I lavori della Camera in diretta

Def 2014, le previsioni per sanità e politiche sociali

Da giovedì il Documento di economia e finanza 2014 predisposto dal governo sarà all’esame dell’Aula. Oggi la Commissione affari sociali ha iniziato la discussione in sede consultiva che si concluderà con il parere da rendere alla Commissione bilancio nella giornata di domani. La relatrice Anna Margherita Miotto (Pd) ha illustrato il contenuto del Def, in particolare delle parti che interessano le competenze della Commissione.

Le stime di crescita

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La copertina del Def 2014

Il Def è formato da tre sezioni e da una serie di allegati: la prima sezione presenta lo schema del Programma di Stabilità, la seconda indica le regole generali sull’evoluzione della spesa delle amministrazioni pubbliche, mentre la terza riporta lo schema del Programma Nazionale di riforma (PNR) che, in coerenza con il Programma di Stabilità, definisce gli interventi da adottare per il raggiungimento degli obiettivi nazionali di crescita, produttività, occupazione e sostenibilità delineati dalla nuova Strategia «Europa 2020».

Rispetto all’anno 2013, il Def evidenzia come la recessione, manifestatasi nuovamente nella seconda metà del 2011 – dopo i moderati segnali di ripresa di inizio anno – si sia interrotta, in Italia, nell’ultimo trimestre del 2013, in cui il PIL ha manifestato una inversione di tendenza, dopo nove trimestri consecutivi di contrazione. Nel complesso, durante lo scorso anno il PIL ha registrato una contrazione dell’1,9 per cento, a fronte della contrazione del 2,4 per cento registrata nel 2012.

Le stime di crescita del prodotto interno lordo per il 2014 sono fissate allo 0,8 per cento, al ribasso rispetto alla crescita dell’1,1 per cento prevista ad ottobre 2013 nel Documento programmatico di bilancio (DPB). Per gli anni successivi, il Def prevede una crescita del PIL pari all’1,3 per cento nel 2015, e pari in media all’1,7 per cento nel triennio successivo.

Le sezioni del documento che interessano più da vicino la sanità sono la II (Analisi e tendenze della finanza pubblica) e la III (Programma nazionale di riforma).

La spesa sanitaria

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Spesa sanitaria e previsioni 2014-2018

La sezione di analisi delle tendenze della finanza pubblica, partendo dai dati relativi alle previsioni di spesa, indica per il 2014 una spesa sanitaria in termini di pubblica amministrazione pari a 114.474 milioni, con un incremento del 2 per cento rispetto al 2013. Nel dettaglio si prevede per il personale, un livello di spesa pari a 36.054 milioni, per i consumi intermedi un livello di spesa pari a 30.378 milioni, per le prestazioni acquisite da produttori market un livello di spesa pari a 40.140 milioni.

Per le singole componenti costituenti l’aggregato, per l’assistenza farmaceutica è prevista una spesa di 8.766 milioni, per la medicina di base una spesa di 6.676 milioni, per le altre prestazioni (ospedaliere, specialistiche, riabilitative, integrative ed altra assistenza) è prevista una spesa di 24.572 milioni. Infine, per le altre componenti di spesa è previsto un livello di spesa pari a 5.029 milioni.

Nel periodo 2015-2018 è previsto che la spesa sanitaria cresca – prendendo a riferimento l’anno 2014 – ad un tasso medio annuo dell’2,1 per cento con un rapporto spesa sanitaria-PIL pari al 6,8 per cento.

Nella parte relativa ai risultati viene evidenziato che, con riferimento all’anno 2013, la spesa sanitaria in termini di pubblica amminstrazione è risultata pari a 109.254 milioni, con una riduzione dello 0,3 per cento rispetto all’anno 2012. Questo risultato conferma il sensibile rallentamento della dinamica della spesa sanitaria negli ultimi anni, che per il terzo anno consecutivo registra un tasso di crescita negativo rispetto all’anno precedente.

La terza sezione (Programma Nazionale di Riforma) interessa in più punti le competenze della Commissione.

Sostenibilità del Servizio sanitario nazionale

Nella prima parte del Programma viene sottolineato come la principale criticità del Servizio sanitario Nazionale sia rappresentata dalla sua sostenibilità nel medio-lungo periodo in relazione sia alle esigenze di razionalizzazione della spesa pubblica che alle tendenze demografiche in atto. Viene inoltre rilevato come tale sostenibilità si basi sul ripensamento dell’attuale modello di assistenza, con l’obbiettivo di garantire prestazioni rivolte a chi ne ha effettivamente bisogno. Una formulazione di questo tipo suscita perplessità poiché non appare coerente con i princìpi universalistici del nostro servizio sanitario nazionale. Per questo, ripensare il Servizio sanitario nazionale in un’ottica di sostenibilità ed efficacia significa rafforzare le politiche legate alla prevenzione e predisporre il nuovo Piano Nazionale di prevenzione, con un’attenzione particolare alla prevenzione di tutti i comportamenti a rischio, alle tossicodipendenze, al piano nazionale per le vaccinazioni e agli interventi per la sicurezza sul lavoro. Occorre anche dare impulso a tutti i processi di informatizzazione (tra i quali il Fascicolo sanitario elettronico), perfezionare il Patto per la salute 2014-2016, riorganizzare l’assistenza ospedaliera con trasferimento di attività alla rete territoriale e potenziare il ruolo delle farmacie.

Va quindi rafforzato, insieme alle regioni, il monitoraggio dell’appropriatezza delle prestazioni sanitarie e dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e va promosssa in ogni ambito la trasparenza funzionale alla comunicazione con il cittadino e al controllo di legalità. Allo stesso tempo è necessario ridisegnare il perimetro dei LEA e adottare l’approccio del cosiddetto Health Technology Assessment (HTA), al fine di identificare le opzioni assistenziali maggiormente efficaci dal punto di vista dei costi e per i pazienti, definire una regia nazionale per mantenere l’unitarietà del Servizio sanitario e per garantire l’equità di accesso sul piano territoriale e portare a compimento e migliorare le scelte attuate nella scorsa legislatura in tema di responsabilità professionale e di precariato nelle professioni sanitarie.

Revisione della spesa e “Patto per la Salute”

Nell’ambito della revisione della spesa pubblica, fra gli interventi ipotizzati nella prima parte del Programma Nazionale di Riforma nel settore della sanità, viene posta particolare attenzione agli elementi di spreco, da individuare nell’ambito del cosiddetto “Patto per la Salute” con gli enti territoriali, tramite l’assunzione di misure contro le spese che eccedono significativamente i costi standard.

Le iniziative adottate dal Governo nei principali ambiti delle politiche sanitarie sono illustrate nella seconda parte del Programma. Sono ricordati:

– il decreto legislativo n. 38 del 2014, che ha recepito la direttiva n. 2011/24/CE sulle cure transfrontaliere;

– la legge di stabilità 2014 (legge n. 147 del 2013) che ha inoltre stanziato 50 milioni per il 2014 e per il 2015 per gli indennizzi a favore di determinati soggetti danneggiati in ambito sanitario. Essa è inoltre intervenuta stanziando 2 milioni per il 2014 e 1 milione per il 2015 per l’istituzione dell’Anagrafe nazionale degli assistiti (ANA) per la gestione dei dati contenuti nelle anagrafi tenute dalla ASL;

– le misure adottate nell’ambito del Sistema «tessera sanitaria» per l’estensione a tutto il territorio nazionale delle attività di dematerializzazione delle ricette mediche cartacee e viene ricordato che è in corso di definizione la procedura che disciplina i contenuti del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE);

- il decreto-legge n. 52 del 2014, all’esame del Senato, che ha prorogato dal 1 aprile 2014 al 31 marzo 2015 il termine per completare il processo di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari;

– il disegno di legge del Governo, anch’esso all’esame del Senato, che contiene norme in tema di sperimentazione clinica dei medicinali, riordino delle professioni sanitarie e formazione medico-specialistica, nonché di sicurezza alimentare;

– diverse misure relative al settore dei farmaci.

Nel paragrafo dedicato all’«Efficienza e qualità della spesa pubblica» vengono ricordate le misure adottate dal governo per consentire alle regioni sottoposte a Piano di rientro del disavanzo sanitario di evitare le massimizzazioni delle aliquote dell’IRAP e dell’addizionale regionale all’IRPEF.

Politiche sociali

Nell’ambito delle politiche sociali, il Programma Nazionale delle Riforme individua nella sperimentazione del SIA (Strumento inclusione attiva) l’azione messa in campo per la «Lotta alla povertà». La sperimentazione è una misura aggiuntiva rispetto alla Carta acquisti ordinaria ed è finalizzata ad avviare una azione generalizzata di contrasto alla povertà assoluta «che coniughi misure passive e attive al fine di colmare progressivamente la distanza rispetto a una misura universale, indipendente cioè da elementi territoriali e categoriali e rivolta a tutte le persone in condizione di povertà». L’obiettivo è favorire il reingresso nel mercato del lavoro delle persone che ne restano escluse, mediante la combinazione di tre pilastri: un adeguato sostegno al reddito; lo sviluppo di mercati del lavoro inclusivi; l’accesso a servizi sociali di qualità.

La Carta acquisti sperimentale o Carta acquisti per l’inclusione si inserisce all’interno della rete integrata di interventi e servizi sociali poiché l’erogazione del sussidio si associa alla predisposizione di misure attive di reinserimento lavorativo e di inclusione sociale, coinvolgendo il Comune di residenza del richiedente, i servizi per l’impiego, i servizi sanitari e le scuole, nonché soggetti privati, con particolare riferimento agli enti non profit.

Per le risorse necessarie alla sperimentazione si provvede con uno stanziamento di 50 milioni che coprirà un anno. La sperimentazione è stata avviata nelle 12 più grandi città (50 milioni) e, di recente, estesa a tutti i Comuni del Mezzogiorno (167 milioni, cui si sommeranno ulteriori 300 milioni già stanziati per il 2014 e il 2015). A questi si aggiungono altri 40 milioni destinati a estendere la sperimentazione del SIA anche al Centro-Nord.

La seconda riprogrammazione di fondi comunitari 2007-2013 dovrebbe dedicare ulteriori 300 milioni al rafforzamento della sperimentazione dello Strumento per l’inclusione attiva.

Nel Documento viene sottolineato che, nel prossimo ciclo di programmazione 2014-20, il governo adotterà un Programma operativo nazionale sull’inclusione attiva che permetterà di sostenere, soprattutto nelle regioni meno sviluppate, i percorsi di accompagnamento al reinserimento lavorativo e all’inclusione sociale. Sono anche allo studio forme di supporto materiale per i beneficiari del SIA a valere sul Fondo europeo di aiuti agli indigenti.

Per quanto riguarda la tempistica, il Programma Nazionale di Riforma prevede che nel corso del 2014 la misura verrà progressivamente estesa a tutto il territorio nazionale. In vista dell’estensione della sperimentazione al resto del Paese, i criteri di erogazione e di individuazione potranno essere rivisti e gli aspetti procedurali migliorati alla luce delle prime evidenze della fase in corso.

Il DEF ricorda poi, tra le misure adottate, l’adozione del Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, che prevede sette linee di intervento che coprono trasversalmente gli aspetti più importanti per la realizzazione della piena inclusione nella vita sociale delle persone con disabilità e, per ogni intervento, individua l’obbiettivo e il tipo di azione necessaria per conseguirlo.

Un’altra misura adottata è costituita dallo stanziamento, nell’ambito dell’attuazione del Piano di azione e coesione, di 730 milioni per il 2014-2015, di cui 440 milioni per servizi socio-educativi per la prima infanzia e 330 milioni per l’assistenza alle persone anziane non autosufficienti, riservati alle Regioni ex obiettivo Convergenza.

Tra le iniziative adottate si ricorda infine la riforma dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) che diverrà completamente operativa quando sarà completato l’iter di attuazione che prevede, fra l’altro, la messa a punto del nuovo modello di Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) e gli atti applicativi dei Comuni e degli enti erogatori di prestazioni sociali agevolate. Con la riforma, gli enti erogatori sono tenuti a utilizzare l’ISEE come indicatore della situazione economica, anche se possono prevedere, accanto all’ISEE, criteri ulteriori di selezione volti ad identificare specifiche platee di beneficiari. Ai fini dell’applicazione del nuovo ISEE, gli enti erogatori devono adeguare i regolamenti con l’individuazione delle nuove soglie. Non è prevista alcuna estensione dell’applicazione dell’ISEE a prestazioni nazionali che non lo utilizzavano precedentemente.

Margherita Miotto ha concluso la sua relazione annunciando che nel parere che si appresta a sottoporre alla Commissione figureranno due osservazioni. La prima si riferisce agli investimenti strutturali futuri sui quali il DEF prefigura il ricorso alla strategia cosiddetta «delle tre P» (partenariato pubblico-privato): pur non avendo alcun pregiudizio ideologico rispetto a tale forma di reperimento delle risorse finanziarie, Miotto ritiene che essa presenti profili di inadeguatezza se applicata al settore della sanità. L’altra osservazione riguarda l’assunto secondo il quale va ripensato l’attuale modello di assistenza, che giudica non coerente con i principi universalistici del nostro sistema sanitario nazionale.

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