I lavori della Camera in diretta

Sperimentazione sugli animali, tutelare la ricerca scientifica italiana

Sperimentazione sugli animali, tutelare la ricerca scientifica italiana

La Commissione affari sociali ha proseguito oggi pomeriggio l’esame dello schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva europea 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici.

Gian Luigi Gigli (Per l’Italia) si è soffermato sull’«italica ipocrisia» che emerge dalla lettura dello schema di decreto, che, per esempio, stabilisce il divieto di allevare, ma non di utilizzare nel territorio nazionale cani, gatti e primati non umani destinati alla sperimentazione oppure rinvia al 1 gennaio 2017 l’entrata in vigore delle misure relative all’utilizzo di animali per le procedure per gli xenotrapianti e per le sostanze di abuso e quelle relative al riutilizzo di animali. Il dibattito in corso nel paese sul tema della sperimentazione è condizionato da atteggiamenti populistici e ideologici ed è preoccupante che il provvedimento in esame, a causa del suo contenuto, particolarmente rigido ed eccessivamente sbilanciato a difesa degli animali, rischi di estromettere l’Italia dal campo della ricerca in ambito internazionale. Perché provocherebbero questo alcuni divieti, come le misure relative all’utilizzo di animali per le sostanze di abuso nonché le limitazioni relative all’allevamento di animali geneticamente modificati, tutte procedure essenziali per acquisire determinate conoscenze. E’ criticabile anche la limitazione prevista dall’articolo 16 sul riutilizzo di animali da laboratorio: tale pratica si è rivelata essenziale, ad esempio, negli studi sull’epilessia, che non possono essere efficaci se non utilizzando un animale più volte.

Pia Locatelli (Misto-Psi) ha ricordato le ragioni per le quali si è venuta a produrre la problematica situazione in atto, a partire dall’articolo 13 della legge di delegazione europea, che la Camera è stata costretta ad approvare, nel testo trasmesso dal Senato, per evitare al nostro Paese di incorrere in una serie di infrazioni in ambito europeo. Per attenuare la portata di alcune disposizioni previste in quell’articolo 13, nel parere approvato dalla Commissione affari sociali era stata espressamente richiamata la necessità per cui il governo, in sede di attuazione della delega, si attenesse comunque alla normativa europea nell’applicazione dei principi e criteri direttivi. Inoltre durante l’esame in Aula del disegno di legge di delegazione europea erano stati presentati ordini del giorno che impegnavano il governo nello stesso senso. Adesso, nonostante tali precauzioni e nonostante l’accoglimento degli ordini del giorno da parte del governo, quest’ultimo ha di fatto disatteso gli impegni assunti all’atto della predisposizione dello schema di decreto legislativo.

Anche Pia Locatelli si è detta preoccupata in merito ai numerosi divieti previsti dal provvedimento, a partire da quelli concernenti gli xenotrapianti e le sostanze di abuso, che potrebbero incidere negativamente sul futuro della ricerca in Italia, limitandone le possibilità di applicazione, diversamente da quanto avviene in altri Paesi dell’Europa e, più in generale, dell’area occidentale. La direttiva europea da recepire rappresenta già un punto di equilibro perfetto tra le ragioni della scienza, da un lato, e l’esigenza di proteggere gli animali, dall’altro, mentre con l’articolo 13 si è andati ben oltre, rendendo assai più rigorosi divieti e limitazioni.

Michela Vittoria Brambilla (Forza Italia), citando un convegno su «La ricerca scientifica senza animali per il nostro diritto alla salute» tenutosi a Roma, ha ricordato come vi sia la possibilità di sostituire la sperimentazione sugli animali in molti protocolli, mentre sotto questo aspetto l’Italia si trova indietro rispetto ad altri Paesi. Ci sono molti casi in cui l’applicazione dei metodi in vitro consentirebbe di verificare in maniera più esatta gli effetti e lo controindicazioni di determinati farmaci. Da questo punto di vista l’Italia è in una posizione arretrata, anche perché solo il 16 per cento dei fondi disponibili viene utilizzato al fine di incentivare i metodi alternativi, mentre la parte restante delle risorse è impiegata per finanziare la sperimentazione sugli animali. Ha poi ricordato che in questa fase è inutile riprendere questioni che erano state affrontate durante l’approvazione della legge di delegazione europea, mentre bisogna verificare se il Governo si sia attenuto o meno ai principi e criteri direttivi contenuti nell’articolo 13 della delega all’atto della predisposizione dello schema di decreto legislativo.

Ileana Argentin (Pd) ha voluto fare alcune considerazioni che scaturiscono anche dalle esperienze personali di chi vive nella realtà della sofferenza e del dolore. Chi soffre di gravi patologie, nonostante il rispetto e l’amore per gli animali – che spesso sono tra l’altro anche di grande aiuto pratico nello svolgimento di semplici azioni domestiche – non può tuttavia esimersi dall’assumere posizioni di responsabilità nei confronti del mondo della ricerca e della scienza. La qualità della vita di persone affette da patologie gravi, come quelle neuro-muscolari, è migliorata proprio grazie alla ricerca, basti pensare all’iniziativa di Thelethon dove la disabilità viene addirittura spettacolarizzata a fini scientifici: alla ricerca non c’è infatti alternativa.

Argentin ha ricordato poi che la vicenda della ragazza di Padova, alla quale si è fatto in più occasioni riferimento, non è stata artatamente strumentalizzata, essendo la medesima vittima innocente di atti di populismo e violenza innescati da determinati meccanismi. La Commissione deve quindi assumersi la responsabilità di fare delle scelte che possano essere di aiuto a tutti e che siano fondate sul riconoscimento dell’importanza fondamentale per la ricerca scientifica della sperimentazione sugli animali, ai quali naturalmente non va arrecato dolore gratuitamente.

Elena Carnevali (Pd) ha ricordato innanzitutto che l’attenzione verso il dolore degli animali è sicuramente tenuto in considerazione da parte della scienza, che ricorre infatti al loro utilizzo laddove sia indispensabile. In tale ottica la direttiva europea prevede una serie di misure specificamente volte alla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Tuttavia l’articolo 13 della legge di delegazione europea, nel recepire tale direttiva, ha previsto principi e criteri direttivi che vanno ben oltre il contenuto della direttiva, prevedendo anche il divieto degli xenotrapianti e delle sostanze di abuso nonostante si tratti di metodi e di procedure che hanno consentito di salvare diverse vite umane.

Se, da un lato, è possibile condividere il mutamento di prospettiva proposto da Michela Vittoria Brambilla, nel senso di superare la contrapposizione tra animalisti e scienza prospettando piuttosto una diversità di vedute all’interno del mondo scientifico, meno comprensibile è il motivo per cui si dovrebbe impedire all’Italia di porsi in una posizione paritaria rispetto agli altri Paesi europei e, più in generale, dell’occidente, nei quali la ricerca viene effettuata anche mediante l’utilizzo di animali.

Inoltre è indispensabile che il dibattito sia impostato in termini civili, cosa che non è accaduta fino ad oggi, considerati gli insulti di cui sono stati oggetto coloro che sostengono a qualsiasi titolo la sperimentazione animale, anche mediante mail intimidatorie che i deputati ricevono quotidianamente.

In fase di approvazione della legge di delegazione europea, era stata sottolineata da più parti e con tutti gli strumenti possibili la necessità di non andare oltre il contenuto della direttiva europea, richiamando espressamente il comma 2 dell’articolo 13, mentre il governo non ha tenuto conto di questo nella predisposizione dello schema di decreto legislativo in oggetto. Non può essere elusa, quindi, l’esigenza di approvare una normativa conforme a quella degli altri Paesi europei, in modo da consentire all’Italia di contribuire all’evoluzione della ricerca scientifica in condizioni di parità con essi.

Andrea Cecconi (M5s), dopo aver criticato il metodo seguito dal governo al momento dell’approvazione della legge di delegazione europea, quando la Camera dovette approvare il testo che era stato trasmesso dal Senato senza poterlo modificare, ha affermato che alcuni aspetti centrali dello schema di decreto sono inaccettabili per il Movimento 5 Stelle, che riconosce la validità delle ragioni degli animalisti e che è favorevole allo sviluppo e alla diffusione di metodi alternativi alla sperimentazione sugli animali.

Vanna Iori (Pd), riferendosi all’intervento di Michela Vittoria Brambilla, ha fatto presente che se può ritenersi condivisibile la considerazione per cui non è corretto contrapporre gli animalisti alla scienza, sembra altrettanto poco corretto contrapporre la «ricerca» alle ricerche alternative visto che non si capisce quale sia l’elemento che porta a definire un metodo «ortodosso» rispetto ai metodi alternativi. Per tale ragione, occorre individuare in primo luogo l’oggetto che determina ciascun metodo di ricerca.

Massimo Enrico Baroni (M5s) ha fatto notare come la scienza abbia da tempo abbandonato paradigmi deterministici e assoluti, per cui quando si giustifica in qualche modo il dolore degli animali, in nome di esigenze superiori, si compie un esercizio di falsificazione morale. Per questo sarebbe opportuno utilizzare un atteggiamento nuovo, di tipo dubitativo, che viene seguito anche da parte degli stessi comitati di bioetica, per cui la scienza si prende carico del dolore.

Durante la seduta la Commissione, su proposta della relatrice Teresa Piccione (Pd), ha espresso parere favorevole al disegno di legge di conversione del decreto legge sull’Imu.

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