Soluzione del conflitto nel Sahara occidentale

La Camera,

premesso che:

– il Consiglio di sicurezza delle nazioni Unite il 25 aprile 2013 ha prorogato il mandato della MINURSO, alla quale l’Italia partecipa direttamente con alcuni militari, fino al 30 aprile 2014 (SIRES/2099), dopo aver discusso le conclusioni e le 7 raccomandazioni del Segretario generale dell’ONU sulla situazione in Sahara occidentale (S/2013/220 dell’8 aprile 2013) e dell’iniziativa diplomatica svolta dall’inviato personale delle Nazioni Unite per il Sahara Occidentale Christopher Ross;

– in tale contesto ha riaffermato la sua volontà di aiutare le parti a pervenire a una soluzione politica giusta, durevole e mutualmente accettata che garantisca l’autodeterminazione del popolo del Sahara occidentale, secondo i principi enunciati dalla Carta delle Nazioni Unite e ha chiesto alle parti e agli Stati vicini di cooperare con le Nazioni Unite al fine di superare l’impasse in cui si trovano, da tempo, i negoziati e di avanzare verso una soluzione politica capace di rinforzare la cooperazione tra gli Stati del Maghreb arabo e di contribuire a garantire stabilità e sicurezza nella regione del Sahel;

– ha chiesto inoltre un maggiore impegno nel garantire il rispetto dei diritti umani in Sahara occidentale e ha incoraggiato le parti a collaborare con la comunità internazionale per mettere a punto e applicare misure credibili che garantiscano pienamente il rispetto dei diritti umani;

– ha infine accolto con soddisfazione l’impegno preso dalle parti di proseguire i negoziati diretti, sotto l’egida delle Nazioni Unite, che considerano inaccettabile il consolidamento dello status quo, ma intendono proseguire i negoziati per garantire una migliore qualità della vita agli abitanti del Sahara occidentale;

– diverse mozioni del Parlamento italiano ed europeo chiedono da tempo il rispetto dei diritti umani in Sahara Occidentale;

– le risoluzioni delle Nazioni Unite, del Consiglio di Sicurezza e dell’Assemblea generale dell’ONU sul conflitto del Sahara Occidentale hanno ribadito più volte il diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi, da realizzarsi attraverso un referendum, al fine di arrivare ad una «soluzione politica giusta, durevole e mutuamente accettabile», che possa contribuire alla stabilità, allo sviluppo ed all’integrazione nella regione del Maghreb;

– la Repubblica Araba Sahrawi Democratica è stata riconosciuta come Stato libero e indipendente dall’Unione Africana e da più di 80 Paesi nel mondo anche nell’ottica di assicurare un adeguato sostegno al processo di ammissione della RASD alle Nazioni Unite;

– la difficile situazione nel Sahel rischia di accrescere l’instabilità e l’insicurezza nell’area e rende la soluzione del conflitto del Sahara occidentale più urgente che mai;

– le gravi violazioni dei diritti umani perpetrate dal Regno del Marocco nel Sahara occidentale, così come evidenziato dai rapporti di Amnesty International, di Human Rights Watch, dall’Organizzazione mondiale contro la tortura, dall’Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite e dalla Fondazione Robert F. Kennedy suscitano viva preoccupazione per il possibile degenerare della situazione dei diritti umani in quest’area;

– il 19 aprile 2013 il Dipartimento di Stato americano ha pubblicato un dossier sulla situazione dei diritti umani in Sahara occidentale, a sostegno di un progetto di risoluzione che proponeva l’ampliamento del mandato della MINURSO sui diritti umani, poi abbandonato a seguito delle pressioni della diplomazia marocchina;

– i civili sahrawi, nel «territorio non autonomo» del Sahara occidentale, sono privati dei diritti più elementari (diritti di associazione, di espressione, di manifestazione), la repressione nei loro confronti continua tutt’oggi, come denunciano le organizzazioni internazionali di difesa dei diritti umani;

– l’ufficio delle Nazioni Unite dell’Alto Commissario per i diritti umani ha espresso preoccupazione per le durissime sentenze emesse il 17 febbraio 2013 dal Tribunale militare di Rabat nei confronti di 25 civili sahrawi, arrestati la notte tra l’8 e il 9 novembre 2010, dopo lo smantellamento del «campo della dignità» di Gdeim Izik, nei pressi di El Aioun, la capitale del Sahara occidentale, senza aver tentato di fare chiarezza sui fatti e senza avere reali prove di colpevolezza, come hanno testimoniato i rapporti degli osservatori internazionali presenti al processo. Il Tribunale ha emesso 9 condanne all’ergastolo, 4 a trent’anni, 8 a venticinque anni e 2 a vent’anni. Solo per due componenti del gruppo la pena è stata commisurata alla detenzione preventiva della pena (due anni). Gli accusati hanno dichiarato ai famigliari di essere stati torturati e maltrattati durante la detenzione, costretti, con la forza, a sottoscrivere le dichiarazioni rilasciate durante gli interrogatori della polizia;

– la riduzione degli aiuti ai profughi sahrawi dovuta alla crisi mondiale da parte di tutti i donatori internazionali che sta determinando effetti devastanti sulla popolazione sahrawi nei campi di rifugiati di Tindouf (Algeria),

impegna il Governo:

– ad utilizzare il proprio peso nell’Unione europea e i buoni rapporti con tutti i protagonisti in questione per favorire la ricerca di una soluzione del conflitto, che sia rispettosa del diritto all’autodeterminazione del popolo del Sahara occidentale, tenendo conto del quadro di sostanziale stallo in cui verte il negoziato internazionale posto che la stabilizzazione dell’area porterebbe indubbi benefici alle relazioni tra l’Italia e tutto il Nordafrica;

– ad adottare ogni iniziativa utile sul piano internazionale volta a favorire la ripresa dei negoziati diretti, sotto l’egida delle Nazioni Unite, tra Regno del Marocco e Fronte Polisario, al fine di giungere, nel più breve tempo possibile, a una soluzione conforme alle risoluzioni delle Nazioni Unite, che rispetti il diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi;

– ad attivarsi nelle opportune sedi internazionali, affinché il mandato della missione MINURSO venga aggiornato sulla base dei più recenti analoghi modelli approvati dal Consiglio di Sicurezza, che includono anche specifici compiti in materia di rispetto dei diritti umani;

– a chiedere alle autorità di Rabat, compatibilmente con le linee di azione concordate nell’ambito dell’Unione europea che ai detenuti saharawi nelle carceri marocchine venga garantito il pieno diritto ad un equo giudizio e ad ottenere garanzie da parte del Governo del Marocco sul rispetto dei diritti fondamentali, come il diritto di espressione, di associazione e di riunione e la libertà di ingresso e movimento nel proprio territorio, conformemente a quanto stabilito dall’articolo 12, comma 4, del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici delle Nazioni Unite;

– ad adottare, raccordandosi con i partner europei e con le istituzioni comunitarie, ogni iniziativa utile sul piano diplomatico, volta a favorire l’effettivo riconoscimento della libertà di accesso e di circolazione in Sahara Occidentale di osservatori internazionali indipendenti, della stampa e delle organizzazioni umanitarie;

– a stanziare fondi destinati agli aiuti umanitari per la popolazione sahrawi rifugiata nei campi di rifugiati Tindouf (Algeria);

– a riconoscere alla rappresentanza in Italia del Fronte Polisario lo status diplomatico, come è stato fatto in passato per altri movimenti di liberazione riconosciuti dall’ONU come interlocutori ufficiali in processi di pace.

De Maria (primo firmatario), Giorgia Meloni, Di Salvo, Carella, Carnevali, Cardinale, Duranti, Scotto, Mogherini, Rampelli

Mozione presentata martedì 15 ottobre 2013

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