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Sovraffollamento carceri, le novità su stupefacenti e affidamento in prova

Sovraffollamento carceri, le novità su stupefacenti e affidamento in prova

La Commissione affari sociali ha iniziato ieri l’esame in sede consultiva del disegno di legge di conversione del decreto legge n 146/2013 che contiene “misure urgenti in tema di tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e di riduzione controllata della popolazione carceraria”.

Il relatore, Gian Luigi Gigli (Per l’Italia), ha illustrato il contenuto del provvedimento, che segue altri due decreti (poi convertiti rispettivamente dalle leggi n. 9 del 2012 e n. 94 del 2013) sullo stesso argomento, del quale si sono occupati anche il messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica, la sentenza della Corte costituzionale n. 279 del 2013 e la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo 8 gennaio 2013, che ha dato all’Italia un anno di tempo per risolvere il problema del sovraffollamento carcerario, sospendendo sino al 24 maggio 2014 ogni ulteriore decisione.

Le misure generali

Il decreto prevede, come regola generale, la prescrizione da parte del giudice del braccialetto elettronico nell’applicazione degli arresti domiciliari e della detenzione domiciliare; l’introduzione della liberazione anticipata speciale, che porta da 45 a 75 giorni per semestre – per il periodo dal 1 gennaio 2010 al 24 dicembre 2015 – la detrazione di pena già prevista per la liberazione anticipata ordinaria; l’applicazione a regime della disposizione che consente di scontare presso il domicilio la pena detentiva non superiore a 18 mesi, anche se parte residua di maggior pena; l’estensione dell’ambito applicativo dell’espulsione come misura alternativa alla detenzione, prevista dal testo unico immigrazione, insieme con uno snellimento delle procedure di identificazione; l’istituzione, presso il Ministero della giustizia, del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.

Modifiche al testo unico sugli stupefacenti

Riguardano più da vicino le competenze della Commissione affari sociali gli articoli 2, 3 e 8 del decreto. L’articolo 2 modifica il testo unico sugli stupefacenti,trasformando in autonoma fattispecie di reato la circostanza attenuante del delitto di detenzione e cessione illecita di stupefacenti (“attenuante di lieve entità”). In questo modo la pena per reati di minore gravità come il piccolo spaccio è ridotta.

Il testo originario dell’articolo 73 del testo unico sugli stupefacenti prevedeva una distinzione tra i reati sulola base del tipo di droga coinvolta (pesante o leggera). In seguito la legge Fini-Giovanardi (n. 49 del 2006) ha introdotto due disposizioni che sono attualmente all’esame della Corte costituzionale in quanto oggetto di una questione incidentale di legittimità costituzionale, sia per un sospetto di uso improprio della decretazione d’urgenza in assenza di tale requisito, sia per la mancata proporzionalità nell’erogazione delle pene che si sarebbe determinata per l’aver collocato in un unico contenitore sia i reati relativi alle droghe leggere che a quelle pesanti.

Il comma 1, lettera b), dell’articolo 2 del decreto-legge interviene sulla disciplina dell’affidamento terapeutico al servizio sociale di tossicodipendenti ed alcooldipendenti (“affidamento in prova in casi particolari”), abrogando il divieto di disporre per più di due volte l’affidamento terapeutico al servizio sociale di cui al comma 5 dell’articolo 94 del Testo Unico stupefacenti. Questa misura consiste in una particolare forma di affidamento in prova in favore dei tossicodipendenti e degli alcooldipendenti per la cui concessione, a domanda, sono richiesti alcuni requisiti: il condannato deve essere persona che ha in corso o che intende sottoporsi ad un programma terapeutico di recupero; il programma deve essere concordato dal condannato con una Asl o con altri enti, pubblici e privati, espressamente indicati; una struttura sanitaria pubblica o privata deve attestare lo stato di tossicodipendenza o alcooldipendenza e l’idoneità, ai fini del recupero, del programma terapeutico concordato.

Le ragioni per cui il decreto ha introdotto questa modifica dipendono dalla particolare condizione in cui tossicodipendenti e alcooldipendenti si trovano, che li espone al rischio di frequenti recidive. La relazione illustrativa del disegno di legge di conversione ritiene «più opportuno non escludere del tutto la possibilità di ulteriori accessi a misure di recupero extramurarie dalla forte valenza sul piano socio-sanitario».

Affidamento in prova al servizio sociale

L’articolo 3, comma 1, lettere c), d) ed e), del decreto-legge, invece, apporta modifiche all’ordinamento penitenziario (legge n. 354 del 1975) per la disciplina dell’affidamento in prova al servizio sociale, fin qui applicabile ai condannati a pena detentiva non superiore a tre anni, per un periodo uguale a quello della pena da scontare, sempre che, sulla base dei risultati dell’osservazione della personalità, si possa ritenere che il provvedimento contribuisca alla rieducazione del reo e assicuri la prevenzione dal pericolo che egli commetta altri reati.

La lettera c) del comma 1 dell’articolo 3 introduce un nuovo comma 3-bis nell’articolo 47 dell’ordinamento penitenziario, consentendo l’affidamento in prova al servizio sociale anche per alcuni nuovi casi:

– al condannato che deve espiare una pena, anche residua, non superiore a quattro anni, quando abbia mantenuto un comportamento tale da consentire il giudizio sulla rieducazione del reo e sulla prevenzione del pericolo di commissione di altri reati;

– quando tale comportamento sia stato mantenuto quantomeno nell’anno precedente alla presentazione della richiesta, trascorso in espiazione di pena, in esecuzione di una misura cautelare oppure in libertà.

La lettera d) del comma 1, modificando l’articolo 47 dell’ordinamento penitenziario, rafforza i poteri del magistrato di sorveglianza di applicare la misura in via di urgenza, sulla falsariga dell’affidamento terapeutico, previsto dall’articolo 94 del testo unico sulle tossicodipendenze.

La lettera e), infine, modifica il comma 8 dell’articolo 47 dell’ordinamento penitenziario, con un’ulteriore integrazione dei poteri di urgenza del magistrato di sorveglianza concernenti l’affidamento in prova.

Imprese e cooperative sociali che assumono detenuti

L’articolo 8 del decreto-legge differisce per un periodo massimo di sei mesi (a decorrere dal 24 dicembre 2013, data di entrata in vigore del decreto-legge) il termine per l’adozione dei regolamenti interministeriali di attuazione relativi alle misure di favore per imprese e cooperative sociali che assumono detenuti e internati. La proroga punta a «scongiurare il rischio che costoro, in ragione del ritardo nell’adozione del regolamento, si vedano privati della possibilità di usufruire di detti benefici». Sono i regolamenti previsti, rispettivamente, dall’articolo 4 della legge n. 193 del 2000, per la determinazione delle modalità ed entità dei crediti d’imposta concessi alle imprese che assumono detenuti, e dall’articolo 4, comma 3-bis, della legge n. 381 del 1991, per la determinazione della riduzione delle aliquote contributive e assistenziali sulle retribuzioni dei lavoratori corrisposte alle persone detenute o internate negli istituti penitenziari, agli ex degenti di ospedali psichiatrici giudiziari e alle persone condannate e internate ammesse al lavoro esterno.

Il dibattito

Nel corso della prima parte del dibattito sul provvedimento, Paola Binetti (Per l’Italia) ha chiesto di inserire anche il tema della medicina penitenziaria all’interno del test0 della legge di conversione, ricordano il caso di Vincenzo di Sarno, il ragazzo detenuto nel carcere di Poggioreale che, malato, ha chiesto l’eutanasia piuttosto che morire lentamente in carcere.

Vanna Iori (Pd) ha invece fatto rilevare come nel provvedimento manchi ogni riferimento al tema della genitorialità, eppure è importante garantire la regolarità dei rapporti tra figli e genitori detenuti, nell’interesse degli uni e degli altri. Attualmente si trovano in carcere cinquantadue madri con figli minori in carcere, mentre sono57.000 i minori che hanno il padre detenuto, con il quale non possono avere rapporti regolari, considerate le condizioni in cui si svolgono gli incontri tra i detenuti e i loro familiari. Diventa quindi una necessità imprescindibile consentire la custodia delle madri detenute con figli minori presso case famiglia protette, nonché l’individuazione di luoghi appositi, all’interno delle strutture carcerarie, da destinare agli incontri tra padri detenuti e i loro figli.

Andrea Cecconi (M5s) ha fatto notare che l’articolo 2 riduce la pena per fattispecie di reato di minore gravità legate agli stupefacenti, tuttavia non li depenalizza. Poiché è in corso in Commissione giustizia un dibattito concernente la depenalizzazione delle droghe leggere, sarebbe stato opportuno che il governo non intervenisse sul punto, consentendo così al parlamento di esprimersi compiutamente fino alla definizione normativa della materia.

Sull’affidamento dei tossicodipendenti ai servizi sociali ha osservato come la questione vada impostata diversamente: occorrerebbe stabilire se il tossicodipendente condannato per un reato debba entrare in una struttura carceraria oppure se debba seguire un percorso completamente diverso, di riabilitazione all’interno di strutture adeguate. Attualmente, per esempio, le comunità di recupero non hanno autorità per costringere i tossicodipendenti a seguire un percorso di cura.

Eugenia Roccella (Nuovo Centro Destra) ha chiesto che la Commissione inserisca nel parere che dovrà esprimere la necessità che alle persone detenute che soffrono di gravi patologie sia assicurata certezza delle cure e strutture adeguate. Inoltre, ha proposto alla Commissione di sottoscrivere una lettera da inviare al ministro Cancellieri per invitarla a prendere in considerazione, oggi più che mai, la condizione in cui versano i detenuti affetti da gravi patologie.

Marisa Nicchi (Sel) ha chiesto anche che la Commissione affari sociali programmi delle visite presso alcuni istituti penitenziari per verificare l’adeguatezza delle loro strutture sanitarie.

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