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Sperimentazione sugli animali, perché non può essere annullata

Sperimentazione sugli animali, perché non può essere annullata

La Commissione affari sociali torna a occuparsi di vivisezione con l’esame dello schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva Ue sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici.
In attesa del parere della Conferenza Stato-Regioni, la relatrice Maria Amato (Pd) ha svolto la relazione introduttiva sui contenuti del decreto, che contiene 42 articoli e nove allegati.
Prima di illustrarne il contenuto però, ha ricordato alcuni punti preliminari che molto spesso le associazioni che difendono gli animali e la stampa trascurano.
In particolare, in Italia è vietata la vivisezione; i cosiddetti sistemi alternativi si basano sul «metodo delle tre R», nel senso di raffinare, ridurre e rimpiazzare per quanto possibile l’utilizzo degli animali, che non viene pertanto escluso; l’applicazione dei metodi complementari richiede un percorso di sperimentazione della durata media di dieci anni; gli xenotrapianti si sono rivelati fondamentali nei trapianti di organi.
Non è pensabile vietare completamente la sperimentazione sugli animali, perché ciò non consentirebbe all’Italia di confrontarsi, a livello di ricerca e di convegni internazionali, con gli altri Paesi, quali gli Stati Uniti e il mondo anglosassone, in cui la sperimentazione è ammessa.
È quindi, impossibile sostituire gli animali per la sperimentazione dei farmaci, in quanto non tutto può essere testato in vitro o su cellule, trattandosi di sistemi che non daranno mai conto, ad esempio, del dolore oppure degli effetti collaterali di un farmaco.

Lo schema di decreto legislativo
Lo schema di decreto legislativo attua la delega contenuta nell’articolo 13 della legge di delegazione europea n. 96 del 2013, relativa al recepimento nell’ordinamento interno della direttiva 2010/63/UE «sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici».
Lo schema, pur riproducendo alla lettera buona parte della direttiva, introduce una parte discrezionale con un livello superiore e più restrittivo di regolazione rispetto a quello europeo, la cui applicazione viene in parte differita al 1 gennaio 2017.

Le maggiori restrizioni
In particolare, vengono introdotte, in difformità della normativa europea in materia, le seguenti disposizioni:
divieto degli esperimenti e delle procedure che non prevedono anestesia o analgesia, qualora esse comportino dolore all’animale, ad eccezione dei casi di sperimentazione di anestetici o di analgesici;
divieto di utilizzo di animali per gli esperimenti bellici, per gli xenotrapianti e per le ricerche su sostanze d’abuso, negli ambiti sperimentali e di esercitazioni didattiche prevedendo una deroga per le esercitazioni didattiche nell’ambito della formazione universitaria in medicina veterinaria e dell’alta formazione dei medici e dei veterinari;
divieto di allevare, ma non di utilizzare, nel territorio nazionale cani, gatti e primati non umani destinati alla sperimentazione.
Sono rinviate al 1 gennaio 2017 le misure relative all’utilizzo di animali per le procedure per gli xenotrapianti e per le sostanze di abuso e quelle relative al riutilizzo di animali se non in procedure successive classificate «lieve» e «non risveglio».
A questo proposito, la relazione al provvedimento precisa che la scelta di intervenire con un intervento che supera il livello di regolazione europeo «persegue la finalità, ritenuta primaria e imprescindibile, di rafforzamento della tutela animale, fermo restando l’obiettivo primario delle ricerche finalizzate alla salute umana, anche in ragione delle sensibilità espresse al riguardo da parte delle popolazione (formulate attraverso le associazioni a difesa degli animali)».
Per quanto riguarda il differimento di alcuni termini al 1 gennaio 2017, la relazione argomenta tale scelta con la necessità di «consentire ai soggetti interessati opportuni tempi di adeguamento e di poter consentire lo sviluppo di approcci alternativi idonei a fornire lo stesso livello o un livello superiore di informazioni, rispetto a quello ottenuto dalle procedure che usano animali».

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