I lavori della Camera in diretta

Informazione e prevenzione sul tema delle vaccinazioni

Informazione e prevenzione sul tema delle vaccinazioni

Al Ministro della salute. — Per sapere

– premesso che:

– in un editoriale che sarà pubblicato sul prossimo numero della rivista Annali dell’Istituto superiore di sanità, il responsabile dell’ISS Giovanni Rezza mette in guardia sul rischio per il nostro Paese legato al diffuso sentimento anti vaccini che coinvolge ampie fasce di popolazione;
– ci sono infatti aree in cui questo strumento è sempre meno usato;
– circa il 5 per cento delle famiglie al 2012 non ricorreva ai vaccini e il dato sembrerebbe in aumento;
– non pochi sono i casi in cui i medici di base si trovano a dover fronteggiare lo scetticismo di famiglie che traggono informazioni dalla rete, spesso si tratta di materiale le cui fonti non sono note ma che rimangono in circolo;
– i bambini che ogni anno sarebbero chiamati a vaccinazione sono circa 500 mila;
– i medici riscontrano sempre più spesso ritardi nei richiami e una crescente preoccupazione da parte delle famiglie sui rischi da parte delle campagne di vaccino;
– eppure ci sono malattie che non sono affatto debellate, si pensi solo al tetano o alla poliomelite o anche alle infezioni da meningococco e pneumococco;
– la questione sembra legata al cosiddetto principio di obbligatorietà che andrebbe abbandonato per evitare di dare alibi a chi contesta che gli interventi sanitari non possono essere imposti;
– un recente studio della rivista Pediatrics afferma che le campagne per promuovere la vaccinazione sono spesso controproducenti perché allontanano le famiglie dai vaccini;
– occorre informare senza pregiudizi e dimostrare apertura a partire dalla necessità di acquisire un consenso informato;
– diversificare la comunicazione sui vaccini diventa quindi prioritaria per evitare un irrigidimento ideologico che porta solo conseguenze negative in termini di sicurezza per la salute dei cittadini, a partire da quelli dei bambini;
– va ricordato, ad esempio, che di morbillo ancora si muore nel mondo e che le epidemie sono diffusissime, basti pensare che nel solo mese di gennaio 2014 si sono registrati 1100 casi di morbillo nelle Filippine e 80 mila casi di poliomelite in Siria –:

se e quali iniziative, anche in considerazione di quanto espresso in premessa, il Ministro intenda assumere sul tema dei vaccini al fine di coniugare informazione e prevenzione nell’interesse della salvaguardia della salute delle persone ed evitare che approcci ideologici possano far riapparire in Italia malattie che si pensavano debellate, in quanto l’allarme dell’Istituto superiore di sanità non va assolutamente sottovalutato.

Burtone (primo firmatario), Piccione, Lenzi, Capone, Cova, Grassi, Carnevali, Amato, Albanella, Sbrollini, Miotto, Casati

Interrogazione a risposta in Commissione affari sociali presentata il 20 marzo 2014

 

La risposta del sottosegretario Vito De Filippo

(seduta di commissione del 14 maggio 2014)

In merito alla problematica delineata nell’interrogazione parlamentare in esame, è opportuno premettere che l’articolo pubblicato sugli annali dell’Istituto Superiore di Sanità non fa diretto riferimento alla situazione italiana, ma si colloca, piuttosto, in un contesto internazionale ed in particolare europeo.
In tale contesto, il crescente peso di un «sentimento» anti-vaccinale, nonché la presenza di movimenti più o meno organizzati, hanno talvolta determinato carenze nei tassi di copertura vaccinale.
Il Ministero della salute considera la vaccinazione uno strumento prioritario nella lotta alle malattie infettive, provvedendo ad un aggiornamento costante del Programma Nazionale Vaccinazioni e monitorando l’andamento delle coperture vaccinali e le loro eventuali variazioni temporali e geografiche.
Si ritiene necessaria, inoltre, una precisazione rispetto a quanto riportato circa la situazione in Siria, dove si sarebbero verificati 80.000 casi di poliomielite.
In realtà, a causa del conflitto in corso da ormai 3 anni, al conseguente collasso del sistema sanitario locale ed al crollo delle coperture vaccinali, passate dal 91 al 68 per cento, la poliomielite, che era assente dal 1995 grazie all’introduzione della vaccinazione, è ricomparsa e, a febbraio 2014, sono stati confermati 25 casi. Secondo «Save the children», questo dato suggerirebbe che migliaia di bambini siriani, fino a 80 mila bambini, sono a rischio di infezione.
Tanto premesso, si rappresenta quanto segue.
L’introduzione dei vaccini ha determinato la riduzione della suscettibilità alle infezioni e la riduzione dei costi sanitari e sociali legati alle malattie infettive ed agli eventuali esiti invalidanti, con possibilità di impiegare diversamente le risorse economiche, strutturali e di personale disponibili.
Per quanto la vaccinazione non sia l’unico strumento disponibile per la prevenzione delle malattie infettive, resta il più efficace ed innocuo; infatti, se confrontata con l’immunoprofilassi passiva (somministrazioni post-esposizione di immunoglobuline), essa comporta meno rischi, dalle reazioni allergiche allo shock anafilattico. Rispetto alla profilassi ambientale e comportamentale essa è più specifica, più efficace e con un minor margine di errore.
L’Ufficio regionale europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in occasione della celebrazione della Settimana europea dell’immunizzazione 2012, ha sottolineato che i costi sostenuti per le vaccinazioni sono spesso ampiamente superati dai risparmi ottenuti grazie ad esse.
Il successo dei programmi nazionali di vaccinazione si fonda sul raggiungimento ed il mantenimento delle coperture di cicli vaccinali completi, a livelli tali da prevenire e controllare efficacemente la diffusione delle malattie infettive prevenibili con vaccino.
Grazie alle vaccinazioni ed alla realizzazione di programmi nazionali di immunizzazione, alcune malattie (come la polio o la difterite) sono state eliminate o sono diventate rare nel nostro Paese: il tetano colpisce solo gli anziani non vaccinati; ilnumero di casi di epatite virale B è in continuo declino, soprattutto nelle classi di età più giovani.

È importante continuare a vaccinarsi contro queste malattie per evitare che si ripresentino, visto che non sono state eradicate.
Le incidenze di altre malattie, come il morbillo, la rosolia, la pertosse, la parotite, la meningite da (Hib), sono diminuite notevolmente, ma queste malattie circolano ancora anche nel nostro Paese e possono avere delle gravi complicanze.
In Italia, attraverso le strategie vaccinali di massa, sono stati ottenuti ottimi risultati: il Calendario Nazionale delle Vaccinazioni (approvato con Intesa Stato-Regioni del 22 marzo 2012), oggi prevede, accanto alle vaccinazioni obbligatorie, altre vaccinazioni fortemente raccomandate, perché ritenute altrettanto efficaci in termini di controllo delle malattie che prevengono e, quindi, della tutela della salute collettiva.
Le vaccinazioni che nel corso del tempo sono state rese obbligatorie per legge sono: vaccinazione antidifterica, antipoliomielitica, antitetanica ed antiepatite virale B.
Le altre vaccinazioni, ovvero contro pertosse, morbillo, parotite, rosolia, infezioni da (Hib), infezioni da alcuni ceppi di pneumococco e da meningococco C, anti-HPV (per le ragazze nel corso del dodicesimo anno di vita), sono fortemente raccomandate, ma non sono state imposte per legge.

DATI DI COPERTURA VACCINALE

In Italia, la situazione delle coperture vaccinali per le vaccinazioni obbligatorie è sempre stata più che soddisfacente (90-95 per cento), arrivando anche a punte del 99 per cento, seppure con inevitabili differenze tra le Regioni. Anche la copertura vaccinale per Hib è andata progressivamente migliorando e dal 2006 è stabilmente al di sopra del 95 per cento.
La copertura vaccinale per una dose di vaccino anti-rosolia è pari al 74,9 per cento.
La copertura per vaccino antiparotite è pari al 75 per cento.
Relativamente alla vaccinazione contro l’HPV, la copertura vaccinale per ciclo completo riferita alla coorte di nascita 1997, la prima invitata attivamente alla vaccinazione in tutte le Regioni, a 5 anni dall’introduzione, si è stabilizzata intorno al 69 per cento, senza mostrare l’incremento atteso nelle nuovi coorti, ancora inferiore all’obiettivo del 70 per cento fissato nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2012-2014 per le dodicenni a partire dalla coorte del 2001.
Le coperture per i vaccini contro il meningococco e lo pneumococco, disponibili per 14 Regioni, che hanno avviato da anni, e in tempi diversi, specifici programmi regionali di vaccinazione universale dei nuovi nati, mostrano un incremento notevole in 5 anni (dal 2007 al 2011 si passa dal 47,1 per cento al 71.7 per cento per il meningococco C e dal 47,4 per cento al 79,6 per cento per lo pneumococco).

OBBLIGO VACCINALE E SUO SUPERAMENTO

In Italia, l’obbligatorietà delle vaccinazioni è stata intesa, primariamente, quale garanzia di uniformità di offerta e di trattamento della popolazione.
L’obbligo vaccinale si è rivelato anche un ottimo strumento per l’attuazione di alcune campagne vaccinali di massa che hanno consentito di raggiungere traguardi di indiscutibile valore, quale l’eradicazione globale del vaiolo e, recentemente, l’eliminazione della poliomielite dalle Regioni delle Americhe, del Pacifico Occidentale ed Europea.

AZIONI

In merito alle iniziative che questo Ministero ha già avviato o intende assumere al fine di coniugare informazione e prevenzione, si segnala che:
il Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale 2012-2014, approvato con Intesa Stato-Regioni nel febbraio 2012, ha tra gli obiettivi elencati; progettare e realizzare azioni per potenziare l’informazione e la comunicazione, al fine di promuovere l’aggiornamento dei professionisti sanitari e per diffondere la cultura della prevenzione vaccinale come scelta consapevole e responsabile dei cittadini;

anche la bozza di Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018, attualmente in fase di confronto con le Regioni, all’interno del «Macro Obiettivo 9-Ridurre la frequenza di infezioni/malattie infettive prioritarie», prevede, tra le strategie da implementare a livello regionale:
comunicazione per la popolazione generale e specifici sottogruppi;
formazione per gli operatori sanitari sulle priorità di prevenzione identificate;
nonché, tra gli obiettivi, quello di «Pianificare strategie di comunicazione del rischio finalizzate alla corretta gestione e informazione sui vaccini e sulle malattie infettive prevenibili mediante vaccinazione»;
nell’ambito delle attività routinarie svolte dal Ministero della salute per la rilevazione delle coperture vaccinali, a livello nazionale e regionale, è stato recentemente aggiornato il modello di rilevazione inviato alle Regioni e alle Province Autonome per la compilazione, che comprende anche una accurata sezione dedicata proprio alla indagine delle motivazioni che sottendono alla mancata vaccinazione nei nuovi nati (ovvero a 24 mesi di vita); inoltre, allo scopo di valutare se alcuni dei soggetti non vaccinati vengano recuperati successivamente e, quindi, di calcolare la proporzione di ritardi nell’avvio e/o nella conclusione del ciclo vaccinale di base, rispetto a quanto raccomandato nel Calendario nazionale per i nuovi nati, è stata inserita una sezione per l’aggiornamento dei dati di copertura vaccinale relativi alla coorte di nascita le cui coperture siano state oggetto di rilevazione l’anno prima, quindi a 36 mesi;
presso il Ministero è stata costituita, nel marzo 2014, la «Commissione Nazionale di Verifica dell’eliminazione del morbillo e della rosolia», organismo nazionale responsabile della verifica e documentazione delle evidenze relative all’eliminazione del morbillo e della rosolia in Italia.

Nello specifico, essa avrà il mandato di:
definire e revisionare un piano di azione per documentare e verificare l’eliminazione di morbillo e rosolia in Italia, coerente con le indicazioni della Commissione Regionale Europea di Verifica dell’eliminazione del morbillo e della rosolia;
raccogliere ed analizzare i dati e le informazioni utili ad attestare i progressi verso l’eliminazione, anche proponendo soluzioni alternative ove i dati non siano disponibili;
monitorare il processo di verifica;
preparare una relazione annuale per il Ministro della salute, che la invierà ufficialmente alla Commissione Regionale Europea di Verifica, tramite il Segretariato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità;
sostenere il programma di eliminazione;
Inoltre, presso il Ministero della salute è stato costituito, nello stesso mese di marzo 2014, come richiesto dall’OMS, il Gruppo di Lavoro Polio, con i seguenti compiti:
individuare le migliori azioni di intervento per garantire e mantenere lo status «polio free» in Italia, fornendo la documentazione relativa;
collaborare con l’Ufficio Regionale Europeo dell’OMS;
aggiornare il Piano Nazionale d’Azione per sostenere lo stato di «polio-free»;
fornire aggiornamenti relativi al censimento delle strutture laboratoristiche, ed alle misure da mettere in atto per realizzare in futuro i livelli di contenimento biologici, richiesti nelle fasi pre e post-eradicazione della poliomielite;

fornire notizie relative alle attività vaccinali.

Da ultimo, si segnala che il Ministero della salute intende avviare nel 2014 una campagna informativa sulla vaccinazione, in collaborazione con AGENAS (Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali). finalizzata ad informare la popolazione sulla vaccinazione, quale intervento efficace e sicuro per la prevenzione primaria delle malattie infettive; finalizzata, altresì, a potenziare l’informazione agli operatori sanitari sull’efficacia e sicurezza delle vaccinazioni, nonché a realizzare una mappatura delle strutture socio-sanitaria di riferimento.

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