Decreto scuola, il Welfare dello studente e la graduatoria unica per i medici specializzandi

Decreto scuola, il Welfare dello studente e la graduatoria unica per i medici specializzandi

La Commissione affari sociali ha proseguito ieri l’esame in sede consultiva del disegno di legge di conversione del decreto sulla scuola.

Vanna Iori (Pd) si è soffermata sul contenuto dell’articolo 4, che riguarda la tutela della salute nelle scuole e le misure relative ai danni derivanti dal fumo e dalla errata alimentazione.

Il rapporto 2013 dell’Organizzazione mondiale della sanità ribadisce che il fumo è la prima causa di morte nel mondo: ogni anno provoca il decesso di circa sei milioni di persone, comprese le vittime del fumo passivo (circa 600 mila). In Italia muoiono ogni anno 83 mila persone a causa dei danni da fumo. Benché il dato sia in lenta regressione, il numero dei fumatori (10,6 milioni) rimane molto elevato. Il dato più allarmante riguarda l’età giovanile: la percentuale più alta di chi inizia a fumare (94 per cento) si colloca nella fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni. L’articolo 4 del decreto vuole applicare negli ambienti scolastici le prescrizioni formulate dal Consiglio superiore di sanità nel recente parere del 4 giugno 2013, così da tutelare la salute umana in una delle fasce di popolazione a maggior rischio di induzione al fumo e di danno per la salute.

Vanna Iori ha anche ricordato «la profonda importanza culturale e comportamentale connessa alla dimensione sanitaria, in termini di costi umani, sociali ed economici, poiché i danni a carico della salute emergono a distanza di tempo ed in forme cronicizzanti». Per questo sarebbe opportuno accompagnare il divieto con la informazione e l’educazione nelle scuole e nelle diverse realtà associative e sportive giovanili.

Il comma 5 dell’articolo 4 prevede l’elaborazione di programmi di educazione alimentare che favoriscano l’incremento del consumo di prodotti ortofrutticoli. Secondo Iori, sarebbe utile aggiungere «un importante aspetto inerente l’educazione alimentare: il rapporto stesso con il cibo». Infatti oggi in Italia anoressia e bulimia colpiscono un numero crescente di persone, soprattutto giovani e donne. Secondo il Documento della Conferenza Nazionale sui disturbi del comportamento alimentare (DCA) pubblicato il 12 giugno 2013 dall’Istituto superiore di Sanità, in Italia il rapporto tra femmine e maschi colpiti da questi DCA (anoressia nervosa, bulimia, binge eating, disturbo da alimentazione incontrollata, e altre forme di disturbi sotto soglia) è di circa 9 a 1, anche se il numero dei maschi è in crescita soprattutto in età adolescenziale e pre-adolescenziale. Studi epidemiologici internazionali hanno portato a stimare come possa presentare qualche disturbo collegato all’alimentazione fino al 5 per cento delle ragazze di età compresa tra i 15 e i 18 anni. Nelle ragazze di età compresa tra i 12 e i 22 anni prevalgono l’anoressia nervosa (con un’incidenza compresa tra lo 0 e lo 0,9 per cento a seconda della fascia di età) e la bulimia nervosa (con un’incidenza compresa tra l’1 e il 2 per cento a seconda della fascia di età). Per tutte queste ragioni, nei programmi di educazione alimentare bisognerebbe riservare attenzione anche al corretto rapporto con il cibo.

Vanna Iori si è anche soffermata sul contrasto alla dispersione scolastica, alla quale si fa riferimento nell’articolo 7, in base al quale dall’anno scolastico 2013/2014 dovrebbe essere avviato un programma sperimentale di apertura delle scuole e di didattica integrativa per arrestare l’abbandono scolastico. E’ questo l’articolo che meglio indica l’obiettivo di un effettivo diritto all’accesso alla scuola per tutti. Il prolungamento del tempo scolastico per gruppi di studenti, soprattutto della scuola primaria, previsto al comma 1, è una misura indispensabile per un «reale progetto di inclusione, di garanzia del diritto allo studio, di pari opportunità per i ragazzi in difficoltà, per coloro che si trovano in condizioni di povertà materiale e immateriale, di deprivazione degli strumenti e delle occasioni fondamentali per la loro crescita». Anche perché in Italia solo il 10 per cento di chi si laurea proviene da famiglie in cui i padri non sono laureati. Aumentare la permanenza a scuola prefigura due vantaggi fondamentali: recuperare i ragazzi in situazione di disagio, consentendo loro di rimanere all’interno di una istituzione educativa e di fruire di occasioni di aggregazione giovanile, rafforzare le competenze di base e quindi ridurre il gap che colloca l’Italia agli ultimi posti in quasi tutti gli indicatori di conoscenze nel benchmark con gli altri Paesi dell’Unione europea.

L’articolo 15 favorisce l’incremento del personale docente e la continuità didattica nel sostegno degli alunni con disabilità, rideterminando la dotazione organica di diritto fino a completa copertura, prevista nell’anno scolastico 2015/16. Si tratta di un punto particolarmente significativo, poiché l’esperienza di integrazione degli alunni con disabilità, in corso da oltre trent’anni, non solo ha modificato la scuola, ma ha prodotto un grande cambiamento culturale, sociale, educativo. Accrescere il numero degli insegnati di sostegno è una scelta di civiltà, se si pensa che ancora agli inizi degli anni Settanta, esistevano in Italia 40 mila persone che vivevano in istituto, 1.400 scuole speciali e circa 800 classi differenziali.

Sulla stessa linea si pone l’articolo 16, che prevede una formazione obbligatoria del personale scolastico nelle realtà i cui esiti nelle prove INVALSI abbiano dato risultati inferiori alla media nazionale o nelle aree ad alto rischio socio-educativo e a forte concentrazione di immigrati.

Le indicazioni fornite dal comma 3 (ingresso gratuito ai musei ed ai siti di interesse archeologico), secondo Vanna Iori, non sembrano invece rispondere sufficientemente agli obiettivi pedagogico-didattici di una formazione docente finalizzata ad elevare le competenze e a prevenire o ridurre le difficoltà legate alle aree a rischio o a forte presenza migratoria. E’ quindi necessario fornire ai docenti una adeguata formazione sui temi e i metodi della didattica interculturale e disporre progetti specifici e integrati sul bilinguismo e sull’italiano come lingua 2 per le realtà cosiddette «di frontiera» in cui è più difficile rendere stimolante la partecipazione degli studenti. L’integrazione scolastica è un fenomeno decisivo e la scuola multiculturale ha il grande merito di aver prodotto, spesso in emergenza, e quasi «miracolosamente», percorsi di integrazione educativa ed esperienze di eccellenza per qualità pedagogica che devono essere valorizzate e incrementate.

Chiara Scuvera (Pd) ha mostrato apprezzamento per le disposizioni contenute nel decreto-legge relative al settore delle politiche sociali. Particolarmente innovativo è l’articolo 1, concernente il Welfare dello studente, che prevede l’attribuzione di contributi e benefici a favore degli studenti in possesso di determinati requisiti, per evitare che situazioni economiche di disagio possano pregiudicare il raggiungimento dei più alti livelli negli studi. Anche di recente studenti sono stati esclusi dall’erogazione di servizi di ristorazione e di trasporto a causa di mancati pagamenti da parte delle famiglie, ma eventuali morosità di questo genere non possono in alcun modo compromettere i livelli essenziali delle prestazioni o tradursi in forme di esclusione sociale.

Sono utili per dare effettività al diritto all’istruzione, anche l’articolo 7, riguardante il contrasto alla dispersione scolastica, e, per quel che riguarda le competenze specifiche della Commissione affari sociali, l’articolo 4, riguardante la tutela della salute nelle scuole, che prevede sia l’estensione del divieto di fumo nelle aree all’aperto di pertinenza delle istituzioni scolastiche nonché il divieto di utilizzo delle sigarette elettroniche, sia l’attuazione di programma di educazione alimentare, finalizzati ad incrementare il consumo di prodotti ortofrutticoli.

Marialucia Lorefice (M5S), pur apprezzando il contenuto di alcune norme del decreto-legge, ha rilevato come si tratti di interventi frammentari e non sufficienti, anche per via delle esigue risorse che vengono stanziate. Riguardo all’articolo 4, i proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie previste in caso di violazione del divieto di utilizzo delle sigarette elettroniche nei locali chiusi delle istituzioni scolastiche dovrebbero essere versati al ministero dell’Istruzione anziché al ministero della salute, per il potenziamento di attività di monitoraggio sugli effetti derivanti dall’uso di sigarette elettroniche e per attività informative finalizzate alla prevenzione del rischio di induzione al tabagismo. Al comma 5 del medesimo articolo 4 dovrebbe essere prevista espressamente la formazione di coloro che sono chiamati a svolgere programmi di educazione alimentare nelle scuole. Per l’articolo 15, che prevede l’assunzione di insegnanti di sostegno, manca tuttavia un’analoga previsione per gli assistenti addetti alle esigenze di carattere igienico-sanitario.

Su quest’ultimo punto, Ileana Argentin (Pd) ha fatto notare che, a differenza degli insegnanti di sostegno, per gli assistenti la competenza è dei comuni e non dello Stato.

Maria Amato (Pd) si è soffermata sull’articolo 21, riguardante la formazione specialistica dei medici, ricordando come non si possa pensare di avere una medicina di eccellenza senza poter contare su medici adeguatamente preparati. Da questo punto di vista il punto di forza dell’articolo 21 è costituito dalla previsione di una graduatoria unica su scala nazionale. Diventa così necessario prevedere criteri che assicurino un’attenta selezione di questa commissione, nonché idonee garanzie in merito alle prove che i candidati devono sostenere per essere ammessi alle scuole di specializzazione.

Paola Binetti (Scelta civica) , a proposito dell’articolo 21, ha ricordato la discrasia esistente tra il numero delle borse di studio o dei contratti di lavoro disponibili e il numero degli aspiranti. Considerata la durata del corso di laurea in medicina, è inaccettabile che i laureati debbano attendere anni prima di poter accedere ai corsi di specializzazione. Occorrerebbe quindi garantire un numero di borse di studio o di contratti di lavoro proporzionato a quello di coloro che, secondo quanto si prevede, conseguiranno la laurea in medicina in un determinato anno accademico. Inoltre, in certi casi sarebbe opportuno rivedere la durata degli stessi corsi di specializzazione, commisurandola a quella in vigore in altri Paesi dell’Unione europea.

Andrea Cecconi (M5s), convenendo con quanto dichiarato da altri commissari, ha definito l’introduzione del concorso nazionale in materia di formazione specialistica dei medici un traguardo, per questo occorre prestare particolare attenzione affinché l’articolo 21 del decreto-legge non venga stravolto, considerati gli interessi particolari della tante università presenti sul territorio.

Riguardo alla graduatoria nazionale, ha mostrato dubbi in ordine alla previsione contenuta nella lettera b) del comma 1 dell’articolo 21, che prevede che i vincitori «sono destinati alle sedi prescelte», escludendo, dunque, il diritto di opzione tra varie sedi, che normalmente viene esercitato, in base all’ordine di graduatoria.

Donazione del corpo post mortem

Sul testo unico delle proposte di legge riguardanti la donazione del corpo post mortem a fini di studio, il presidente Pierpaolo Vargiu ha comunicato che è stato consegnato il parere favorevole della Commissione giustizia, mentre mancano ancora i pareri delle Commissioni affari costituzionali e cultura. Inoltre il presidente della Commissione bilancio, Francesco Boccia, ha inviato una lettera, datata 25 settembre, con la quale fa presente che la copertura finanziaria prevista all’articolo 8 del provvedimento non appare idonea. Sarebbe quindi opportuno effettuare ulteriori approfondimenti in merito, anche valutando la possibilità di attendere la presentazione del disegno di legge di stabilità per il 2014, per verificare la compatibilità finanziaria complessiva del testo unificato in esame.

 

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