Chiarezza sui fondi per la campagna contro l’Hiv

Al Ministro della salute. — Per sapere

– premesso che:
– negli ultimi tempi l’attenzione dell’opinione pubblica e degli organi di informazione si è andata fortemente ridimensionando nei confronti dell’Hiv, tuttavia, a 30 anni dalla prima epidemia, torna il rischio contagio anche nei paesi economicamente più avanzati. Come evidenziato dai dati diffusi dal Centro di controllo e prevenzione europeo (Ecdc) e dall’Oms in occasione della Giornata mondiale contro l’Aids, nel 2012 le infezioni da Hiv diagnosticate in Europa sono aumentate dell’8 per cento, con 29 mila nuovi casi nell’Unione europea e nei paesi dello spazio economico europeo. Il 40 per cento delle diagnosi è stata fatta in persone omosessuali, ma la trasmissione eterosessuale è quasi altrettanto frequente (33 per cento), mentre nel 18 per cento dei casi l’origine dell’infezione è sconosciuta;
– nel mondo, a fine 2012 erano 35,3 milioni le persone affette dal virus e nell’ultimo anno ci sono stati più di 2 milioni di nuove infezioni. In Italia, i nuovi casi ogni anno sono poco meno di 4 mila, una cifra che è rimasta costante nell’ultimo periodo, di cui circa il 25 per cento delle diagnosi viene effettuata troppo tardi. Un problema che si verifica in tutt’Europa. «Il 49 per cento delle persone che ricevono la diagnosi – sottolinea Marc Sprenger, direttore dell’Ecdc – scopre troppo tardi di essere sieropositivi, quando ormai il sistema immunitario ha cominciato a cedere. Questo dimostra che dobbiamo rendere il test più disponibile in tutta Europa per assicurarci diagnosi precoci e quindi trattamenti più efficaci»;
– negli ultimi dieci anni è cresciuto di un terzo il numero degli adolescenti che ha contratto il virus. Oggi sono 2 milioni i ragazzi sieropositivi nel mondo. Spesso hanno meno possibilità degli adulti di accedere alle terapie e alle informazioni necessarie per curarsi;
– come noto, gli esperti ribadiscono l’importanza dei test periodici, proprio per non incorrere nel rischio di intervenire in una fase già acuta e più difficile da trattare. «Per quanto riguarda le possibilità di trattamento con le attuali terapie antiretrovirali, si rischia maggiormente una resistenza farmacologica, l’insorgenza di ceppi virali che sono insensibili ai farmaci – spiega Andra Savarini, ricercatore dell’Iss, che sta lavorando a un vaccino –. Una diagnosi tardiva, inoltre, rischia almeno teoricamente di rendere più difficili possibili future terapie mirate ad indurre una vera e propria cura. Queste strategie, ancora molto sperimentali, puntano ad abbattere i serbatoi dove il virus si nasconde. Dal momento che questi serbatoi si espandono con il progredire dell’infezione, il paziente diagnosticato tardivamente rischia di non essere un buon candidato alla sperimentazione»;
secondo un allarme lanciato dalla Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids e da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, che hanno esaminato gli atti deliberativi regionali per la Linea progettuale 3, denominata Diagnosi di infezione da HIV di 10 regioni «Una quota di risorse del nostro Fondo sanitario nazionale, ammontante a 15 milioni di euro e destinato a 16 progetti regionali da diagnosi della HIV, non è stata spesa nel modo migliore da parte delle regioni;
sedici erano le regioni che avevano la possibilità di presentare progetti sulla diagnosi di infezione da HIV: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto;
nello specifico sanitario dei progetti presentati, 3 regioni indicano attività di carattere formativo al personale già coperte annualmente con 18 milioni di euro del fondo della legge n. 135 del 1990; una regione include nei costi il computo economico di esami che sono lo standard nella cura dell’HIV e quindi garantiti dai LEA; una regione include più azioni realizzate con altri finanziamenti precedentemente ricevuti. Quattro progetti (Veneto, Toscana, Marche e Puglia) su 10 propongono attività non riconducibili agli obiettivi indicati nel documento licenziato dal CIPE è quindi non congrue. Una regione, la Liguria, propone una attività basata su una strategia di offerta del test HIV considerata non costo efficace e non socialmente accettabile sia dalla comunità scientifica nazionale che internazionale;
– secondo le due organizzazioni globalmente la totalità dei 10 progetti analizzati ha almeno un indice di non congruità, 8 progetti su 10 contengono almeno 2 indici di non congruità e 2 progetti su 10 hanno ben 5 elementi di non congruità»;
– sulla base di queste considerazioni la Lila e Cittadinanzattiva hanno indirizzato una lettera aperta al Presidente del Consiglio, al Ministro della salute, alla Corte dei conti e altri referenti istituzionali, perché sia avviata ogni doverosa verifica in merito all’utilizzo dei 15 milioni di euro –:

quali misure urgenti, nei limiti delle competenze statali in materia sanitaria, intenda adottare per fare piena chiarezza sull’utilizzo dei Fondi assegnati alle regioni secondo l’Accordo del 22 novembre 2012, ai fini del conseguimento della massima efficacia delle campagne di prevenzione contro la diffusione dell’Hiv adottate nel nostro Paese.

Miotto (primo firmatario), Lenzi, Amato, Argentin, Beni, Biondelli, Paola Bragantini, Burtone, Capone, Carnevali, Casati, D’Incecco, Fossati, Gelli, Grassi, Iori, Murer, Patriarca, Piccione, Sbrollini, Scuvera

Interrogazione a risposta immediata in commissione affari sociali presentata l’11 dicembre 2013

 

La risposta del sottosegretario per la salute Paolo Fadda

Il 22 novembre 2012 è stato siglato l’Accordo tra lo Stato e le Regioni e Province Autonome, che individua le linee progettuali per l’utilizzo, da parte delle Regioni, delle risorse vincolate per la realizzazione degli obiettivi di carattere prioritario e di rilievo nazionale per l’anno 2012: tra queste linee rientra la diagnosi di infezione da HIV, per la quale è stato previsto un vincolo di 15 milioni di euro.

Nel corso delle più recenti sedute della Commissione nazionale AIDS e della Consulta delle Associazioni per la lotta contro l’AIDS, l’ultima delle quali si è tenuta il 28 novembre 2013, è stato discusso il punto relativo agli Obiettivi di Piano 2012.

In merito allo stato di avanzamento della linea progettuale relativa alla diagnosi di infezione da HIV, preciso che, allo stato attuale, tutte le Regioni hanno presentato i progetti specifici, ad eccezione della Regione Calabria, che deve tuttora formalizzare la documentazione progettuale.

Infatti, il Ministero della salute sta verificando se la documentazione presentata dalle Regioni corrisponde a quanto richiesto nel citato Accordo (relazione illustrativa dei risultati conseguiti nell’anno precedente; obiettivi qualitativi e quantitativi da raggiungere ed i tempi ritenuti all’uopo necessari; i costi connessi; gli indicatori, preferibilmente numerici, che consentano di misurare la validità dell’intervento proposto).

Inoltre, questo Ministero valuta la coerenza di massima del progetto, rispetto alle aree prioritarie di intervento contenute nella linea progettuale stabilita dall’Accordo.

Va a questo punto comunicato che i risultati di tale attività istruttoria vengono valutati anche dal Comitato permanente per la verifica dei LEA, ai fini della conseguente proposta del Ministro della salute di ammissione al finanziamento dei progetti per la quota residua del 30 per cento, da sottoporre all’approvazione della Conferenza Stato-Regioni.

Detta attività istruttoria è tuttora in corso, pertanto non è possibile, ad oggi, fornire indicazioni circa le iniziative delle Regioni nel rispetto dell’Accordo sopra citato, in quanto si potrebbe verificare il caso che si debba richiedere alle Regioni di apportare eventuali correzioni.

In conclusione vorrei rassicurare gli On.li interroganti che il Ministero della salute garantisce la costante attenzione alla piena applicazione di quanto pattuito nell’Accordo del 22 novembre 2012, nonché il rispetto della normativa in vigore (legge n. 662/1996), in base alla quale la mancata approvazione dei progetti comporterà, nell’anno di riferimento, la penalizzazione della quota residua del 30 per cento ed il recupero, anche a carico delle somme a qualsiasi titolo spettanti nell’anno successivo, dell’anticipazione del 70 per cento della quota già erogata.

Mi riservo, comunque, di fornire alla Commissione ogni necessaria informazione in ordine alla evoluzione della situazione.

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