I lavori della Camera in diretta

Slitta di un anno la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari

Il Consiglio dei ministri del 31 marzo 2014 ha approvato un decreto legge che fa slittare di un anno la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG), fissata, dalla legge 9/2012, al 1° aprile 2014. Entro quella data le regioni avrebbero dovuto realizzare le strutture alternative in cui ospitare gli attuali internati. Il decreto legge sposta la data di un anno, al 1° aprile 2015.

Resta l’obbligo, per i Dipartimenti di salute mentale, di prendere in carico le persone dimesse dagli OPG che hanno cessato di essere socialmente pericolose, e il dovere, per il giudice, di verificare se in luogo del ricovero in un OPG possa essere applicata una diversa misura di sicurezza in grado di assicurare cure adeguate e far fronte alla pericolosità sociale.

Entro sei mesi, le regioni dovranno comunicare lo stato di avanzamento dei lavori per la realizzazione/riconversione delle strutture destinate al superamento degli OPG a:

  1. Ministero della salute;
  2. Ministero della giustizia;
  3. Comitato paritetico interistituzionale per l’attuazione delle linee di indirizzo per gli interventi specifici negli OPG, istituito presso la Conferenza Stato-regioni.

La proroga era attesa dalle regioni, che in più occasioni avevano chiesto al Governo di rinviare al 2017 i termini per la consegna delle nuove strutture.

Il decreto legge stabilisce ora che nelle regioni in cui non verrà rispettato il termine, il Governo provvederà a nominare un commissario ad acta che sarà il responsabile della conclusione dei lavori di realizzazione e riconversione delle strutture.

Il presidente della repubblica Giorgio Napolitano, dopo aver firmato il decreto, ha rilasciato una dichiarazione nella quale afferma di averlo fatto «con estremo rammarico per non essere state in grado le Regioni di dare attuazione concreta a quella norma ispirata a elementari criteri di civiltà e di rispetto della dignità di persone deboli». Il presidente ha aggiunto di avere «accolto con sollievo interventi previsti nel decreto-legge per evitare ulteriori slittamenti e inadempienze, nonché per mantenere il ricovero in ospedale giudiziario soltanto quando non sia possibile assicurare altrimenti cure adeguate alla persona internata e ‘fare fronte alla sua pericolosità sociale’».

(fonte: Servizio studi della Camera dei deputati)

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