Ex caserma Colleoni, in due lettere l’errore sul valore

Ex caserma Colleoni, in due lettere l’errore sul valore

Nessuna valutazione «folle» dei beni dello Stato: c’è in realtà un qui pro quo di proporzioni milionarie, nella vicenda della vendita di Palazzo Lupi e dell’ex caserma Colleoni, in città.

A sollevare il «caso», nato da due lettere arrivate da Milano, era stato il presidente della Provincia, Ettore Pirovano.

eco-bg-caserma-colleoni-articoloLe missive della Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici informavano infatti gli enti locali della possibilità di esercitare il diritto di prelazione per l’acquisto dei due immobili (ceduti dal Demanio al Fondo Investimenti per le Valorizzazioni della Cassa Depositi e prestiti), citando la somma – uguale per i due edifici, e senza ulteriori precisazioni – di 320 milioni di euro. Da balzo sulla sedia. Se non fosse che la vicenda, da verifiche con il Demanio e con la stessa Cassa Depositi e prestiti, si è rivelata un colossale equivoco. Intanto perché il diritto di prelazione (di solito riconosciuto agli enti pubblici nella vendita di un bene di riconosciuto valore culturale), in questo caso non vale. La cessione, con cui lo Stato puntava a «perseguire esigenze di finanza pubblica», ha infatti seguito procedure straordinarie. E i mitici 320 milioni non riguardano un singolo immobile, ma un «pacchetto» di 33 sparsi in varie Regioni e Province italiane, e acquisiti in blocco.

Insomma, un pasticcio comunicativo. «Sicuramente c’è stato un errore di scrittura, o di procedura – rilevava ieri dopo un approfondimento la parlamentare Pd Elena Carnevali -. Mi ha anche stupito, vista la cifra macroscopica, che Pirovano non abbia pensato a uno sbaglio e abbia invece fatto illazioni gratuite sulle stime del patrimonio dello Stato. L’importante, comunque, è che la città ora continui a seguire il destino e le modalità di valorizzazione di questi edifici, attraverso il confronto con il Fondo che li ha acquisiti».

E che ora procederà a studiarne le strategie di valorizzazione prima di metterli – in breve tempo è l’obiettivo – sul mercato. Ad acquistare, a quel punto, potranno essere sia realtà pubbliche che private. Nel caso della ex caserma Colleoni, la vendita porterebbe anche un beneficio economico al Comune di Bergamo, che incasserebbe (per un precedente accordo con il Demanio) il 15% del ricavato.

L’Eco di Bergamo, 19 marzo 2014

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