Misure per il Sostegno all’inclusione attiva

Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere

– premesso che:
mercoledì 18 settembre 2013 è stata presentata a Roma, nella Sala Zuccari del Senato della Repubblica, la relazione finale «Proposte per nuove misure di contrasto alla povertà», elaborata dal gruppo di studio appositamente istituito con Decreto del Ministro interrogato il 13 giugno 2013;
obiettivo della relazione, illustrata dal professor Paolo Bosi dell’Università di Modena e Reggio Emilia e dal professor Ugo Trivellato dell’Università di Padova, componenti del gruppo di lavoro, è quello di descrivere una nuova misura nazionale di contrasto alla povertà assoluta e all’esclusione sociale, il «sostegno per l’inclusione attiva (sia)», che ancora non esiste nel sistema italiano e che rappresenta l’evoluzione naturale delle sperimentazioni già avviate con la carta acquisti;
nonostante già dal 2008 la Commissione europea abbia emanato una raccomandazione a tutti i Paesi per l’adozione di una strategia d’inclusione attiva, articolata sui tre pilastri del sostegno economico, di mercati del lavoro inclusivi e di servizi personalizzati, e, in particolare, nonostante l’Italia sia stata anche oggetto di una raccomandazione specifica nell’ambito della Strategia Europa 2020, nella quale sia la Commissione europea che il Consiglio europeo hanno chiesto maggiori sforzi nella lotta alla povertà, pur nel contesto di rigore tuttora richiesto al nostro Paese, l’Italia è l’unico grande Paese europeo a non avere ancora una misura di questo tipo (tra i «Vecchi Quindici», solo la Grecia è nella condizione dell’Italia);
fino ad oggi vi sono state sperimentazioni in poche regioni ed è operativa solo qualche misura locale (Valle d’Aosta, province di Bolzano e Trento; alcuni comuni, soprattutto nel Centro-Nord), ma nulla di significativo a livello nazionale;
secondo la relazione illustrativa il sostegno per l’inclusione attiva si caratterizza: per l’universalità (non è cioè destinato solo ad alcune categorie, come l’assegno sociale o la pensione di invalidità civile, ma a tutti i poveri); per l’erogazione non solo di una semplice elargizione monetaria, ma per il collegamento di questa ad un percorso di inclusione e attivazione dei componenti del nucleo familiare; per la sua disponibilità a tutti i residenti legalmente in Italia da almeno due anni;
nella relazione illustrativa si dedica ampio spazio anche alla fase attuativa, individuando nell’Inps il soggetto che verifica la prova dei mezzi, attraverso la dichiarazione isee, ed eroga il trasferimento, mentre i servizi sociali dei comuni dovrebbero prendere in carico le famiglie e stipulare con esse un progetto di inclusione e attivazione, fino alla verifica del suo rispetto –:

quali siano attualmente le iniziative governative volte alla concreta realizzazione della misura in oggetto, anche tenendo in considerazione gli effetti finanziari stimati e la necessità di una sua attuazione progressiva e sperimentale.

Lenzi (primo firmatario), Gnecchi, Albanella, Baruffi, Bellanova, Boccuzzi, Casellato, Faraone, Cinzia Maria Fontana, Giacobbe, Gregori, Gribaudo, Incerti, Madia, Maestri, Martelli, Miccoli, Paris, Giorgio Piccolo, Simoni, Zappulla, Amato, Argentin, Beni, Biondelli, Paola Bragantini, Burtone, Capone, Carnevali, Casati, D’incecco, Fossati, Gelli, Grassi, Iori, Miotto, Murer, Patriarca, Piccione, Sbrollini, Scuvera, Martella, Rosato e De Maria

Interrogazione a risposta immediata presentata nel question time del 9 ottobre 2013

La risposta del ministro Enrico Giovannini

(seduta del 9 ottobre 2013)

Signor Presidente, l’interrogazione dell’onorevole Lenzi pone l’attenzione sul «sostegno per l’inclusione attiva», proposta di portata nazionale, di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale.
Al riguardo, mi preme ricordare che tale proposta, in attuazione di quanto proposto nel suo discorso programmatico dal Presidente del Consiglio dei ministri, è stata elaborata dal gruppo di lavoro sul reddito minimo da me costituito, e coordinato dal Viceministro Cecilia Guerra, proprio con l’intento di delineare un istituto nazionale di sostegno per tutti coloro che hanno un reddito al di sotto della soglia di povertà e che si impegnano a perseguire concreti obiettivi di inclusione sociale e lavorativa, ad esempio la ricerca di un lavoro, l’attività di cura verso i minori e i familiari non autosufficienti, nell’ambito di uno stretto sistema di monitoraggio delle singole azioni.
Peraltro, vorrei ricordare come l’Italia sia uno dei pochissimi Paesi europei privi di un meccanismo di questo tipo, la cui assenza si è fatta fortemente sentire nel corso della crisi al punto tale che abbiamo 5 milioni di persone in condizioni di povertà assoluta. L’obiettivo del SIA è dunque quello di permettere a tali soggetti l’acquisto di un paniere di beni e servizi ritenuto decoroso. Non si tratta quindi di un reddito di cittadinanza rivolto a tutti indistintamente, ma di un sostegno rivolto ai poveri, identificati come tali da una prova dei mezzi. Fondamentale, a questo proposito, l’implementazione dell’imminente riforma dell’ISEE. Si tratta evidentemente di un’inversione di tendenza rispetto all’impostazione categoriale sinora adottata dal sistema di welfare italiano, in base alla quale gli strumenti esistenti sono stati indirizzati quasi esclusivamente alla popolazione anziana e alle persone con disabilità, mentre sappiamo di avere un gravissimo problema di povertà dei bambini e dei minori in Italia. Questo è il risultato di questa scelta fatta nei decenni scorsi. La proposta del SIA presenta molti punti in comune naturalmente con la sperimentazione della nuova carta per inclusione sociale, avviata dal Ministero che rappresento nei comuni con più di duecentocinquantamila abitanti e che il pacchetto lavoro dello scorso giugno ha esteso a tutto il territorio del Mezzogiorno.
Come nel caso della proposta del SIA, al sostegno monetario, si associa un progetto di attivazione e inclusione sociale.
Ovviamente, l’avvio del programma SIA, per le sue caratteristiche di multidimensionalità, richiede non solo uno stretto rapporto di collaborazione tra i diversi livelli di Governo, ma anche la definizione di azioni articolate che richiederanno un forte coordinamento tra le dimensioni assistenziali, sanitarie, di avviamento al lavoro e di istruzione, gestite a livello locale. Questo per dire che non è un programma che può essere creato dalla sera alla mattina.
In questo contesto, quindi, è intenzione del Governo avviare, nella legge di stabilità 2014, proprio l’inclusione di questo strumento, sulla base delle risorse che si renderanno disponibili nell’ambito della legge di stabilità. Quindi, possiamo immaginare una implementazione progressiva del SIA, così proprio da dotare l’Italia di questo strumento fondamentale.

Discussione in Aula

(seduta del 9 ottobre 2013)

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