Sanità transfrontaliera e ricette mediche all’estero, approvato il parere

La Commissione affari sociali ha concluso ieri l’esame dello schema di decreto legislativo che attua la direttiva 2011/24/UE sui diritti dei pazienti all’assistenza sanitaria transfrontaliera e la direttiva 2012/52/UE che agevola il riconoscimento delle ricette mediche emesse in un altro Stato membro.

La proposta di parere predisposta dal relatore Giovanni Monchiero (Scelta civica) è stata approvata a maggioranza. Il Movimento 5 Stelle ha espresso, tramite il commissario Massimo Enrico Baroni, perplessità sulla possibilità, prevista dall’articolo 5, di programmare gli interventi relativi alla medicina di elezione nelle strutture ospedaliere e sanitarie del nostro paese, tentativo già complesso per pazienti italiani e che diverrebbe ancora meno realizzabile se rivolto anche a cittadini di altri paesi. Sulla questione della obiezione di coscienza dei farmacisti, Gian Luigi Gigli (Per l’Italia), invece, ha chiesto di modificare nella proposta di parere l’osservazione alla lettera a), che fa riferimento alla esigenza di valutare la coerenza delle disposizioni di cui all’articolo 4, comma 1, e all’articolo 12, comma 3, con i principi e i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione e con la specifica normativa vigente nel nostro Paese, perché questa osservazione non era prevista nella proposta di parere inizialmente presentata, che non conteneva alcun riferimento all’articolo 12, norma che , secondo Gigli, riconosce correttamente il diritto del farmacista a non dispensare un farmaco per ragioni etiche.

Donata Lenzi (Pd) ha ricordato che per il gruppo del Partito Democratico la lettera a) delle osservazioni rappresenta un punto di mediazione, sul quale ha auspicato che si raggiunga la convergenza della maggioranza della Commissione.

Questo è il testo del parere approvato:

La XII Commissione (Affari sociali),

   esaminato lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2011/24/UE concernente l’applicazione dei diritti dei pazienti relativi all’assistenza sanitaria transfrontaliera nonché della direttiva 2012/52/UE comportante misure destinate ad agevolare il riconoscimento delle ricette mediche emesse in un altro Stato membro (Atto n. 54);

   rilevato, in generale, come l’esercizio effettivo dei diritti dei pazienti relativi all’assistenza sanitaria transfrontaliera sia subordinato, nella direttiva e nello schema di decreto in oggetto, ad una serie di condizioni e di adempimenti che suscitano alcune perplessità ed evidenziano una certa discrasia fra le intenzioni dichiarate e le norme emanate;

   ritenuto quindi necessario proporre al Governo di modificare quelle parti dello schema di decreto legislativo che limitano il diritto dei pazienti all’accesso alle cure o al rimborso delle spese sostenute, suggerendo integrazioni migliorative o soppressioni di alcuni periodi o commi;

   ravvisata, in particolare, l’esigenza di modificare il comma 8 dell’articolo 8 in quanto, prevedendo che il rimborso delle prestazioni richieste all’estero, in presenza di determinati motivi, possa subire delle limitazioni, anche circoscritte al territorio di una o più regioni, a singole aziende o enti del servizio sanitario nazionale, e su richiesta delle stesse regioni e delle province autonome, rischia di generare – anche per effetto della clausola di cedevolezza di cui al successivo articolo 18 – profonde discriminazioni sul territorio nazionale con riferimento al diritto dei cittadini a curarsi all’estero;

   rilevata altresì l’esigenza di eliminare il secondo periodo del comma 3 dell’articolo 10, in quanto, prevedendo che la persona assicurata che intende beneficiare dell’assistenza transfrontaliera debba presentare apposita domanda alla ASL territorialmente competente, affinché sia verificato se la medesima prestazione debba essere sottoposta ad autorizzazione preventiva, introduce un ulteriore aggravio procedurale, oltre a dare luogo a incertezze interpretative a causa della sua stessa formulazione in quanto la norma, da una parte, sembra prevedere l’obbligo di presentare apposita domanda per qualunque prestazione di assistenza sanitaria transfrontaliera, mentre dall’altra tale obbligo sembra essere esclusivamente collegato alle procedure relative alla richiesta di autorizzazione preventiva;

   ritenuto altresì necessario, sempre all’articolo 10, modificare il comma 8 – in base al quale l’autorizzazione preventiva all’assistenza transfrontaliera può essere negata perché l’assistenza sanitaria richiesta può essere prestata nel territorio nazionale entro un termine giustificabile dal punto di vista clinico –, nel senso di prevedere che in tali casi l’ASL competente sia tenuta a comunicare al paziente la struttura sanitaria in grado di erogare la prestazione entro il predetto termine con le dovute garanzie di sicurezza e qualità della prestazione;

   ritenuto non opportuno proporre al Governo di modificare lo schema di decreto legislativo in tutte le parti in cui è conforme, alla lettera, alle Direttive 2011/24/UE e 2012/52/UE;

   preso atto del parere della Conferenza Stato-regioni, espresso nella riunione del 16 gennaio 2014, che non si condivide se non in minime parti, in quanto volto a rendere in modo sistematico più complesse le procedure previste dallo schema di decreto in oggetto, al punto da compromettere l’effettivo esercizio dei diritti dei pazienti relativi all’assistenza sanitaria transfrontaliera;

   preso infine atto dei rilievi sulle conseguenze di carattere finanziario espressi dalla Commissione Bilancio,

esprime

PARERE FAVOREVOLE

con le seguenti condizioni:

   a) sia introdotta una disposizione volta a precisare che eventuali danni alla salute derivanti da prestazioni sanitarie transfrontaliere, ancorché preventivamente autorizzate dalle ASL, non possano essere in alcun modo imputati al Servizio sanitario nazionale;

   b) all’articolo 10, comma 3, siano soppressi il secondo e il terzo periodo;

   c) all’articolo 10, comma 8, venga specificato che, nei casi in cui l’autorizzazione preventiva all’assistenza transfrontaliera sia negata per i motivi di cui all’articolo 9, comma 6, lettera d), cioè in ragione del fatto che l’assistenza sanitaria richiesta può essere prestata nel territorio nazionale entro un termine giustificabile dal punto di vista clinico, tenuto presente lo stato di salute e il probabile decorso della malattia, l’ASL competente individui e comunichi al paziente la specifica struttura sanitaria in grado di erogare la prestazione entro il predetto termine con le garanzie di sicurezza e qualità della prestazione offerta;

   d) provveda il Governo a sostituire ovvero ad affiancare, ovunque ricorra nel testo, il termine «assicurato» con la parola «assistibile», nel rispetto dei principi che regolano il funzionamento del Servizio sanitario nazionale»;

e con le seguenti osservazioni:

   a) con riferimento all’articolo 4, comma 1, e all’articolo 12, comma 3, valuti il Governo la coerenza di tali norme con i principi e i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione e con la specifica normativa vigente nel nostro Paese;

   b) all’articolo 5, comma 7, valuti il Governo l’opportunità, conformemente al parere espresso dalla Conferenza Stato-regioni, di sostituire la parola: «onorari» con le seguenti: «tariffe ed onorari»;

   c) all’articolo 8, comma 3, valuti il Governo l’opportunità di aggiungere dopo le parole: «tariffe regionali vigenti» le parole: «al netto della compartecipazione alla spesa;

   d) all’articolo 8, comma 8, valuti il Governo l’opportunità di sopprimere il secondo periodo;

   e) valuti il Governo l’opportunità di una riformulazione dell’articolo 18, che meglio tuteli il diritto di tutti i cittadini italiani di usufruire dei servizi assistenziali previsti dalle Direttive e dallo schema di decreto legislativo, nel rispetto del generale principio di uguaglianza ed escludendo comunque l’applicazione della clausola di cedevolezza per le norme che stabiliscono termini procedimentali;

   f) all’articolo 19, valuti il Governo l’opportunità di prevedere che il monitoraggio sull’applicazione del decreto legislativo e sugli effetti da esso derivanti sia effettuato anche attraverso consultazioni periodiche, da parte del Ministero della salute, di Associazioni di cittadini e di pazienti.

 

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