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Ricorso contro sentenze sul metodo Stamina

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Al Ministro della salute. — Per sapere

– premesso che:

– come è emerso anche dalla trasmissione televisiva «Presadiretta» condotta da Riccardo Iacona e Liza Boschin con la collaborazione di Marco Piazza andata in onda lunedì 13 gennaio alle ore 21.05 su Rai TRE il cosiddetto «Metodo Stamina» la terapia a base di cellule staminali del professor Davide Vannoni che promette di curare innumerevoli gravi malattie sta dividendo il pubblico e i media;

– in particolare nella vicenda Stamina si è generato un conflitto evidente tra autorità sanitaria e ricerca da una parte e la logica giuridica dall’altra, infatti in questo momento i dirigenti di uno dei più importanti ospedali pubblici italiani, gli «Spedali Civili di Brescia» si trovano nella paradossale situazione di rischiare incriminazioni penali se proseguono nei trattamenti eseguiti su disposizioni di altri magistrati, con eventuali altre conseguenze civili e penali se non adempiono;

– secondo i dati forniti dagli stessi «Spedali Civili di Brescia» aggiornati al 30 dicembre 2013 vi sono:

a) 34 pazienti in trattamento;

b) 138 pazienti in lista di attesa;

c) 6 pazienti con ordine di prosecuzione oltre le 5 infusioni;

d) 44 pazienti da trattare in collaborazione con Cell factory;

e) 433 ricorsi ai giudici del lavoro di cui 147 respinti e 69 in attesa di decisione e 217 accolti;

– in caso di accoglimento, i magistrati, sulla base di una prescrizione fatta in generale dal dottor Andolina, obbligano la dirigenza degli Spedali civili di continuare con il «metodo Stamina» imponendo quindi ad un medico ortopedico di eseguire il carotaggio dal midollo osseo del donatore, ai tecnici di laboratorio di fare i necessari controlli e poi di lasciare alla biologa di Stamina di procedere, in segreto, alla manipolazione delle cellule che poi un altro medico, sia egli neurologo o pediatra dovrà procedere all’infusione senza per altro essere a conoscenza di che cosa stia iniettando al paziente;

– da parte sua il Comitato etico dell’azienda, chiamato a pronunciarsi ai sensi dell’articolo 1, comma 4, lett. c) del decreto ministeriale 5 dicembre 2006 ha ritenuto di «non poter esprimere parere favorevole al trattamento con medicinali per terapie avanzate a base di cellule staminali mesenchimali in collaborazione e secondo la metodica di “Stamina Foundation Onlus” per i nuovi pazienti»;

– il Comitato etico provinciale, con specifico riferimento ai nuovi pazienti, ha confermato il parere negativo già espresso dal Comitato etico dell’azienda;

– allo stato attuale l’unica fonte che legittima il «trattamento Stamina» è l’ordine di un giudice che con un proprio atto si sostituisce a decisioni che spettano agli organi tecnico scientifici nonostante la stessa Corte Costituzionale con sen. 26 maggio 1998 n. 185 in riferimento al «multi trattamento Di Bella», per alcuni profili simile alla vicenda «Stamina», ha chiarito che essa «non è chiamata, né potrebbe esserlo, a sostituire il proprio giudizio alle valutazioni che, secondo legge, devono essere assunte nelle competenti sedi, consapevole com’è dell’essenziale rilievo che, in questa materia, hanno gli organi tecnico-scientifici» –:

per quali motivi fino ad oggi il Ministro interrogato non abbia mai fatto ricorso avverso le sentenze di quei giudici del lavoro che, nonostante le evidenze scientifiche e la mancanza di un protocollo medico, hanno con una loro sentenza obbligato gli spedali civili di Brescia a somministrate il metodo Stamina e se non ritenga opportuno da ora in avanti intervenire in sede giurisdizionale al fine di tutelare effettivamente il diritto alla salute così come previsto dall’articolo 32 della nostra Costituzione.

Lenzi (primo firmatario), Bellanova, Murer, Casati, Capone, Beni, Aamato, Iori, Piccione, Scuvera, Grassi, Biondelli, Patriarca, Miotto, Sbrollini, Carnevali e D’Incecco

Interrogazione a risposta in Commissione affari sociali presentata il 22 gennaio 2014

La risposta del sottosegretario Paolo Fadda

(seduta di commissione del 28 gennaio 2014)

In merito alla questione posta con l’atto ispettivo in esame, ritengo doveroso precisare che numerosi ricorsi d’urgenza ai sensi dell’articolo 700 del codice di procedura civile, cui fa riferimento l’atto ispettivo, finora proposti dinanzi ai giudici del lavoro in tutto il territorio nazionale; talvolta dopo che il proponente aveva anche modificato la sua residenza in ragione di una precedente pronuncia da parte del giudice, al fine di ottenere il provvedimento di autorizzazione alla cura con il c. d. «metodo Stamina», non sono mai stati notificati al Ministero della salute.

In tali casi, l’intervento di questo Ministero in giudizio è stato reso di fatto impossibile, anche in considerazione del numero particolarmente elevato dei ricorsi presentati e della celerità tipica della procedura giurisdizionale delineata dall’articolo 700.

Invece, in ogni contenzioso in cui il Ministero della salute è stato ritualmente investito quale parte in causa, tramite notifica a cura dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato, si è provveduto tempestivamente a fornire per la difesa dell’Avvocatura distrettuale ogni elemento utile a sostenere le ragioni scientifiche e gli aspetti giuridici per respingere le richieste avanzate con i ricorsi.

(Nel file audio della seduta di commissione la discussione dell’interrogazione inizia al minuto 15′ 48″ e si conclude al minuto 18’31”)

(fonte della registrazione audio: Gr Parlamento Rai)

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