I lavori della Camera in diretta

Salvaguardare il commissariato di Treviglio

Al Ministro dell’interno . — Per sapere

– premesso che:
– secondo quanto riportato dagli organi di informazione, il dipartimento della pubblica sicurezza prevederebbe, nel quadro della revisione dei presidi e degli uffici della Polizia sul territorio nazionale, la chiusura del commissariato di Treviglio (Bergamo);
– il commissariato trevigliese è stato aperto nel 1994. Attualmente vi lavorano 38 persone. Nell’organico sono presenti, oltre al dirigente e 5 ispettori e sostituti commissari, 5 sovrintendenti, 22 agenti, 1 operatore tecnico, 4 impiegati civili;
– Treviglio, con quasi trentamila abitanti, è la seconda città della provincia di Bergamo, punto di riferimento di un territorio – la bassa bergamasca – che il 1o luglio vedrà l’apertura della nuova autostrada Bre.be.mi. e, in futuro, della linea ferroviaria ad alta velocità (TAV). Il territorio trevigliese diventerà così, nel giro di pochi anni, un importante crocevia di persone e merci sull’asse Milano-Brescia;
– la provincia di Bergamo è da sempre agli ultimi posti tra le province italiane per la presenza di forze di Polizia in rapporto alla popolazione;
– il territorio bergamasco è stato oggetto, negli ultimi mesi, di una recrudescenza di atti di criminalità che stanno suscitando crescente allarme e preoccupazione nelle comunità locali;
– la scelta di chiudere il Commissariato priverebbe la provincia di Bergamo di un fondamentale presidio a tutela della sicurezza pubblica –:

se non ritenga opportuno, alla luce di quanto premesso, riconsiderare l’orientamento emerso nell’ambito della stesura del piano di revisione dei presidi di pubblica sicurezza e salvaguardare il commissariato di Treviglio.

Misiani (primo firmatario), Sanga, Carnevali e Giuseppe Guerini

Interrogazione a risposta scritta presentata il 27 febbraio 2014

 

La risposta del viceministro dell’interno Filippo Bubbico
(resoconto della seduta della Camera dei deputati dell’11 giugno 2015)

La questione segnalata nella interrogazione in esame, relativa alla chiusura del commissariato di Treviglio in provincia di Bergamo, è legata ad un piano di razionalizzazione della presenza delle
forze dell’ordine sul territorio, sottoposto nei primi mesi dello scorso anno al parere delle autorità provinciali di pubblica sicurezza, ma a tutt’oggi non ancora definito, essendo sopravvenuta una circostanza pregiudiziale, cioè la presentazione da parte del Governo di un disegno di legge sulla riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni, contenente alcune importanti indicazioni proprio in tema di riorganizzazione del sistema della sicurezza.

Con tale provvedimento normativo l’esecutivo ha indicato al Parlamento, rimettendosi alle sue valutazioni, un indirizzo di fondo che persegue lo scopo di evitare duplicazioni e sovrapposizioni dispersive e di favorire la gestione associata dei servizi strumentali, in adesione ai principi di efficienza della spesa pubblica.

Un ulteriore criterio direttivo individuato dal disegno di legge, più settoriale, è legato, invece, al tema della sicurezza ambientale agroalimentare, per il quale è prevista la possibilità anche di un’eventuale confluenza del corpo forestale dello stato in altra forza di polizia.

Il disegno di legge è attualmente all’esame del Parlamento. Solo quando il legislatore ne avrà puntualizzato i contenuti, il Governo potrà procedere alla definizione del piano di razionalizzazione.
Si può affermare fin d’ora che gli interventi ipotizzati nel piano saranno dettati da esclusive esigenze di efficientamento, senza che ne venga a soffrire la qualità del prodotto sicurezza, che, semmai, verrà accresciuta da una migliore e più adeguata rispondenza alle esigenze del paese, in una logica di effettiva prossimità al cittadino.

L’idea di fondo è quella di dar vita a una nuova pianificazione strategica che tenga conto di oggettivi e rigorosi indicatori di contesto, tali da restituire la più fedele immagine del territorio, della sua realtà socio-economica e dei fenomeni delittuosi che la connotano.

A tale riguardo va sottolineato che in alcuni settori più di altri – come quello delle telecomunicazione, dell’informatica, e dei trasporti – il mutamento tecnologico e infrastrutturale del paese è stato molto rapido, con caratteri di sostenuta innovazione. Tuttavia, la ridefinizione degli assetti strutturali e funzionali della polizia di Stato, con riferimento soprattutto alle sue specialità, non è sempre andata di pari passo con tale processo, con la conseguenza di un rischio di arretramento della risposta rispetto alle nuove minacce alla sicurezza che si sono venute affermando.

Sotto altro profilo, occorre considerare il peso sempre maggiore che ha finito con l’assumere la percezione della sicurezza e l’esigenza di conferirle un più adeguato rilievo anche in sede di pianificazione e organizzazione dei servizi di controllo del territorio. Ciò nel presupposto, maturato anche alla luce delle esperienze di altri paesi occidentali, che la sicurezza percepita sia indissolubilmente legata alla visibilità e alla capacità di intervento dell’operatore di polizia piuttosto che alla mera presenza di strutture.

Sulla scorta di tali elementi di valutazione, il progetto di riorganizzazione potrà articolarsi in linea di massima su due linee direttrici fondamentali.

La prima, da concertare con il comando generale dell’arma dei carabinieri, sarà fondata su un criterio di compensazione tra le due forze a competenza generale nel presidio del territorio. L’obiettivo primario concerne nella sostanza il migliore impiego delle risorse umane in aree in cui le carenze di organico dei due corpi di polizia e i mutati scenari della sicurezza suggeriscono una diversa e più razionale distribuzione del personale, rendendo così possibile il recupero di aliquote da destinare a compiti operativi.

La seconda direttrice riguarderà, invece, la razionalizzazione dei presìdi delle quattro specialità di base della polizia di Stato (stradale, ferroviaria, postale e di frontiera) e dei reparti speciali (squadre nautiche, squadre dei sommozzatori, squadre a cavallo e nuclei artificieri).

In particolare l’intervento sulla rete dei presidi delle quattro specialità è motivato dal fatto che il relativo schema organizzativo risale ai decreti ministeriali del 1989 e appare legato – come detto – a una realtà superata.

Nel complesso è possibile affermare che attraverso l’insieme degli interventi di ottimizzazione ipotizzati per le specialità sarà possibile recuperare risorse per compiti prettamente operativi, a beneficio di un miglioramento complessivo dei servizi e dell’azione di polizia.

In conclusione, il piano di riorganizzazione – che, si ribadisce, è attualmente allo studio e terrà conto dell’approdo che avrà il dibattito parlamentare sul disegno di legge relativo alle pubbliche amministrazioni – risponde esclusivamente a una logica del costante miglioramento organizzativo, senza perdere di vista, tuttavia, le esigenze di razionalizzazione della spesa pubblica.

Il viceministro dell’interno
Filippo Bubbico

Argomenti: