Imu-Bankitalia, cosa sarebbe accaduto se il decreto non fosse stato convertito

Imu-Bankitalia, cosa sarebbe accaduto se il decreto non fosse stato convertito

Cittadini costretti a pagare seconda rata Imu 2013

Per quanto riguarda le disposizioni in materia d’imposta municipale propria (IMU), la mancata conversione del decreto-legge determinerebbe il venir meno, con efficacia retroattiva, delle disposizioni che hanno stabilito l’abolizione della seconda rata dell’imposta e il versamento della cosiddetta “mini-IMU”. A stretto rigore, quindi, tornerebbe ad essere dovuta per intero la seconda rata dell’IMU riferita all’anno 2013, con l’obbligo per i contribuenti di provvedervi nell’esercizio finanziario in corso.

Gravi problemi fiscali anche a livello locale

Parimenti, verrebbero meno – sempre con effetto retroattivo – le disposizioni di carattere fiscale volte ad assicurare la copertura finanziaria della soppressione della seconda rata IMU. In particolare, non avrebbe più alcuna base normativa l’incremento degli acconti IRES e IRAP, pari a circa 1.500 milioni di euro, applicato nel 2013 ai soggetti esercenti attività assicurativa e agli enti creditizi e finanziari, che verrebbero quindi registrati dall’ISTAT come prestiti forzosi, in quanto non correlati ad un aumento d’imposta.

Analoga riclassificazione subirebbe l’acconto versato dai sostituti d’imposta sui risultati della gestione di portafoglio, pari a circa 670 milioni di euro.

Non sarebbe ugualmente più dovuta neppure l’addizionale IRES, introdotta dal decreto-legge in questione per l’anno 2014. Gli acconti già versati dagli intermediari finanziari sull’amministrato e per l’IRES nel 2013 verrebbero riacquisti a saldo nel 2014, determinando una perdita di gettito che, in assenza del ripristino dell’IMU, risulterebbe priva di copertura finanziaria.

Si rammenta inoltre che è già stata disposta l’erogazione ai Comuni di quote compensative del minor gettito derivante dalla soppressione dell’IMU e che è già stato effettuato il pagamento della cosiddetta “mini IMU”.

Le misure del decreto
Le misure del decreto

Deficit/Pil

In considerazione delle riclassificazioni suddette, occorre sottolineare che il deficit per l’anno 2013 risulterebbe superiore al 3 per cento del PIL, con conseguenze rilevanti per il nostro Paese sia nei rapporti con l’Unione europea, sia sotto il profilo del costo del debito pubblico.

Illegittimità dello Statuto della Banca d’Italia

La decadenza del decreto porrebbe, inoltre, nel nulla la riforma del proprio statuto già posta in essere dalla Banca d’Italia e recepita in un decreto del Presidente della Repubblica. Le conseguenze si estenderebbero all’aumento di capitale e alle disposizioni che disciplinano l’approvazione del bilancio della stessa Banca d’Italia. La Banca non avrebbe più certezze in merito alla disciplina normativa del proprio bilancio e risulterebbe inadempiente rispetto agli obblighi di comunicazione ai quali è tenuta nell’ambito del Sistema Europeo delle Banche Centrali.

Daremmo in tal modo, a livello europeo e internazionale, l’immagine di un Paese incapace di tutelare l’istituzione preposta alla tutela del credito e del risparmio e componente dell’Eurosistema; tutto ciò all’avvio della vigilanza unica e nonostante il via libera della Banca centrale europea alla riforma.

D’altra parte, le banche partecipanti al capitale della Banca d’Italia non potrebbero né effettuare la rivalutazione delle quote con la delibera del bilancio 2013, né beneficiare dell’accresciuta patrimonializzazione e quindi espandere la loro attività di erogazione del credito. Verrebbe meno, per le stesse banche, la possibilità di applicare l’imposta sostitutiva del 12 per cento, che andrebbe a beneficio dell’erario.

Effetti negativi anche sull’operazione di dismissione immobili pubblici

Risulterebbe, infine, privata della necessaria disciplina normativa l’operazione di dismissione degli immobili pubblici posta in essere dallo Stato nei confronti di Cassa depositi e prestiti, per un valore di circa 500 milioni di euro.

(fonte: deputatipd.it)

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