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Riorganizzazione della Croce Rossa, l’ostacolo del contenzioso

Riorganizzazione della Croce Rossa, l’ostacolo del contenzioso

Nella seduta di ieri la Commissione affari sociali ha iniziato la discussione della relazione sullo stato di attuazione del decreto legislativo n. 178 del 2012, che prevede la riorganizzazione dell’Associazione italiana della Croce Rossa.

Il relatore Giovanni Monchiero (Scelta Civica) ha illustrato il contenuto del documento.

Nel corso dell’ultimo anno sono stati realizzati i seguenti interventi: diminuzione del numero delle componenti volontaristiche; ricostituzione degli organi elettivi centrali e territoriali della Croce Rossa italiana; approvazione dello Statuto dell’ Associazione e dell’atto costitutivo; elezione dei 3 rappresentanti della CRI che affiancheranno il Presidente Nazionale nel Comitato dell’Ente Strumentale alla Croce Rossa Italiana; richiamo del personale militare a tempo determinato; Comitato per la predisposizione degli atti di gestione del Patrimonio; utilizzo dell’avanzo di amministrazione ai fini della stesura del bilancio di previsione 2013; contingente di 300 operatori del Corpo Militare Volontario dedicato alle attività ausiliarie delle Forze Armate; nuovo Regolamento di Organizzazione e Funzionamento dell’Ente.

Lo stato attuale della Croce Rossa può essere rappresentato da questi numeri: la struttura è molto articolata e complessa con circa 600 sedi territoriali (ciascuna con autonomia di bilancio); oltre 4.000 dipendenti di cui 2.021 a tempo determinato, sia militari che civili (alla data 13 aprile 2013); 1193 civili di ruolo; 830 militari continuativi; 1698 civili a tempo determinato; 323 militari richiamati e 590 lavoratori interinali.

Per le qualifiche dirigenziali, sono stati rilevati problemi causati dal blocco delle assunzioni disposte dal ministero dell’Economia, che mettono la CRI nelle condizioni di dover lavorare con 18 dirigenti di seconda fascia, attualmente in servizio, invece dei 25 previsti nella dotazione organica attuale. Il rapporto dirigenti/dipendenti in CRI è di circa 1/315.

Dal punto di vista del personale civile, nel periodo 2008-2012 sono state affrontate numerose questioni con risultati soddisfacenti: riduzione della spesa del personale (passata da 3.050 unità al 31/12/2007 a 1.878 unità al 31/12/2012) per 13.261.779.26 milioni di euro; sigla del nuovo contratto integrativo del personale che prevede il superamento della causa principe dell’attuale contenzioso con l’estensione del trattamento accessorio al personale civile a tempo determinato; rafforzamento dell’attività di pianificazione e controllo; intensificazione dell’attività dell’Ufficio Disciplina: nel corso degli anni 2006-2012 sono state avviate molteplici iniziative quali attività formative e di supporto alle unità territoriali.

Dal punto di vista del personale militare è stato rispettato quanto richiesto dagli enti vigilanti, nello specifico il corpo militare è stato portato alle dipendenze funzionali della struttura amministrativa dell’Ente, nel rispetto del decreto legislativo n. l65 del 2001. Il numero dei militari richiamati si è costantemente ridotto dal 2008 al 2013 per un totale di 52 unità di personale in meno e nessun nuovo richiamo del personale nel periodo 2003-2012.

Delicato appare il fronte relativo al contenzioso. Sono circa 450 i nuovi ricorsi (seriali), molti derivano da provvedimenti adottati dall’Amministrazione a seguito delle risultanze dell’ispezione del Ministero dell’economia e delle finanze per il recupero di somme illegittimamente percepite per l’errato inquadramento di alcuni Ufficiali del Corpo causato dall’erronea applicazione della legge n. 250 del 2001. Appare addirittura drammatico il contenzioso derivante da vertenze impiantate dal personale civile.

Il precariato è gradualmente aumentato nel corso degli anni fino a superare il contingente del personale con rapporto a tempo indeterminato (al 31.12.2007 il personale a tempo determinato era costituito da 1.825 unità mentre il personale di ruolo era di 1.529 unità), e generando, nonostante l’Ente abbia dato completa attuazione a tutte le disposizioni legislative vigenti in materia, situazioni di conflitto interno scaturenti dalle aspettative alla stabilizzazione provenienti dai medesimi lavoratori e a un contenzioso che è aumentato nel corso degli anni.

Nella relazione vengono previste gravi conseguenze, per l’impatto sul bilancio corrente oltre che su quello 2014, per effetto di alcune sentenze (le numero 6076, 6077 e 6078) della Corte di Cassazione a Sezioni Unite che si è espressa con un giudizio non favorevole per CRI. Ciò ha determinato una sensibile alterazione rispetto al quadro organizzativo in cui si era inserito il decreto legislativo n. 178 del 2012, che invece aveva previsto la dismissione del personale a tempo determinato e il ricollocamento presso altre Pubbliche Amministrazioni oppure presso l’Associazione privata.

Il contenzioso instaurato, con il personale dipendente, ammonta a cifre inquietanti. I giudizi intrapresi sono ben 1667, spesso «seriali», nel senso che ogni ricorso è presentato da più persone. È evidente, come l’esito di questi contenziosi possa avere conseguenze devastanti sui bilanci dell’Ente. Si stima che il contenzioso sull’incentivo sia pari a 70.000.000 di euro, mentre per quanto riguarda le stabilizzazioni potenzialmente si stimano circa 38.000.000 di euro di maggior spesa di personale l’anno.

Per quanto riguarda la situazione economica, la relazione evidenzia le iniziative intraprese e il giudizio sostanzialmente positivo della Corte dei Conti sugli ultimi bilanci esaminati. In effetti, la situazione precedente era particolarmente anomala, perché il conto relativo all’esercizio 2011 risulta il primo, dopo 32 anni, approvato dai termini di legge. La situazione del bilancio consolidato dell’Ente è gravata anche da circa 50 milioni di euro di crediti vantati nei confronti di Enti pubblici, alcuni dei quali risalenti addirittura agli anni 90. Il Commissario ha intrapreso azioni più incisive, ma la riscossione si prospetta comunque problematica. La situazione di cassa è comunque caratterizzata da un disavanzo rilevante, in particolare per quanto riguarda il comitato centrale: la relazione evidenzia infatti che le gestioni regionali, provinciali e locali presentano una posizione di cassa attiva pari a circa 83 milioni di euro, mentre il comitato centrale presenta un passivo di 85 milioni, rimane quindi da risolvere il rapporto debiti/crediti fra il Comitato centrale e le Sezioni periferiche, passaggio indispensabile per riportare certezza nella situazione di cassa reale dell’Ente.

A ciò, la relazione aggiunge alcune previsioni sulle necessità di cassa relative all’anno 2013. Tenendo conto dei maggiori oneri già evidenziati e della riduzione dei contributi da parte dello Stato, si ipotizza la cifra complessiva di un fabbisogno di cassa di 100 milioni di euro. La progressiva riduzione dei trasferimenti statali fa si che per l’anno 2013, essi non siano neppure sufficienti per coprire la spesa per il personale che li supera del 4 per cento.

Dalla relazione si evince una situazione amministrativa dell’Ente ad oggi migliorata, in quanto il saldo amministrativo nell’ultimo quinquennio continua ad essere positivo. Tuttavia, il trend del contenzioso – lavoro (stabilizzazioni ed accessorio) e gli ulteriori «tagli» dei finanziamenti statali, le previsioni dei bilanci 2013/2014 sono estremamente critiche.

Il relatore ha concluso affermando che si può in parte concordare sulla oggettiva necessità di operare un rinvio parziale della privatizzazione della Croce Rossa Italiana, ritardando il processo di privatizzazione delle sole strutture centrali (sede nazionali e regionali), lasciando inalterato il programma di privatizzazione della struttura periferica (sedi provinciali e sedi locali), confermando tuttavia la necessità che il decreto legislativo n. 178 del 2012 abbia piena attuazione.

 

Dipendenza da gioco d’azzardo

E’ poi proseguita la discussione delle proposte di legge relative al contrasto e alla prevenzione della dipendenza da gioco d’azzardo patologico con l’intervento del sottogretario Paolo Fadda che, replicando agli interventi dei commissari registrati nelle sedute precedenti, ha ribadito la necessità che all’atto della predisposizione del testo base sia garantito il necessario coordinamento con le disposizioni normative vigenti.

Iin particolare, il sottosegretario ha fatto riferimento alla legge n. 220 del 2010 (legge di stabilità finanziaria per il 2011), che all’articolo 1, comma 70, ha previsto l’adozione di un decreto interdirigenziale del Ministero dell’economia e delle finanze e del Ministero della salute, di intesa con la Conferenza unificata, concernente le linee di azione per la prevenzione, il contrasto e il recupero di fenomeni di ludopatia. Il Ministero della salute, d’intesa con AAMS (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stati) e con la collaborazione del Dipartimento Politiche Antidroga presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, sta lavorando per giungere alla versione finale dello schema di decreto interdirigenziale. Altre norme da tenere in considerazione sono il decreto-legge n. 158 del 2012, che contiene «Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più altro livello di tutela della salute» convertito dalla legge n. 189 del 2012, che contiene, sia all’articolo 5 che all’articolo 7, misure per contrastare la dipendenza da gioco di azzardo, disponendo tra l’altro che la ludopatia sia ricompresa tra i Livelli Essenziali di Assistenza, per quanto attiene alle prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione. Le disposizioni del decreto-legge introducono misure più restrittive per la pubblicità del gioco con vincite in denaro, nel corso di trasmissioni televisive o radiofoniche, di rappresentazioni teatrali o cinematografiche e affermano l’obbligo, per le società che gestiscono i giochi che prevedono vincite in denaro, di indicare in modo chiaramente visibile la percentuale di probabilità di vincita che il soggetto ha nel singolo gioco pubblicizzato.

Lo stesso decreto prevede poi l’obbligo per i gestori di sale da gioco e di esercizi in cui vi sia offerta di giochi pubblici, di indicare attraverso apposita cartellonistica, predisposta dalla ASL territoriale competente, i rischi connessi alla patologia del gioco GAP (ludopatia), e il divieto di ingresso dei minori degli anni 18 nelle sale dove viene praticato il gioco con vincite in denaro.

Il sottosegretario ha infine sottolineato la necessità che le norme proposte siano coerenti anche con il riparto di competenze tra Stato e regioni, riferendosi ad esempio alle disposizioni che potrebbero essere di eccessivo dettaglio quando si rivolgono all’organizzazione dei servizi di certificazione, cura e riabilitazione, aspetti che attengono alla competenza regionale.

Al termine dell’intervento del rappresentante del governo, è stata decisa la costituzione di un comitato ristretto che si occuperà della preparazione di un testo unico delle proposte di legge presentate sul tema della dipendenza da gioco d’azzardo patologico.

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