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Aggiornamento del nomenclatore tariffario, la risoluzione approvata in commissione

Aggiornamento del nomenclatore tariffario, la risoluzione approvata in commissione

Procedere rapidamente al rinnovo della Commissione unica sui dispositivi medici e adottare al più presto il decreto di aggiornamento del nomenclatore tariffario: è quello che chiede la risoluzione approvata dalla Commissione affari sociali nella seduta del 20 marzo, nella quale sono confluiti i testi di due diverse proposte presentate dalle deputate Anna Margherita Miotto (Pd) e Giulia Grillo (M5s). Il documento chiede anche che i rimborsi siano calcolati armonizzandoli con i prezzi medi dell’Unione europea.

Questo è il testo completo:

La XII Commissione (Affari sociali),

premesso che:

    il «nomenclatore tariffario» è la lista del Ministero della salute che regolamenta i prezzi e le tipologie di protesi e ausili per persone disabili;

    il comparto dei dispositivi medici rappresenta un segmento importante nella garanzia del diritto alla salute dei cittadini in quanto rientra nei LEA – livelli essenziali di assistenza;

    le norme che classificano i dispositivi medici, indicando la tariffa, i possibili beneficiari e relative modalità di erogazione, sono contenute nel decreto ministeriale 27 agosto 1999 n. 332, «Regolamento recante norme per le prestazioni di assistenza protesica erogabili nell’ambito del Servizio sanitario nazionale: modalità di erogazione e tariffe», che risale ad oltre 14 anni fa;

    il prontuario non è mai stato aggiornato, nonostante l’articolo 11 preveda un ambito di validità triennale, con la conseguenza che risulta oggi largamente obsoleto, spesso inutilizzabile da parte dei pazienti costretti spesso a ricorrere a proprie spese per l’acquisto di dispositivi aggiornati, per non parlare di tariffe largamente superate, con ricadute negative sui bilanci delle aziende sanitarie;

    l’aggiornamento diventa sempre più necessario se si considera che i progressi della tecnologia migliorano la qualità di protesi e ausili e che i prezzi in alcuni casi diminuiscono e in altri aumentano; tale aggiornamento è pertanto indispensabile per il mercato, per i fornitori che vendono, per il servizio pubblico che acquista, per gli imprenditori che producono;

    non sono mancate negli anni proposte di aggiornamento al decreto del 1999, avanzate dai vari Ministri della salute che si sono avvicendati, ma puntualmente è sopraggiunto il parere negativo della Ragioneria generale dello Stato che ha evidenziato la carenza di copertura finanziaria per poter «bollinare» il provvedimento, perpetuando una situazione non più accettabile;

    le persone con disabilità in Italia, nel 2004, erano due milioni e 600 mila: il 4,8 per cento della popolazione, ma secondo il sito della regione Liguria oggi sono 2 milioni 824 mila persone: 960 mila uomini, 1 milione 864 mila donne;

    si tratta di una stima al ribasso: riguarda soltanto chi soffre, per almeno una funzione essenziale della vita quotidiana, la totale mancanza di autonomia; se dalla «totale mancanza di autonomia», si passa a «un’apprezzabile difficoltà», la comunità delle persone disabili sale a 6 milioni 980 mila unità: il 13 per cento della popolazione;

    è necessario ed urgente interrompere una attesa non più sostenibile che Pag. 161colpisce i cittadini, altera le condizioni del mercato, costituisce aggravio non giustificato ai bilanci delle aziende sanitarie, aprendo la strada, inoltre, alle pronunce dei TAR chiamati a sostituirsi alle doverose scelte del Governo, bypassando così anche i vincoli della Ragioneria generale dello Stato;

    la CUD (commissione unica sui dispositivi medici) istituita con legge n. 289 del 2002 risulta scaduta il 21 luglio 2012 e non ancora rinnovata, come risulta dal sito del Ministero della salute;

    le norme che hanno introdotto l’attività di monitoraggio sugli acquisti dei dispositivi medici deve uscire dalla fase sperimentale per entrare a regime e quindi realizzare quanto previsto dall’articolo 57, comma 5, della citata legge n. 289 del 2002 che recita: «Le aziende sanitarie devono esporre on line via Internet i costi unitari dei dispositivi medici acquistati semestralmente, specificando aziende produttrici e modelli. Tali informazioni devono essere disponibili entro il 31 marzo 2003 e devono essere aggiornate almeno ogni sei mesi»,

impegna il Governo:

   a procedere, nel più breve tempo possibile, al rinnovo della Commissione unica sui dispositivi medici;

   ad adottare con urgenza, e comunque non oltre il 30 giugno 2014, il decreto di aggiornamento del nomenclatore tariffario dei dispositivi medici, al fine di corrispondere alla legittima aspettativa dei pazienti che hanno il diritto di poter disporre di ausili e dispositivi provenienti dal più attuale stato di avanzamento del progresso tecnologico nel settore della produzione degli stessi, nonché a mettere in atto tutte le iniziative necessarie affinché l’aggiornamento sia biennale;

   ad assumere iniziative per prevedere che i prezzi per i rimborsi derivanti dall’aggiornamento del «nomenclatore tariffario per protesi e ausili» siano definiti in riferimento ai prezzi medi previsti nell’Unione europea;

   ad informare periodicamente le competenti Commissioni parlamentari sulla spesa annuale effettivamente sostenuta dalle amministrazioni pubbliche statali e locali per il rimborso ai rivenditori di protesi e ausili per disabili;

   a dare continuità all’attività di monitoraggio prevista dal decreto ministeriale decreto ministeriale 11 giugno 2010, recante «Istituzione del flusso informativo per il monitoraggio dei consumi dei dispositivi medici direttamente acquistati dal Servizio sanitario nazionale», nonché attuazione a quanto previsto dall’articolo 57, comma 5, della legge n. 289 del 2002.

Grillo, Miotto, Cecconi, Lenzi, Nicchi, Binetti, Rondini, Monchiero, Fucci, Argentin, Amato, Capone, D’Incecco, Grassi, Iori, Murer, Paola Bragantini, Piccione, Dall’Osso, Di Vita, Silvia Giordano, Lorefice, Scuvera, Carnevali

 

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