A causa di ciò che sono: omofobia, transfobia e crimini d’odio in Europa

A causa di ciò che sono: omofobia, transfobia e crimini d’odio in Europa

Amnesty International sollecita l’Unione europea a combattere la violenza omofobica. In un rapporto pubblicato oggi, Amnesty International ha dichiarato che l’Unione europea (Ue) e i suoi stati membri non stanno contrastando i crimini d’odio omofobico e transfobico né proteggono le persone dalla discriminazione, dalla persecuzione e dalla violenza.

Il rapporto di Amnesty International, intitolato “A causa di ciò che sono: omofobia, transfobia e crimini d’odio in Europa”, mette in luce le lacune esistenti nella legislazione di molti paesi europei in cui l’orientamento sessuale e l’identità di genere non sono espressamente compresi nei motivi per cui i crimini d’odio possono essere perpetrati. Il rapporto evidenzia, inoltre, l’inadeguatezza degli standard dell’Ue sui crimini d’odio in materia di contrasto della violenza omofobica e transfobica.

Secondo un recente sondaggio all’interno dell’Ue, l’80 per cento dei casi di violenza omofobica e transfobica non viene denunciato alla polizia, spesso per timore di un’ulteriore vittimizzazione a causa di un’omofobia e transfobia istituzionalizzate. In altri casi, i gay non apertamente tali non segnalano gli attacchi subiti perché hanno paura di essere scoperti da coetanei e parenti. In paesi come Bulgaria, Germania, Italia, Lettonia e Repubblica Ceca non esiste una normativa completa sui crimini d’odio in quanto non sono compresi i reati contro le persone a causa del loro reale o percepito orientamento sessuale e dell’identità di genere.

Per quanto riguarda l’Italia, il rapporto di Amnesty International segnala il caso di Michelle, una giovane transgender di Catania che nel febbraio 2012 è stata picchiata da numerose persone a causa della sua identità di genere. Durante l’aggressione, gli uomini le gridavano frasi offensive come “Fai schifo! Tu sei un uomo, un frocio sei!” Michelle ha denunciato l’aggressione alla polizia e uno dei presunti responsabili è stato identificato. Tuttavia, a causa delle lacune nella legislazione penale italiana l’odio transfobico non sarà esplicitamente preso in considerazione come movente nel perseguimento di questo crimine o nella determinazione della condanna e della pena.

Intanto, in Italia, è ripresa la discussione, alla Camera dei deputati, del disegno di legge sul contrasto dell’omofobia e della transfobia. Amnesty International continua a chiedere ai parlamentari di Montecitorio di adoperarsi affinché l’Italia introduca senza ulteriori ritardi una legge per contrastare i crimini d’odio basati sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. In particolare, l’organizzazione per i diritti umani chiede che l’orientamento sessuale e l’identità di genere siano inclusi nell’elenco dei motivi discriminatori associati ai reati specifici descritti nell’articolo 1 del decreto legge 122/1993, e che venga emendato l’art. 3 dello stesso decreto, relativo alle circostanze aggravanti, aggiungendovi l’orientamento sessuale e l’identità di genere.

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