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Piani di rientro, i vantaggi fiscali per le regioni virtuose

La Commissione affari sociali ha iniziato oggi la discussione in sede consultiva del disegno di legge di conversione del decreto legge n. 120/2013 che contiene “misure urgenti di riequilibrio della finanza pubblica nonché in materia di immigrazione”.

Il relatore Filippo Fossati (Pd) ha illustrato ai commissari il contenuto del provvedimento, in particolare della parte che attiene alle competenze della Commissione, mentre la discussione e la formulazione del parere da trasmettere alla Commissione bilancio sono stati rinviati a martedì prossimo.

Il decreto legge da convertire si compone di quattro articoli. Il 2 e il 3 prevedono misure finanziarie per contenere il deficit del bilancio 2013 entro un valore non superiore al tre per cento del prodotto interno lordo. L’articolo 2 contiene disposizioni in materia di finanza degli enti territoriali; l’articolo 3 stabilisce ulteriori disposizioni finanziarie, finalizzate a consentire il rientro entro il limite definito in sede europea dallo scostamento dagli obiettivi di contenimento dell’indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni.

Le regioni e i piani di rientro
Le regioni e i piani di rientro

L’articolo 1, invece, contiene disposizioni di carattere finanziario in materia di immigrazione: al comma 1 si incrementa di 20 milioni di euro per il 2013 la dotazione del Fondo nazionale per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, mentre, al comma 2, si istituisce un ulteriore fondo presso il Ministero dell’interno, finalizzato a «fronteggiare le esigenze straordinarie connesse all’eccezionale afflusso di stranieri sul territorio nazionale», con una dotazione di 190 milioni di euro per il 2013.

La parte che è più strettamente di competenza della Commissione affari sociali è riportata al comma 6 dell’articolo 2, che novella l’articolo 2, comma 80 della legge finanziaria 2010, in materia di maggiorazioni fiscali nelle regioni sottoposte a Piano di rientro.

In base alle disposizioni contenute nel decreto legge, a partire dal 2013, nelle regioni sottoposte a piano di rientro, se il disavanzo sanitario sia risultato decrescente e inferiore al gettito derivante dalla massimizzazione delle maggiorazioni fiscali regionali di Irap e dell’addizionale Irpef in ciascuno degli anni dell’ultimo biennio di esecuzione del Piano di rientro, è consentita la riduzione delle maggiorazioni fiscali regionali di Irap e dell’addizionale Irpef, o la destinazione del relativo gettito a finalità extrasanitarie. Come garanzia del finanziamento del Servizio sanitario regionale, per la copertura dei Piani di rientro o dei programmi operativi di prosecuzione, deve essere comunque ottenuto un gettito pari al valore medio annuo del disavanzo sanitario registrato nel biennio di riferimento.

Inoltre, alle regioni che presentano, in ciascuno degli anni dell’ultimo triennio, un disavanzo sanitario inferiore, ma non decrescente, rispetto al gettito derivante dalla massimizzazione delle aliquote Irap e Irpef è consentita la riduzione delle maggiorazioni fiscali regionali di Irap e dell’addizionale Irpef, o la destinazione del relativo gettito a finalità extrasanitarie. Come garanzia del finanziamento del Servizio sanitario regionale, per la copertura dei Piani di rientro o dei programmi operativi di prosecuzione, deve essere comunque previsto un gettito pari al valore massimo annuo del disavanzo sanitario registrato nel triennio considerato.

Le riduzioni delle aliquote o la destinazione del gettito fiscale per finalità extrasanitarie sono legate alle seguenti condizioni:

– in ciascuno degli anni del biennio o triennio di riferimento deve essersi verificato un disavanzo sanitario di competenza del singolo esercizio;

– il disavanzo, prima delle coperture, deve essere inferiore all’importo derivante dalla massimizzazione delle aliquote Irap e Irpef;

– una verifica positiva dei Tavoli tecnici (Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei livelli di assistenza e Tavolo per la verifica degli adempimenti);

– la presentazione di un Programma operativo 2013-2015 approvato dagli stessi Tavoli.

Resta comunque il meccanismo che permette alle regioni che conseguono obiettivi intermedi superiori a quelli previsti, di rideterminare, nell’esercizio successivo, le aliquote nei limiti dei migliori risultati conseguiti e certificati in sede di verifica periodica (secondo l’articolo 2, comma 80, ultimo periodo, della legge finanziaria 2010 – n. 191 del 2009).

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