che da quello dell’offerta, migliorando la produttività e quindi la competitività del sistema produttivo anche mediante un deciso sostegno all’Industrial Compact europeo;
    in questo quadro appaiono quindi apprezzabili le strategie di politica economica previste dal Programma nazionale di Riforma (PNR), incentrate sul taglio del cuneo fiscale e contributivo sui redditi medio-bassi e dell’Irap, sul rilancio degli investimenti pubblici, sul miglioramento della competitività d’impresa, sul pagamento dei debiti commerciali pregressi della pubblica amministrazione, sulla dinamizzazione del mercato del lavoro;
    appare condivisibile la strategia di reperimento delle risorse necessarie a far fronte ai citati interventi, basata sulla revisione della spesa (con un risparmio di 4,5 miliardi di euro nel 2014, 17 miliardi di euro nel 2015 e 32 miliardi di euro a decorrere dal 2016) e sulle privatizzazioni (con un introito annuo dello 0,7 per cento del PIL nel triennio 2014-2016);
    vista la risoluzione approvata a maggioranza assoluta dalla Camera nella seduta odierna,

impegna il Governo:

   ad osservare i saldi di finanza pubblica in termini di indebitamento netto rispetto al PIL, nonché il rapporto programmatico debito/PIL, nei termini indicati nel Documento di economia e finanza;
   a ribadire con forza in sede europea la necessità di una svolta nella politica economica finalizzata al sostegno alla domanda aggregata, confermando la scelta, già anticipata dal DEF, di poter utilizzare, fermo restando il rispetto degli impegni assunti, le clausole di flessibilità rese disponibili dal Patto di Stabilità e Crescita, in particolare quelle finalizzate al rilancio degli investimenti pubblici;
   ad adempiere alla Raccomandazione della Commissione europea di trasferire il carico fiscale da lavoro e impresa a consumi, beni immobili e ambiente, provvedendo:
    a) alla riduzione strutturale del cuneo fiscale e contributivo gravante sui lavoratori dipendenti e assimilati a più basso reddito, anche tenendo in considerazione i carichi familiari; valutando altresì la possibilità di estendere – compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica – misure di incremento del reddito disponibile anche ai pensionati e ai lavoratori autonomi a minor reddito, nonché agli incapienti;
    b) alla riduzione della tassazione sul lavoro dal lato delle imprese procedendo alla riduzione dell’IRAP, in modo da dare impulso alla crescita dell’occupazione;
    c) all’attuazione della delega fiscale con l’obiettivo di una maggiore equità del sistema tributario, della semplificazione degli adempimenti e del sostegno alla crescita;
   a procedere a una rigorosa revisione della spesa pubblica, finalizzata all’eliminazione di diseconomie e inefficienze e ad una migliore allocazione delle risorse, liberando spazi finanziari per le politiche di bilancio;
   a selezionare gli interventi di revisione della spesa in modo da evitare che i tagli producano effetti recessivi, salvaguardando i settori che la Commissione europea e il governo italiano considerano decisivi per le potenzialità di crescita, dall’istruzione, formazione e università alla ricerca e sviluppo, dagli investimenti pubblici ai servizi per l’impiego, assicurando un confronto parlamentare – per quanto riguarda il comparto sicurezza – sugli indirizzi strategici che devono presiedere allo svolgimento delle funzioni del comparto, nonché procedendo – per quanto riguarda il servizio sanitario nazionale – a interventi mirati di razionalizzazione dell’acquisto di beni e servizi utilizzando i costi standard e nel rispetto dei LEA;
   a provvedere, per quanto riguarda la riforma del sistema previdenziale, alla soluzione del problema dei cosiddetti «esodati» e, per il settore della scuola, dei lavoratori cosiddetti «quota 96» e in prospettiva a valutare la reintroduzione di meccanismi di flessibilità di uscita rispetto ai nuovi limiti anagrafici, attraverso un sistema di incentivi e disincentivi;
   a promuovere una riforma del mercato del lavoro tesa a incrementare l’occupazione e a favorire l’inserimento dei giovani e la ricollocazione di coloro che con la crisi hanno perso il posto di lavoro, mediante interventi sul contratto a termine e sull’apprendistato, sull’attuazione del piano italiano nell’ambito della Youth Guarantee, nonché sul riordino delle forme contrattuali, degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive con l’obiettivo di superare il dualismo e le rigidità del mercato del lavoro, estendere progressivamente ai lavoratori non protetti o in particolare situazione di disagio gli strumenti di sostegno al reddito dei disoccupati e contribuire strutturalmente all’aumento dell’occupazione e della produttività del lavoro;
   a riformare a partire dal 2015 il meccanismo dei vincoli del Patto di stabilità interno, flessibilizzando le regole per la spesa in conto capitale e creando gli spazi necessari per consentire i pagamenti della quota nazionale e cofinanziata;
   a rilanciare gli investimenti pubblici con particolare riferimento al piano di messa in sicurezza degli edifici scolastici e agli interventi contro il dissesto idrogeologico, mediante l’uso efficace dei fondi strutturali europei, il finanziamento di nuove opere nel settore idrico, la prosecuzione degli interventi già decisi in connessione con l’Expo 2015 e la realizzazione di piccoli e medi progetti sul territorio, con una particolare attenzione alle regioni meridionali;
   a destinare le eventuali maggiori entrate, rispetto al quadro programmatico, da alienazione delle aziende e degli immobili pubblici al finanziamento di un piano straordinario per l’occupazione giovanile, da realizzare, nell’ambito della «Youth Guarantee», e di investimenti per il riassetto idrogeologico e l’edilizia scolastica;
   a procedere al pagamento dei debiti commerciali residui della pubblica amministrazione e a definire un meccanismo permanente che consenta l’allineamento delle procedure di pagamento agli standard delle direttive europee;
   a promuovere la riattivazione del credito alle imprese attraverso la tempestiva attuazione ed il potenziamento delle misure già assunte in materia di riforma del Fondo centrale di garanzia e del sistema dei consorzi fidi, di incentivazione fiscale delle scelte di patrimonializzazione delle imprese, di sviluppo dei canali di finanziamento non bancari;
   a potenziare gli sforzi per il raggiungimento degli obiettivi della strategia «Europa 2020»;
   a considerare l’opportunità di migliorare l’obiettivo nazionale di riduzione della dispersione scolastica e potenziare gli interventi per l’orientamento e il diritto allo studio universitario, al fine di incrementare la quota dei giovani che conseguono un titolo di istruzione terziaria e migliorare il livello del capitale umano;
   a intensificare l’azione di contrasto dell’evasione fiscale, favorendo l’adempimento spontaneo degli obblighi fiscali, potenziando i sistemi di pagamento tracciabili e la fatturazione elettronica e rafforzando la cooperazione internazionale finalizzata al superamento a livello mondiale dei paradisi fiscali e del segreto bancario.

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