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Tutelare il diritto all’aborto in tutte le regioni

Tutelare il diritto all’aborto in tutte le regioni

Maggior investimento per i consultori, strumento essenziale per le politiche di prevenzione, e pillola abortiva disponibile in tutte le regioni. Soprattutto, però, porre in atto tutte le azioni necessarie a superare il problema dei medici obiettori di coscienza, pari a circa il 70% del totale e distribuiti in modo non omogeneo sul territorio. Al punto che in Campania, dove raggiungono punte dell’88%, può risultare quasi impossibile, per la donna che lo sceglie, effettuare un’interruzione di gravidanza. Queste le richieste al Governo contenute nella risoluzione approvata oggi dalla Commissione Affari Sociali della Camera in merito alla relazione sull’attuazione della legge 194.

«Analizzando la relazione che era stata trasmessa dal Ministero della Salute al Parlamento, abbiamo verificato che quella sull’aborto è una legge complessivamente adeguata e non anacronistica, utile per il controllo e la riduzione dell’interruzione volontaria di gravidanza, ma non è ancora attuata in tutti i suoi articolati». E’ quanto dichiara all’Ansa Elena Carnevali, relatrice della risoluzione approvata oggi all’unanimità, ad eccezione dei deputati di Sel che hanno scelto l’astensione. «In particolare – sottolinea la deputata Pd – abbiamo chiesto al Governo impegni precisi per superare la disomogenietà di accesso all’aborto, dovuta dall’eccesso di medici obiettori, in particolare in alcune zone, e la non disponibilità, in tutte le regioni, della possibilità di far ricorso all’interruzione farmacologica, o Ru 486».

Tra i punti su cui i deputati chiedono maggior impegno anche l’educazione sessuale e alla maternità, con particolare attenzione alle donne straniere che, più delle italiane, fanno ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza. «Compiti che dovrebbero essere svolti dai consultori» per Carnevali, che aggiunge: «negli ultimi anni, però, abbiamo assistito a un grave disinvestimento in queste strutture pubbliche, il cui numero in rapporto con la popolazione è più baso di quanto prevede la legge: 0,7, invece che uno, ogni 20.000 abitanti». (ANSA)

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