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Ricerca sugli animali, la posizione del governo

Ricerca sugli animali, la posizione del governo

Lo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva europea 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici rimane ferma in commissione poiché mancano ancora i pareri della Conferenza Stato-Regioni (in via di trasmissione) e della Commissione bilancio.

Nella seduta di ieri, il sottosegretario Paolo Fadda ha risposto ai rilievi formulati dai commissari nelle giornate precedenti

Fadda ha ricordato che il ritardo con cui è stata recepita la direttiva ha determinato l’avvio di una procedura di infrazione che il governo spera di risolvere con l’adozione definitiva dello schema di decreto legislativo. Le cause del ritardo sono legate alla difficoltà di trovare un punto di mediazione tra le posizioni contrastanti che l’argomento dell’utilizzo degli animali a fini scientifici produce.

Lo sforzo compiuto dal governo nella stesura del decreto legislativo, ispirato ai criteri di delega che parlamento e governo hanno individuato mediante l’articolo 13 della legge di delegazione n. 96 del 2013,cerca di garantire un «giusto e oggettivo equilibrio tra lo spirito e la finalità della direttiva e le razionali e corrette misure a tutela della sicurezza animale», per cui le «due anime» che convivono nel provvedimento «non devono essere considerate in contrasto per finalità, ma devono invece costituire due lati di un medesimo fenomeno».

Fadda ha aggiunto che il governo deve sforzarsi di garantire l’equilibrio tra le due posizioni e allo stesso tempo di predisporre un decreto con i contenuti più coerenti ai criteri di delega, alla direttiva e quanto più condiviso con le tutte posizioni politiche. Il governo è disponibile ad apportare modifiche migliorative del testo, che dovessero emergere dal parere, favorevole con osservazioni, che la Conferenza Stato-regioni ha adottato nella seduta del 16 gennaio scorso e che deve essere trasmesso formalmente, e dal parere delle commissioni parlamentari. Così esiste la disponibilità a redistribuire le risorse previste all’articolo 41 dello schema di decreto per l’implementazione dei metodi alternativi e per la formazione specialistica.

Fadda ha anche chiarito la ratio sottesa alla norma che rinvia al 1° gennaio 2017 l’entrata in vigore di alcuni divieti: vanno interpretati come «una ulteriore occasione che a livello istituzionale si vuole sostenere per i prossimi anni affinché siano sviluppati metodi di ricerca alternativi rispetto alla sperimentazione animale».

Dopo l’intervento del sottosegretario, la relatrice del provvedimento, Maria Amato (Pd) ha ricordato che ritenere indispensabile la sperimentazione animale non significa affatto disconoscere l’importanza di implementare i metodi alternativi, che prevedono il minor utilizzo possibile degli animali. Solo che al momento la scienza non è in grado di sostituire la sperimentazione animale con altri metodi poiché questi richiedono tempi lunghi, quindi è «un preciso dovere delle istituzioni contribuire allo sviluppo della ricerca scientifica, privilegiando l’attenzione verso il risultato piuttosto che quella per il metodo seguito». Spesso, infatti, accade che un progetto di ricerca sia valutato innanzitutto per il numero di animali che si prevede vengano sacrificati anziché per il risultato atteso.

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