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Pensioni d’oro, la posizione del Partito Democratico

Pensioni d’oro, la posizione del Partito Democratico

L’Aula ha iniziato l’esame della proposta di legge che contiene disposizioni in materia di pensioni superiori a dieci volte l’integrazione al trattamento minimo Inps, le cosiddette “pensioni d’oro”. Qui la posizione del Partito Democratico nelle parole di alcuni deputati della Commissione Lavoro.

La Commissione Lavoro della Camera sta esaminando alcune proposte di legge sulle cosiddette “Pensioni d’oro”. E’ stato adottato come testo base il disegno di legge dell’On. Meloni, di FLI, in quanto il suo partito, in quota opposizione, ha richiesto la sua calendarizzazione in Aula. La data prevista è il 5 febbraio prossimo. A detta dell’On. Meloni il testo è frutto di una lunga elaborazione. Se così fosse sorprende il fatto che la normativa proposta contiene errori grossolani:

1. la soglia prevista dal testo per individuare le pensioni d’oro è di 5mila euro lordi mensili, ottenuta con una semplice moltiplicazione per 10 del minimo pensionistico, 5mila euro lordi equivalgono a 3200 euro netti circa: si tratta di una pensione media di un quadro d’azienda dopo quarant’anni di lavoro.

E’ questa platea che vogliamo colpire?

Un pensionato di oggi con questo importo è un quadro, un laureato che ha sempre lavorato e ha avuto una retribuzione medio alta, che può anche essersi costruito privatamente una pensione integrativa per pensare al futuro.

Chi può aver avuto un vantaggio dal calcolo retributivo è chi ha iniziato a lavorare molto giovane, ha fatto l’apprendista, poi l’operaio, l’operaio specializzato, è diventato capo-squadra o addirittura impiegato, quindi ha avuto negli anni una progressione di carriera e di retribuzione per cui gli ultimi 10 anni sono stati sicuramente migliori, ricalcolargli la pensione con il contributivo sarebbe penalizzante, ma si tratta al massimo di pensioni di 2500/3000 euro lorde, ma se passa il criterio del ricalcolo, come si può pensare di farlo solo da una certa fascia in su ? Ben sapendo che le pensioni di chi ha guadagnato tanto per tutta la vita potrebbero avere un vantaggio con il calcolo contributivo anche perché si considera tutto il periodo anche sopra i 40 anni di lavoro, non c’è più alcun blocco, chi guadagna tanto normalmente lavora più anni ed è andato in pensione il più tardi possibile.

2. Nella proposta, per conseguire la soglia, si somma alla pensione pubblica anche quella integrativa e/o complementare. Non sa, l’on. Meloni, che la previdenza complementare è una forma di risparmio nella quale il lavoratore mette a disposizione le sue risorse personali e anche lo stesso trattamento di fine rapporto per avere una pensione aggiuntiva? Non sa che queste forme pensionistiche sono a capitalizzazione pura e che il calcolo retributivo non ha niente a che vedere? Non sa che si stipulano contratti per pensioni integrative con assicurazioni, banche e altro e che si tratta di forme personali di risparmio?

Si vuole penalizzare chi ha pensato al futuro ? chi ha stipulato una pensione privata o ha destinato tutto il suo tfr alla pensione complementare ?

3. Partendo da queste premesse, profondamente errate, la proposta prevede un ricalcolo con il sistema contributivo delle pensioni che eccedono tale soglia. Si tratterebbe di esaminare tutte le posizioni individuali degli attuali pensionati, sapendo che per le pensioni del settore pubblico non esiste alcun supporto informatico. Abbiamo richiesto all’INPS i dati riferiti a queste pensioni, sulla base dei quali trovare le soluzioni più adeguate, ma l’Istituto ha bisogno di tempo per fornire risposte non approssimative.

4. Un’altra cosa che l’on. Meloni non sa è che, a seconda del tipo di carriera, potremmo trovarci di fronte a ricalcoli che porterebbero come risultato addirittura un miglioramento dell’assegno pensionistico: l’effetto contrario di quello che si vorrebbe raggiungere. Dirigenti d’azienda, categorie forti contrattualmente, chi ha avuto retribuzioni alte e costanti per tutta la vita con il calcolo contributivo può ottenere un reale vantaggio perché si vede rivalutate tutte le retribuzioni, fin dall’inizio del lavoro, non c’è un tetto, né retributivo, né pensionistico, non c’è il limite dei 40 anni e quindi non ha alcun abbattimento che nelle regole del retributivo esiste. Chi è già in pensione e aveva iniziato a lavorare 50 o 60 anni fa con qualifiche alte ha sempre potuto scegliere il lavoro e anche cambiarlo, era molto diversa la situazione occupazionale rispetto ad oggi, soprattutto per i lavoratori con redditi alti, questo è il periodo storico in cui i giovani anche plurilaureati possono essere disoccupati o essere costretti ad accettare qualunque lavoro.

E’ evidente che le incongruenze e le manchevolezze di questo disegno di legge dimostrano non soltanto improvvisazione e scarsa conoscenza della materia, ma anche il prevalere di un aspetto esclusivamente propagandistico che non prevede la soluzione di un problema reale. Come Partito Democratico noi siamo convinti che sia necessario colpire le vere pensioni d’oro, quelle conseguite con calcoli attuariali opportunistici o con l’acquisizione di privilegi, vedi i vitalizi regionali, parlamentari e del parlamento europeo, che rappresentano in molte situazioni una impropria sommatoria di assegni pensionistici.

Va ricordato che il Governo, nella legge di stabilità 2014, è appena intervenuto in materia di “pensioni d’oro”, introducendo un contributo di solidarietà del 6% sui trattamenti pensionistici che superano i 90 mila euro e sono inferiori ai 130 mila euro. Superata tale somma il contributo raggiunge la percentuale del 12%, fino ad arrivare, per i trattamenti superiori ai 190 mila euro, al 18%.

Per evitare di incorrere in soluzioni grossolane e contraddittorie come quelle proposte dall’On. Meloni, il Partito Democratico propone di delegare il Governo ad adottare un decreto legislativo volto a:

a) definire meccanismi di tutela delle pensioni di importo medio-basso e misure di solidarietà e di garanzia tra i lavoratori, al fine di assicurare il raggiungimento di un tasso di sostituzione non inferiore al 60%;

b) modificare la disciplina sull’aspettativa di vita che porta ad aumentare i tempi di attesa della pensione e ad aumentare i contributi necessari per ottenerla, bisogna tener conto inoltre del rapporto tra l’età media di vita e quella dei singoli settori di attività, non tutti i lavori sono uguali;

c) assicurare il monitoraggio dei risparmi conseguenti all’attuazione della Riforma pensionistica Fornero, per ottenere il miglioramento dei coefficienti di calcolo delle pensioni liquidate col sistema contributivo;

d) correggere eventuali distorsioni e privilegi derivanti dal sistema di computo nella determinazione dei trattamenti di importo superiore ai 5000 euro ;

e) riconoscere e garantire i periodi di cura attraverso una più efficace copertura previdenziale;

f) ridefinire la disciplina in materia di vitalizi, al fine di impedire abusi e privilegi.

Documento realizzato da deputati del Pd della commissione Lavoro

(fonte: deputatipd.it)

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