Imposizione Imu per gli enti non commerciali

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell’economia e delle finanze, per sapere

– premesso che:
– il comma 8 dell’articolo 9 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, ha disposto l’applicazione in ambito IMU dell’esenzione ICI prevista dall’articolo 7, comma 1, lettera i), del decreto legislativo 30 dicembre, 1992, n. 504, in relazione agli immobili degli enti non commerciali destinati esclusivamente ad attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive;
– il Governo Monti, attraverso l’articolo 91-bis, comma 1, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, come successivamente integrato dal comma 6 dell’articolo 9 del decreto-legge 10 ottobre 2012 n. 174, ha circoscritto l’esenzione IMU agli immobili nei quali tali attività sono svolte «con modalità non commerciali», delegando a norme di rango secondario sia il disciplinare dei presupposti della nozione di commercialità, sia i contenuti della dichiarazione che gli enti sono chiamati ad assolvere nei casi di utilizzo «misto» degli immobili (per attività a contenuto commerciale e non), allo scopo di richiamare a tassazione solo la quota-parte alle prime riferita;
– la delega circa la definizione del rapporto di proporzionalità tra attività commerciali e non, il cui termine era previsto al 23 maggio 2012, è stata assolta sei mesi dopo, con la pubblicazione del decreto ministeriale 19 novembre 2012 n. 200;
– tale decreto ha disciplinato il presupposto dell’esercizio commerciale declinandolo sulla base di criteri che non hanno trovato riscontro nella norma originaria mutuata dall’ICI che aveva disciplinato, per quasi un ventennio, la tassazione degli immobili devoluti alle attività istituzionali degli enti non profit;
– la nozione di commercialità, da cui dipendono i presupposti di applicabilità del tributo, risulta avulsa dal contesto legislativo consolidato in materia di reddito e di iva, essendo stato disarticolato il piano di approccio alla tassazione di ciò che il legislatore intende per commerciale, in termini tra loro contraddittori e rendendo di fatto impossibile un corretto assolvimento del tributo;
– nel decreto, inoltre, il trattamento del rapporto tra socio e associazione è stato equiparato de facto a quello tra ente e terzo non-socio, giustapponendo per tale via le logiche, viceversa distinte, del corrispettivo e dell’autofinanziamento, l’una espressione della concorrenza e del mercato, l’altra delle scelte interne di autodeterminazione democratica e partecipativa degli aderenti, pertanto non influenzata dalle regole dell’economia «esterna», bensì guidata dalla mission dell’ente e dalla programmazione delle attività giudicate necessarie e sufficienti ad attuarla;
– infine, tale decreto nel prevedere una nozione di commercialità vincolata al criterio del «corrispettivo simbolico» per le associazioni culturali, ricreative e sportive, non ha emanato disposizioni esplicative in merito alla determinazione dei parametri di confronto, necessaria per l’obiettivo apprezzamento del carattere di simbolicità, generando ulteriori incertezze;
– lo stato di confusione e la paralisi applicativa derivati dalla complessità del meccanismo, dall’assenza di parametrazioni precise, dall’estraneità del modello legale delineato rispetto a quello più generale che interessa le attività commerciali degli enti non profit, e dall’assimilazione delle attività rivolte al mercato con quelle più strettamente mutualistiche e solidali impongono, di fatto, la necessità di attivare nell’immediato iniziative tese a ristabilire la certezza del diritto e a sanare le contraddizioni che incrinano la linearità dalla disposizione, consentendo agli enti di accedere ad uno strumento semplificato di assolvimento dell’imposta;
– le contraddizioni poste in essere dalla farraginosità del meccanismo di tassazione delineato dal citato decreto, se non sanate tempestivamente, rappresenterebbero un grave danno per le migliaia di organizzazioni non profit e di quanti beneficiano delle loro attività e servizi;
– per tutti questi motivi il Governo, accogliendo nella seduta della Camera del 18 giugno 2013 l’ordine del giorno n. 9/1012-A/6, presentato dal primo firmatario del presente atto, si è impegnato a valutare la possibilità di una revisione della normativa IMU relativamente agli enti non commerciali e del modello di tassazione previsto dal decreto sopracitato –:

se non ritenga che tale situazione di incertezza normativa in materia di imposizione imu per gli enti non commerciali possa generare occasione di contenzioso, con grave nocumento tanto per gli enti interessati quanto per l’Erario stesso;
quali iniziative intenda adottare al fine di rendere esecutivi gli impegni assunti dal Governo con l’accoglimento dell’ordine del giorno richiamato in premessa, affinché gli enti non commerciali siano tenuti al pagamento dell’IMU solo per gli immobili (o porzioni di essi) effettivamente destinati ad attività commerciali e con modalità coerenti con i presupposti della tassazione delle attività svolte dai medesimi enti in ambito di reddito e di IVA.

Beni (primo firmatario), Baruffi, Giacobbe, Miotto, Bindi, Martella, Tullo, Iori, Bargero, Realacci, Ginefra, Manzi, Maestri, Incerti, Lenzi, Montroni, De Maria, Gnecchi, Bobba, Carnevali, Capone, Cuperlo, Biondelli, Petitti, Arlotti, Tidei, Impegno, Misiani, Fabbri, Ermini, Murer, D’Incecco, Grassi, Patriarca, Giuseppe Guerini, Causi

Interpellanza urgente presentata il 10 febbraio 2014

 

La risposta del viceministro dell’economia Luigi Cesaro

Signor Presidente, con il documento ispettivo, gli interpellanti hanno chiesto di conoscere quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di rendere esecutivi gli impegni assunti dal Governo con l’accoglimento dell’ordine del giorno n. 9/1012-A/6 nella seduta del 18 giugno 2013, affinché gli enti non commerciali siano tenuti al pagamento dell’IMU solo per gli immobili (o porzioni di essi) effettivamente destinati ad attività commerciali e con modalità coerenti con i presupposti della tassazione delle attività svolte dai medesimi enti in ambito di reddito e di IVA.

In particolare, nel documento in oggetto, vengono evidenziate, le criticità legate alla nozione di «non commercialità» nonché alla farraginosità del meccanismo di tassazione delineato dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, che è stato modificato nel tempo. Al riguardo, il Dipartimento delle finanze ha rappresentato che, con la decisione del 19 dicembre 2012 relativa all’aiuto di Stato, la Commissione europea, con riferimento all’esenzione di cui all’articolo 7, comma 1, lettera i), del citato decreto legislativo, si è pronunciata in materia di IMU, riconoscendo che: «l’esenzione dall’IMU, concessa ad enti non commerciali che svolgono negli immobili esclusivamente le attività elencate all’articolo 7, primo comma, lettera i), del decreto legislativo n. 504 del 1992, non costituisce un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 1, del Trattato».

Secondo la Commissione, le disposizioni concernenti l’applicazione all’IMU dell’esenzione in parola esprimono in modo chiaro che detta esenzione può essere garantita solo se negli immobili considerati non vengono svolte attività commerciali. Per determinare il carattere non economico di un’attività, ai sensi della giurisprudenza dell’Unione, occorre esaminare la natura, lo scopo e le norme che regolano tale attività. Il fatto che alcune attività possano essere qualificate come «sociali» non basta ad escluderne la natura economica.

La Commissione, quindi, nella decisione in commento si è soffermata sul disposto concetto di «modalità non commerciali». In base a tale disposizione, le attività istituzionali sono considerate svolte con modalità non commerciali quando: 1) sono prive di scopo di lucro; 2) per loro natura, conformemente al diritto dell’Unione europea, non si pongono in concorrenza con altri operatori del mercato che perseguono uno scopo di lucro; 3) costituiscono espressione dei principi di solidarietà e sussidiarietà.

Ciò posto, il Dipartimento evidenzia che la disciplina dell’esenzione in argomento si è conformata ai canoni e ai principi di stampo comunitari suesposti, pur presentando innegabili specificità, le quali, quindi, valgono a diversificarla dalle altre imposte, menzionate nell’interpellanza, che non hanno carattere reale come l’IMU e che, dunque, impongono uno stretto collegamento con l’immobile e la parte dello stesso in cui si svolgono effettivamente e con modalità non commerciali le attività meritevoli previste dalla legge.

In questo contesto, l’insieme delle disposizioni che disciplinano l’applicazione dell’esenzione risulta oggettivamente complesso, ma non per questo farraginoso. Infatti, in occasione della predisposizione dell’apposito modello di dichiarazione IMU per gli enti non commerciali, il Dipartimento ha elaborato, in maniera approfondita e dettagliata, le relative istruzioni, anche in collaborazione con le parti interessate, al fine di assicurare una corretta applicazione delle regole dirette al calcolo del beneficio in questione.

Devo dire poi all’interpellante che in sede di discussione della delega fiscale, sia alla Camera che al Senato, c’è stato un preciso impegno del Governo ad intervenire complessivamente sulla valutazione e ridefinizione della tassazione degli enti no profit. È un’attività che, come giustamente diceva l’interpellante, è diventata fondamentale per lo sviluppo del nostro Paese e per tutta una serie di aspetti sociali che in assenza di questi enti no profit non verrebbero fatti o verrebbero fatti in misura minimale. Quindi, c’è un impegno del Governo, accogliendo l’auspicio dell’interpellante, ad intervenire per specificare meglio – sia in questo campo, ma anche più complessivamente per gli enti no profit e, quindi, anche per gli altri tipi di reddito – una definizione più precisa e più dettagliata che, tenendo conto di queste disposizioni comunitarie, possa comunque adeguare queste disposizioni alla realtà italiana che è una realtà, in alcuni casi, diversa da quella di altri Paesi europei ed è una realtà che il Governo, ma direi l’intero Parlamento, visto come si è discusso in sede di delega fiscale, ritiene che debba essere stimolata, debba essere aiutata e debba essere spinta per il beneficio comune. Quindi, il Governo prende l’auspicio di quello che è stato detto dall’interpellante, non solamente per il campo IMU, ma complessivamente per tutti i campi no profit e c’è un impegno, nei prossimi mesi, in sede di attuazione della delega o in sede di procedimenti specifici, ad intervenire sul campo in questione.

 

La discussione in Aula

(seduta del 13 febbraio 2014)

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