I lavori della Camera in diretta

Diritti dei detenuti e popolazione carceraria, gli emendamenti in Commissione giustizia

Emendamenti al disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 23 dicembre 2013, n.146, recante misure urgenti in tema di tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e di riduzione controllata della popolazione carceraria (testo del disegno di legge)

Emendamento 1.4

  Al comma 1, prima della lettera a) è inserita la seguente:
   0a) all’articolo 275 il comma 4 è sostituito dal seguente:
  «4. Al fine di tutelare il diritto alla genitorialità, non può essere disposta la custodia cautelare in carcere quando imputati siano una donna incinta o una madre con figli di età non superiore a dieci anni con lei conviventi, ovvero il padre, qualora la madre sia deceduta o impossibilitata a dare assistenza ai figli, o nel caso in cui i minori vengano a trovarsi in situazione di abbandono, incuria o pericolo a seguito dell’applicazione della misura. Tuttavia, nell’ipotesi in cui sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, può essere disposta la custodia cautelare presso case-famiglia protette. Il giudice può inoltre, ove ragionevoli motivi attinenti alla tutela dello sviluppo psico-fisico del minore lo rendano raccomandabile, estendere l’applicazione del presente comma anche alla madre con tigli di età superiore a dieci anni. Non può essere disposta la custodia cautelare in carcere, salvo che sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, quando l’imputato sia persona che ha superato l’età di settanta anni».
Maria AMATO, Paolo BENI, Franca Maria Grazia BIONDELLI, Salvatore CAPONE, Elena CARNEVALI, Ezio Primo CASATI, Vittoria D’INCECCO, Gero GRASSI, Edoardo PATRIARCA, Teresa PICCIONE

Emendamento 1.2

  Al comma 1, dopo la lettera a) è inserita la seguente:
   a-ter) l’articolo 285-bis è sostituito dal seguente:
  «Art. 285-bis – (Custodia cautelare in casa-famiglia protetta). – 1. Se la persona da sottoporre a custodia cautelare è una madre con figli di età non superiore a dieci anni con lei conviventi, ovvero un padre, qualora la madre sia deceduta o impossibilitata a dare assistenza ai figli, o nel caso in cui i minori vengano a trovarsi in situazione di abbandono, incuria o pericolo a seguito dell’applicazione della misura, il giudice, in luogo della custodia cautelare presso gli istituti penitenziari, dispone la custodia presso le case-famiglia protette; il giudice può, ove ragionevoli motivi attinenti alla tutela dello sviluppo psico-fisico del minore lo rendano raccomandabile, estendere l’applicazione del presente articolo anche alla madre con figli di età superiore a dieci anni».
Maria AMATO, Paolo BENI, Franca Maria Grazia BIONDELLI, Salvatore CAPONE, Elena CARNEVALI, Ezio Primo CASATI, Vittoria D’INCECCO, Gero GRASSI, Edoardo PATRIARCA, Teresa PICCIONE

Emendamento 1.3

  Al comma 1, dopo la lettera a) è inserita la seguente:
   a-bis) all’articolo 285, comma 1, dopo le parole: «istituto di custodia» sono inserite le seguenti: «o presso una casa-famiglia protetta, in caso di madre con figli di età inferiore ad anni dieci con lei conviventi ovvero padre, qualora la madre sia deceduta o impossibilitata a dare assistenza ai figli, o nel caso in cui i minori vengano a trovarsi in situazione di abbandono, incuria o pericolo a seguito dell’applicazione della misura,».
Maria AMATO, Paolo BENI, Franca Maria Grazia BIONDELLI, Salvatore CAPONE, Elena CARNEVALI, Ezio Primo CASATI, Vittoria D’INCECCO, Gero GRASSI, Edoardo PATRIARCA, Teresa PICCIONE

Emendamento 3.10

  Al comma 1 prima della lettera a) sono inserite le seguenti:
   0a) all’articolo 30, dopo il comma 2 è inserito il seguente:
  Qualora il familiare di cui al primo comma abbia un’età inferiore ai dieci anni e sia figlio della detenuta o dell’internata, il giudice autorizza quest’ultima, con provvedimento adottato d’urgenza, a recarsi presso la struttura ospedaliera e a permanervi per l’intera durata del ricovero.
   0a-bis) Dopo l’articolo 30-quater è inserito il seguente articolo:
  «Art. 30-quinquies. – (Ricovero ospedaliero del minore). – 1. In caso di invio al pronto soccorso o di ricovero in una struttura ospedaliera di minore affidato alla madre detenuta, quest’ultima deve essere autorizzata, con provvedimento da adottare con urgenza, ad accompagnare il figlio nonché a soggiornare presso la struttura ospedaliera per tutto il periodo del ricovero.
  2. In ipotesi di necessità e urgenza, il provvedimento di cui al comma 1 può essere disposto dall’autorità locale di pubblica sicurezza competente per il controllo della detenzione ovvero dalla direzione della casa famiglia protetta, che ne informa la prefettura-ufficio territoriale del Governo e il Tribunale di Sorveglianza e dispone le opportune verifiche; successivamente il provvedimento è sottoposto alla convalida del magistrato, competente.
Maria AMATO, Paolo BENI, Franca Maria Grazia BIONDELLI, Salvatore CAPONE, Elena CARNEVALI, Ezio Primo CASATI, Vittoria D’INCECCO, Gero GRASSI, Edoardo PATRIARCA, Teresa PICCIONE

Emendamento 3.12

  Al comma 1 prima della lettera a) è inserita la seguente:
   000a) All’articolo 18 sono apportate le seguenti modificazioni:
  1) Dopo il comma 3 sono inseriti i seguenti:
  «3-bis. Al fine di tutelare la genitorialità e i rapporti con la famiglia, sono sempre garantiti i colloqui delle madri e dei padri detenuti o internati con i tigli minori, salvo che in caso di maltrattamenti o abusi o per comprovate ragioni a tutela del minore stesso.
  3-ter. Per ridurre l’impatto del carcere sui minori figli di genitori detenuti, sono realizzati, all’interno degli istituti, appositi spazi con finalità socio-educative, al fine di facilitare l’attesa dell’incontro attraverso attività ludiche per i bambini, nonché preparandoli al colloquio. In tali spazi è garantita la presenza di almeno un educatore il quale:
   a) accompagna e prende in carico la famiglia preparandola al colloquio con il detenuto;
   b) prepara l’ambiente di gioco prestando attenzione all’età e alle esigenze dei minori;
   c) osserva le dinamiche comportamentali dei minori nonché le dinamiche bambino-adulto e interviene sulle eventuali situazioni di disagio;
   d) agevola il dialogo, le relazioni e il confronto fra i genitori accompagnatori;
   e) fornisce risposte educative ai genitori e offre consulenze personalizzate;
   f) attiva un lavoro individuale con il genitore detenuto in una prospettiva di responsabilità genitoriale e reinserimento sociale.
  3-quater. I colloqui dei figli con madri e padri detenuti sono svolti in locali tali da rispettare la sensibilità dei minori e senza mezzi divisori o all’aperto, garantendo la possibilità di trascorrere tempo ludico e affettivo con il proprio genitore. Tali colloqui con i bambini, anche accompagnati da altro familiare, avvengono in orari o luoghi diversi da quelli utilizzati per gli incontri di soggetti maggiorenni con detenuti o internati, preferibilmente nel pomeriggio e nei giorni festivi per non compromettere l’attività scolastica.
  3-quinquies. I colloqui dei minori con genitori detenuti devono essere concessi anche fuori dai limiti temporali stabiliti dal comma 8 dell’articolo 37 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000 n. 230. La durata di detti colloqui, regolata sulla base delle esigenze pedagogiche del minore, non potrà essere inferiore ad un’ora, salvo che per volontà dei colloquianti o tutela del minore stesso e potrà essere estesa anche a parte della giornata ed alla consumazione di un pasto».
  2) Dopo il comma 5 è inserito il seguente:
  «5-bis. Salvo che per ragioni attinenti la tutela e l’interesse del minore, oltre ai colloqui previsti dal comma 2 dell’articolo 39 dei decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno n. 230, sono garantiti fra i minori e i genitori detenuti colloqui telefonici in numero non inferiore a quattro al mese, cumulabili con i colloqui verso altri soggetti ed aventi durata, massima di quindici minuti.
Maria AMATO, Paolo BENI, Franca Maria Grazia BIONDELLI, Salvatore CAPONE, Elena CARNEVALI, Ezio Primo CASATI, Vittoria D’INCECCO, Gero GRASSI, Edoardo PATRIARCA, Teresa PICCIONE

Emendamento 3.11

  Al comma 1 prima della lettera a) è inserita la seguente:
   00a) L’articolo 28 è sostituito dal seguente:
  «articolo 28 – (Rapporti con la famiglia). – 1. Particolare cura è dedicata a mantenere, migliorare o ristabilire le relazioni affettive ed educative dei detenuti e degli internati con le famiglie e in special modo con i figli minorenni.
  2. Gli operatori psicopedagogici prestano, all’interno degli istituti, assistenza alle famiglie al fine di affrontare la crisi dell’allontanamento del soggetto detenuto dal nucleo famigliare e rendere possibile il mantenimento di un rapporto educativo con i figli.
  3. La responsabilità genitoriale delle madri e dei padri detenuti, che non deve interrompersi durante la detenzione, viene incentivata favorendo i colloqui con i figli, anche mediante spazi idonei all’incontro.
Maria AMATO, Paolo BENI, Franca Maria Grazia BIONDELLI, Salvatore CAPONE, Elena CARNEVALI, Ezio Primo CASATI, Vittoria D’INCECCO, Gero GRASSI, Edoardo PATRIARCA, Teresa PICCIONE

Emendamento 3.9

  Al comma 1 la lettera f) è sostituita dalla seguente:
   f) All’articolo 47-ter sono apportate le seguenti modificazioni:
    1) il comma 1 lettera b) è sostituito dal seguente:
   «b) padre, esercente la potestà, di figli di età inferiore ad anni dieci con lui conviventi, quando la madre sia deceduta o altrimenti impossibilitata a dare assistenza ai figli, ovvero i minori vengano a trovarsi in situazione di abbandono, incuria o pericolo a seguito dell’esecuzione della pena».
    2) al comma 1-bis, le parole: «e sempre che tale misura sia idonea ad evitare il pericolo che il condannato commetta altri reati» sono soppresse;
    3) dopo il comma 1-quater è inserito il seguente:
   «1-quinquies. L’autorità giudiziaria competente può, ove ragionevoli motivi attinenti alla tutela dello sviluppo psicofisico del minore lo rendano raccomandabile, estendere l’applicazione del comma 1, lettere a) e b), anche alla madre o al padre di figli di età superiore a dieci anni.
    4) il comma 4-bis è abrogato.
Maria AMATO, Paolo BENI, Franca Maria Grazia BIONDELLI, Salvatore CAPONE, Elena CARNEVALI, Ezio Primo CASATI, Vittoria D’INCECCO, Gero GRASSI, Edoardo PATRIARCA, Teresa PICCIONE

Emendamento 3.7

  Al comma 1 dopo la lettera f) è inserita la seguente:
   f-ter) dopo l’articolo 47-sexies sono inseriti i seguenti articoli:
  «Art. 47-septies. – (Detenzione in case-famiglia protette). – 1. Le madri di figli di età non superiore a dieci anni devono espiare la propria pena, qualora non possa essere disposta una detenzione con regime più favorevole, nelle case-famiglia protette; il giudice può, ove ragionevoli motivi attinenti alla tutela dello sviluppo psicofisico del minore lo rendano raccomandabile, estendere l’applicazione del presente articolo anche alle madri con figli di età superiore a dieci anni.
  2. La detenzione in case-famiglia protette può essere concessa, alle stesse condizioni previste per la madre, anche al padre detenuto, se la madre è deceduta o impossibilitata a dare assistenza ai figli, ovvero i minori vengano a trovarsi in situazione di abbandono, incuria o pericolo a seguito dell’esecuzione della pena.
  3. La detenzione in case-famiglia protette è revocata se il comportamento del genitore, contrario alla legge o alle prescrizioni impartite, appare incompatibile con la prosecuzione delle misure.
  4. La detenzione nelle forme di cui al presente articolo comporta, per il tempo in cui è applicata, la sospensione della pena accessoria della decadenza dalla potestà dei genitori e dalla pena accessoria della sospensione dell’esercizio della potestà dei genitori.
  Art. 47-octies. – (Limiti di applicabilità). – 1. Nel caso in cui la pena accessoria della decadenza della potestà di genitore derivi da una delle condotte illecite contemplate nell’articolo 330 del codice civile, la detenzione in case-famiglia protette di cui all’articolo 47-septies non si applica e, se concessa, è immediatamente revocata».
Maria AMATO, Paolo BENI, Franca Maria Grazia BIONDELLI, Salvatore CAPONE, Elena CARNEVALI, Ezio Primo CASATI, Vittoria D’INCECCO, Gero GRASSI, Edoardo PATRIARCA, Teresa PICCIONE

Emendamento 3.8

  Al comma 1 dopo la lettera f) è inserita la seguente:
   f-bis) all’articolo 47-quinquies sono apportate le seguenti modificazioni:
    1) al comma 1, le parole: «, se non sussiste un concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti e se vi è la possibilità di ripristinare fa convivenza con i figli,» sono soppresse;
    2) il comma 1-bis è sostituito dal seguente:
  «L’espiazione di almeno un terzo della pena o di almeno quindici anni, prevista dal comma 1 del presente articolo, può avvenire presso le case-famiglia protette, ovvero se non sussiste un concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti o di fuga, nella propria abitazione, o in altro luogo di privata dimora, ovvero in luogo di cura, assistenza o accoglienza, al fine di provvedere alla cura e all’assistenza dei figli. In caso di impossibilità di espiare la pena nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora, la stessa può essere espiata nelle case-famiglia protette. L’autorità giudiziaria competente può, ove ragionevoli motivi attinenti alla tutela dello sviluppo psico-fisico del minore lo rendano raccomandabili, estendere l’applicazione del comma 1 anche alla madre di figli di età superiore a dieci anni».
Maria AMATO, Paolo BENI, Franca Maria Grazia BIONDELLI, Salvatore CAPONE, Elena CARNEVALI, Ezio Primo CASATI, Vittoria D’INCECCO, Gero GRASSI, Edoardo PATRIARCA, Teresa PICCIONE

Emendamento 3.6

  Al comma 1, dopo la lettera h) è inserita la seguente:
   h-bis) dopo l’articolo 67-bis sono inseriti i seguenti articoli:
  «Art. 67-ter. – (Case-famiglia protette). – 1. Le case-famiglia protette devono essere realizzate fuori dagli istituti penitenziari e organizzate con caratteristiche che tengano conto in modo adeguato delle esigenze psicofisiche dei minori, ispirandosi ai seguenti criteri:
   a) priorità della prospettiva di cura educativa e rieducativa;
   b) presenza di personale in possesso di competenze pedagogiche ed educative per l’infanzia;
   c) previsione di un ambiente e di arredi adatti alle esigenze del minore e al rapporto tra genitori e figli, con aree dedicate al gioco, anche all’aria aperta;
   d) facilitazioni nelle relazioni con l’esterno, la frequentazione con altri bambini nelle strutture educative esterne (asili nido, scuole dell’infanzia o primarie), utilizzando anche mezzi di trasporto e personale idoneo ad accompagnare i minori;
  2. Il personale operante nelle case-famiglia protette è composto per il 50 per cento da personale penitenziario con funzioni di vigilanza e custodia e, per il rimanente 50 per cento, da personale a cui è affidata la cura educativa e il coordinamento delle attività svolte. Il personale penitenziario operante in tali strutture non indossa divise o uniformi.
  3. Al personale educativo si richiede una formazione di educatore esperto in pedagogia o in psicologia dell’infanzia e dell’adolescenza, con specifico riferimento alle realtà detentive, preferibilmente con esperienza di tirocinio presso tali strutture.
  4. La sicurezza nelle case-famiglia protette è garantita dalle prefetture-uffici territoriali del Governo, in coordinamento con la magistratura di sorveglianza e con il direttore, e si avvale degli strumenti di controllo compatibili con la presenza di soggetti minori, ivi incluse apparecchiature di videosorveglianza e telesorveglianza, per quanto possibile, non visibili o percepibili dagli stessi.
  5. Il Ministro della giustizia, di concerto con i Ministri del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca e dell’Interno può stipulare con gli Enti Locali, i Comuni, le Associazioni del settore e le Cooperative Sociali apposite convenzioni al fine di favorire l’accesso dei figli delle madri detenute agli asili nido ed alle scuole dell’infanzia.
Maria AMATO, Paolo BENI, Franca Maria Grazia BIONDELLI, Salvatore CAPONE, Elena CARNEVALI, Ezio Primo CASATI, Vittoria D’INCECCO, Gero GRASSI, Edoardo PATRIARCA, Teresa PICCIONE

Emendamento 6.30

Dopo il comma 1 inserire il seguente:

  « 2. Dopo l’articolo 16 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 è inserito il seguente articolo:

  «Art. 16-bis. – (Revoca dell’espulsione in casi particolari). – 1. Nell’ipotesi in cui l’espulsione sia disposta o debba essere eseguita nel corso o al termine dell’espiazione di una pena detentiva, anche a titolo di misura alternativa o sostitutiva della pena detentiva, nei confronti di madre con figli minori di anni dieci o del padre, se la madre è deceduta o impossibilitata e non vi è modo di affidare i figli ad altri che al padre, il giudice competente, su ricorso di parte o in sede di convalida, fuori dai termini previsti per l’impugnazione, può disporre la revoca del decreto qualora accerti che la permanenza corrisponda all’interesse del minore, che lo stesso sia inserito nel tessuto sociale nel territorio italiano e, in ogni caso, che l’espulsione pregiudicherebbe lo sviluppo psico-fisico del minore. L’esecuzione del provvedimento di espulsione è sospesa fino alla decisione del giudice adito ai sensi del periodo precedente».

Maria AMATO, Paolo BENI, Franca Maria Grazia BIONDELLI, Salvatore CAPONE, Elena CARNEVALI, Ezio Primo CASATI, Vittoria D’INCECCO, Gero GRASSI, Edoardo PATRIARCA, Teresa PICCIONE

Emendamento 3.6

Al comma 1, dopo la lettera h) è inserita la seguente:

   h-bis) dopo l’articolo 67-bis sono inseriti i seguenti articoli:

  «Art. 67-ter. – (Case-famiglia protette). – 1. Le case-famiglia protette devono essere realizzate fuori dagli istituti penitenziari e organizzate con caratteristiche che tengano conto in modo adeguato delle esigenze psicofisiche dei minori, ispirandosi ai seguenti criteri:

   a) priorità della prospettiva di cura educativa e rieducativa;

   b) presenza di personale in possesso di competenze pedagogiche ed educative per l’infanzia;

   c) previsione di un ambiente e di arredi adatti alle esigenze del minore e al rapporto tra genitori e figli, con aree dedicate al gioco, anche all’aria aperta;

   d) facilitazioni nelle relazioni con l’esterno, la frequentazione con altri bambini nelle strutture educative esterne (asili nido, scuole dell’infanzia o primarie), utilizzando anche mezzi di trasporto e personale idoneo ad accompagnare i minori;

  2. Il personale operante nelle case-famiglia protette è composto per il 50 per cento da personale penitenziario con funzioni di vigilanza e custodia e, per il rimanente 50 per cento, da personale a cui è affidata la cura educativa e il coordinamento delle attività svolte. Il personale penitenziario operante in tali strutture non indossa divise o uniformi.

  3. Al personale educativo si richiede una formazione di educatore esperto in pedagogia o in psicologia dell’infanzia e dell’adolescenza, con specifico riferimento alle realtà detentive, preferibilmente con esperienza di tirocinio presso tali strutture.

  4. La sicurezza nelle case-famiglia protette è garantita dalle prefetture-uffici territoriali del Governo, in coordinamento con la magistratura di sorveglianza e con il direttore, e si avvale degli strumenti di controllo compatibili con la presenza di soggetti minori, ivi incluse apparecchiature di videosorveglianza e telesorveglianza, per quanto possibile, non visibili o percepibili dagli stessi.

  5. Il Ministro della giustizia, di concerto con i Ministri del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca e dell’Interno può stipulare con gli Enti Locali, i Comuni, le Associazioni del settore e le Cooperative Sociali apposite convenzioni al fine di favorire l’accesso dei figli delle madri detenute agli asili nido ed alle scuole dell’infanzia.

Maria AMATO, Paolo BENI, Franca Maria Grazia BIONDELLI, Salvatore CAPONE, Elena CARNEVALI, Ezio Primo CASATI, Vittoria D’INCECCO, Gero GRASSI, Edoardo PATRIARCA, Teresa PICCIONE

Emendamento 7.51

  Dopo le parole: le comunità terapeutiche e di accoglienza sono inserite le seguenti: gli Istituti a Custodia Attenuata per Madri detenute, le case-famiglia protette.
Maria AMATO, Paolo BENI, Franca Maria Grazia BIONDELLI, Salvatore CAPONE, Elena CARNEVALI, Ezio Primo CASATI, Vittoria D’INCECCO, Gero GRASSI, Edoardo PATRIARCA, Teresa PICCIONE

Emendamenti presentati il 21 gennaio 2014 in Commissione giustizia

L'iter del provvedimento
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