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Bergamo capitale europea della cultura: non lasciamo che sia solo un’occasione persa

Bergamo capitale europea della cultura: non lasciamo che sia solo un’occasione persa

Una sonora sconfitta, ma facciamo sì che l’opportunità e l’impegno di candidare Bergamo a capitale europea della cultura non rimangano un’occasione persa: questa è la sintesi prevalente a distanza di tre giorni dalla notizia dell’esclusione di Bergamo dalla short list delle città fra cui verrà scelta la capitale europea della cultura per il 2019. La reazione composta di alcuni (tra cui molti partner istituzionali), delle associazioni e del comitato direttivo è ragionevole e saggia. Altri commenti, come il solo pensare che la commissione esaminatrice dei dossier abbia preso in giro i candidati (affermazione frutto forse dell’amarezza del momento), sono del tutto fuori luogo.  Alcuni, fuori dal mondo, hanno reagito in maniera scomposta, alternandosi tra la richiesta di scuse da parte Presidente onorario dal pulpito di un Istituto alberghiero, da cui molti ragazzi in futuro potrebbero portare il loro patrimonio di esperienza fuori dall’Italia, e l’idea, per onorare la vision del progetto “Bergamo Oltre le mura”, di ricominciare dai clandestini borseggiatori.

Insieme con la città di Bergamo, altre quattordici candidate sulle ventuno in corsa attendono di conoscere le valutazioni che hanno determinato la loro esclusione. Questo sarà e dovrebbe essere il metro di misura per “pesare” i criteri della giuria. Di buono rimane lo sforzo propositivo in ambito culturale, che aveva l’ambizione di andare oltre la sola dimensione “dell’arte”, coniugandosi con l’integrazione scientifica, ma che ha peccato sulla valorizzazione, il coinvolgimento e i contributi di parte del mondo associativo. Il percorso iniziale travagliato ne è stata la causa e ha prodotto effetti di deficit di fiducia, a partire dalla cittadinanza, che sembra rimasta più spettatrice-estranea  che attrice. Se non vogliamo buttare alle ortiche fatica e soldi (non pochi) investiti fin ora, proviamo a dare una dimensione di medio e lungo termine e a correggere gli errori di questo lavoro, che ha lasciato intravedere le potenzialità del territorio dentro un quadro di impegno culturale come obiettivo economico, di crescita e di sviluppo. La Regione, che con la sua posizione pilatesca ha contribuito all’esito negativo, invece di chiedere non ratificare la short list, potrebbe guardare a queste città in occasione di Expo e definire un progetto forte in vista di questo appuntamento.

PS. Lunedì scorso ho provato un sentimento di sconforto alla visita all’Ambasciata di Casa Suardi: un luogo desolato, semivuoto. Un’immagine tristissima, un pessimo biglietto da visita! 

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