Interruzione di gravidanza, garantire alla donna la libertà di scelta

I sottoscrittori chiedono di interpellare il Ministro della salute, per sapere

— premesso che:

– i principali organi di stampa riportano la gravissima vicenda di Valentina Magnanti, lasciata da sola ad abortire in un bagno dell’ospedale Pertini di Roma. La donna, scoperto che la bimba che attendeva era affetta da una grave malattia genetica, di cui la madre era portatrice, per cui non c’è una prognosi di sopravvivenza, ha deciso di interrompere la gravidanza. Ricoverata dopo vari tentativi al Pertini, grazie all’unica ginecologa non obiettrice in servizio, la donna ha iniziato la terapia per indurre il parto, ma sfortuna ha voluto che dopo 15 ore di dolori e sofferenze, quando ha espulso il feto la ginecologa non era in servizio e tutti gli altri si sono dichiarati obiettori e hanno rifiutato di prestare soccorso alla donna, che ha abortito in un bagno aiutata solo dal marito;
– gli stessi organi di stampa ai primi di marzo avevano riportato la notizia della condanna del Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa allo Stato italiano per la violazione del principio di non discriminazione e del diritto delle donne alla salute poiché l’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza impedisce la corretta applicazione della legge n. 194 del 1978 sul diritto all’interruzione volontaria di gravidanza;
per la prima volta nella storia, il Consiglio d’Europa si esprime nettamente sulla situazione della applicazione della legge sull’aborto in Italia;
– il documento di condanna dell’Unione europea avrà però adesso un effetto importante: consentirà alle donne di denunciare i casi in cui in Italia non sarà possibile effettuare l’aborto in strutture pubbliche in ottemperanza della legge n. 194 e avviare così in Italia azioni legali contro medici obiettori e strutture ospedaliere;
– dalla stessa ultima relazione sullo stato di attuazione della legge n. 194 presentata al Parlamento dal Ministro della salute Lorenzin si evince che la percentuale degli obiettori di coscienza specie fra i ginecologi, mantiene livelli elevati (più di due su tre). Infatti, a livello nazionale, si è passati dal 58,7 per cento del 2005, al 69,2 per cento del 2006, al 70,5 per cento del 2007, al 71,5 per cento del 2008, al 70,7 per cento nel 2009 e al 69,3 per cento nel 2010 e nel 2011;
– percentuali superiori all’80 per cento tra i ginecologi sono presenti principalmente al sud): 88,4 per cento in Campania in Molise, 85,2 per cento in Basilicata, 84,6 per cento in Sicilia, 83,8 per cento in Abruzzo, 81,8 per cento nella provincia autonoma di Bolzano e 80,7 per cento nel Lazio;
– con l’approvazione della mozione 1-00074, in data martedì 11 giugno 2013, seduta n. 31, il Ministro Lorenzin si è impegnato a dare piena attuazione alla legge n. 194 del 1978 nel rispetto del diritto del singolo all’obiezione di coscienza –:

se il Ministro sia a conoscenza dell’episodio accaduto alla signora Valentina Magnanti all’ospedale Pertini di Roma nel 2010 e quali misure abbia adottato o intenda adottare, per quanto di competenza, per far luce sulla vicenda, per individuare le cause di tali gravissimi fatti e per evitare che casi come quello di Valentina Magnanti si ripetano;
quali iniziative il Governo intenda predisporre o abbia già predisposto, nei limiti delle proprie competenze, affinché nell’organizzazione dei sistemi sanitari regionali si attui il quarto comma dell’articolo 9 della legge n. 194 del 1978, nella parte in cui si prevede l’obbligo di controllare e garantire l’attuazione del diritto della donna alla scelta libera e consapevole, anche attraverso una diversa gestione e mobilità del personale, garantendo la presenza di un’adeguata rete di servizi sul territorio in ogni regione;
quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere o abbia assunto per valutare cosa, da giugno 2013 ad oggi, si sia fatto per attuare le disposizioni della mozione di cui sopra.

Carnevali (primo firmatario), Lenzi, Scuvera, Luciano Agostini, Gribaudo, Gregori, Villecco Calipari, Cenni, Capone, D’Incecco, Murer, Amato, Grassi, Miotto, Zoggia, Giorgis, Rosato, Rossomando, De Maria, Tullo, Cinzia Maria Fontana, Faraone, Cominelli, Mariani, Braga, Fabbri, Gadda

Interpellanza presentata il 13 marzo 2014

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