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Nota di aggiornamento al Def, dal governo linguaggio ottocentesco

Nota di aggiornamento al Def, dal governo linguaggio ottocentesco

“È preoccupante il linguaggio ottocentesco usato dal governo nella nota di aggiornamento del Def in cui leggiamo di ‘un servizio sanitario per i bisognosi’ e di ‘universalismo selettivo applicato alla sanità’. Noi credevamo che il servizio sanitario nazionale avesse un obiettivo di salute e invece che di bisognosi si dovesse parlare di malati. Il servizio sanitario nazionale è universale e non si rivolge ai soli bisognosi. Il ministro Lorenzin ci rassicuri a tal proposito. Per quanto riguarda la prospettata riduzione di finanziamenti che, se confermata, metterebbe a rischio il funzionamento del sistema, chiediamo al governo di tornare sui suoi passi”.

Lo dice Donata Lenzi, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera.

Questa è la parte della nota di aggiornamento relativa al Sistema sanitario nazionale:

Oggi il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), pur mantenendo le caratteristiche che lo hanno messo ai primi posti in Europa, si confronta con delle sfide assistenziali imponenti in presenza di livelli di finanziamento contenuti in ragione dell’attività di razionalizzazione della spesa svolta in questi anni.

L’impegno primario dev’essere quello di mantenere e consolidare i risultati riconosciuti in campo internazionale al SSN. In questa prospettiva, è essenziale sviluppare l’attuale modello di governance del settore sanitario. Tale modello costituisce uno strumento di efficace contenimento della dinamica della spesa anche in relazione alle tendenze demografiche e favorisce la sostenibilità finanziaria del SSN nel medio-lungo periodo. Allo stesso tempo, occorre ripensare un modello di assistenza finalizzato a garantire prestazioni non incondizionate, rivolte principalmente a chi ne ha effettivamente bisogno.

In rapporto ai cambiamenti della società e agli stili di vita, un posto di rilievo assumono le misure legate alla prevenzione. Investimenti in tale ambito, anche allargati a settori diversi da quello sanitario secondo il principio health in all policies, basati sull’evidenza scientifica e su una valutazione di costo/efficacia, contribuiscono sostanzialmente nel medio-lungo periodo alla sostenibilità del SSN, riducendo il ricorso allo stesso per finalità di cura, sia in termini di accessi che di livello delle cure richieste; nel contempo essi, assicurando un più elevato livello di benessere e di salute della popolazione, realizzano le condizioni per un miglioramento generale del livello economico del Paese. A tal fine dovrà essere predisposto il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione, modificando e aggiornando lo strumento vigente, prestando attenzione alla prevenzione di tutti i comportamenti a rischio (sedentarietà, alimentazione eccessiva, fumo, dipendenza da gioco patologico, consumo di sostanze alcoliche, con un particolare focus sui giovani), e alle tossicodipendenze.

Oltre a queste specifiche azioni, il nuovo Piano costituisce anche la struttura generale entro la quale si inseriscono progetti di ampio respiro e la pianificazione di settore, come ad esempio il piano nazionale per le vaccinazioni e gli interventi per la sicurezza sul lavoro. Una particolare attenzione dovrà essere dedicata allo sviluppo di sistemi informativi dedicati all’ambito della prevenzione, al fine di acquisire in modo sistematico dati utili per le valutazioni dei decisori. Nell’ambito delle politiche di prevenzione s’inseriscono anche le raccolte sistematiche di dati che porteranno alla definitiva attuazione del fascicolo sanitario elettronico.

Per quanto riguarda le misure di programmazione sanitaria, occorre perfezionare in tempi brevi il nuovo Patto per la salute. Tale nuovo accordo non solo consentirà di definire tra Governo e Regioni gli aspetti finanziari e programmatici correlati al SSN, ma costituirà anche lo strumento per migliorare la qualità dei servizi, per promuovere l’appropriatezza delle prestazioni e per garantire l’unitarietà del sistema.

Sul versante dell’assistenza territoriale, il completamento del complesso processo di trasferimento di risorse dall’ospedale al territorio consentirà di affrontare efficacemente i temi dell’invecchiamento e delle cronicità, ponendo le premesse per garantire la sostenibilità futura del nostro sistema sanitario.

L’assenza di reti assistenziali integrate tra ospedale e territorio è infatti un’altra delle cause di notevoli sprechi di risorse su tutto il territorio nazionale, traducendosi spesso in prestazioni inappropriate o in una mancata presa in carico dell’assistito, con conseguenze sull’efficacia dei trattamenti oltre che sulla disponibilità di risorse. Tale quadro rende necessaria una riorganizzazione del livello assistenziale ospedaliero, sul presupposto di un adeguato trasferimento di attività a livello territoriale e quindi di una rimodulazione e di un potenziamento della rete dei servizi territoriali. In questo scenario, l’ospedale dovrà diventare sempre più il luogo di cura per acuti, a elevata specializzazione. Nella stessa ottica occorrerà potenziare il ruolo delle farmacie convenzionate e in particolare la Farmacia dei servizi, concentrando in essa l’erogazione di nuovi servizi di valenza socio-sanitaria. Tale nuovo ruolo delle farmacie potrà comportare effetti positivi in termini di risparmi finanziari laddove contribuirà e limitare l’accesso alle strutture ospedaliere.

Il SSN dovrà proseguire il percorso di razionalizzazione della spesa già avviato, tenendo conto delle compatibilità economico-finanziarie complessive, al fine di garantire un uso più efficiente delle risorse e, al contempo, un adeguato livello di qualità dei servizi resi ai cittadini. L’eliminazione di sprechi e delle inefficienze è un altro degli obiettivi principali per riuscire a garantire nei prossimi anni l’erogazione di servizi sanitari attraverso un sistema sanitario che è riconosciuto essere tra i migliori al mondo. Per fare ciò, insieme alle Regioni saranno rafforzati il monitoraggio dell’appropriatezza delle prestazioni sanitarie e dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e sarà promossa in ogni ambito la trasparenza, quale strumento per il potenziamento non solo della comunicazione con il cittadino ma anche del controllo di legalità. Il sistema sanitario dovrà cioè essere sempre più ‘selettivo’, occorrendo in particolare ridisegnare il perimetro dei LEA e adottare l’approccio del c.d. Health Technology Assessment (HTA), al fine di identificare le opzioni assistenziali dimostratesi non solo maggiormente costo-efficaci ma anche preferite da pazienti e cittadini, in modo da assicurare, a parità di risorse disponibili, il massimo valore possibile in termini di salute. Tale processo richiede però una regia nazionale quale essenziale condizione per mantenere l’unitarietà del SSN e per garantire l’equità di accesso così sul piano territoriale, ossia indipendentemente dalla regione in cui si trovi l’assistito, come di tipo trasversale tra le varie fasce della popolazione, e dunque indipendentemente dalle condizioni socio-economiche individuali.

Sotto altro profilo, l’innovazione tecnologica può contribuire decisamente alla menzionata riorganizzazione dell’assistenza sanitaria. Particolare impulso occorrerà quindi rivolgere all’informatizzazione dei processi di assistenza, allo sviluppo e alla diffusione della sanità elettronica sul territorio nazionale e, in definitiva, a far sì che la sanità in rete divenga una componente strutturale del SSN, nella consapevolezza che l’innovazione tecnologica e gestionale della rete di offerta, sia a livello ospedaliero sia a livello territoriale, costituisce un sicuro volano per incrementare l’efficienza e la produttività, e quindi la sostenibilità, del SSN stesso.

Infine, un tema che richiederà un forte impegno è quello della responsabilità professionale e del precariato nelle professioni sanitarie. Nel primo caso occorrerà portare a compimento e migliorare le scelte attuate nella scorsa legislatura. Per quanto riguarda il precariato, alcuni primi interventi sono stati compiuti di recente nell’ambito del decreto legge di razionalizzazione della pubblica amministrazione, mentre tra le misure che è possibile adottare, senza oneri a carico della finanza pubblica, vi è l’istituzione di specifici ruoli per i ricercatori del SSN.

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