Donne, lavoro, pensione: le proposte del Partito Democratico

Donne, lavoro, pensione: le proposte del Partito Democratico

Anche in questa legislatura ci stiamo battendo sia in aula che in commissione per fare approvare le nostre proposte. Sappiamo che è difficile in questa stagione politica e parlamentare pensare ad una revisione strutturale delle normative sulle pensioni, ma le iniziative che intendiamo portare avanti vogliono andare in una direzione ben precisa che possiamo riassumere con questi obiettivi.

Le nostre proposte

Ripristinare la gradualità nell’aumento dell’età pensionabile delle donne

61 anni dal 1° gennaio 2012 al 30 giugno 2013

62 anni dal 1° luglio 2013 al 31 dicembre 2014

63 anni dal 1° gennaio 2015 al 30 giugno 2016

64 anni dal 1° luglio 2016 al 31 dicembre 2017

65 anni dal 1° gennaio 2018

donne-pensione-coverPerfezionare le specifiche misure compensative

2 anni di anticipo per ogni figlio e/o per lavori di cura sull’età pensionabile fino ad un massimo di 5 anni di anticipo sulla nuova età per la pensione di vecchiaia, ovviamente l’età minima è di 60 anni. Oppure a scelta della lavoratrice possono esserle riconosciuti i periodi di cura dei figli e dei familiari in situazione di handicap o non autosufficienza come periodi di contribuzione figurativa, in modo da aumentare l’importo della pensione.

Abolire la norma Fornero che prevede la pensione a 70 anni qualora l’importo della stessa non superi di una volta e mezza l’assegno sociale, in questo caso la stragrande maggioranza delle donne andrebbe in pensione a 70 anni e non esisterà più neanche l’integrazione al trattamento minimo. Attualmente vengono integrate al trattamento minimo, quasi 500 euro al mese, 3.856.033 pensioni, l’81% dei titolari è donna! È evidente che la manovra Fornero ha peggiorato ancor di più la situazione, mentre vanno assolutamente adottate misure a favore delle donne, le pari opportunità si devono garantire dalla culla, non partendo dalla parità nell’età per la pensione di vecchiaia tra uomini e donne.

La pensione è il riassunto della vita lavorativa di ogni persona e per le donne è l’ennesima dimostrazione della scacchiera su cui si incastrano il lavoro professionale, il tempo dedicato ai figli e quello alla cura degli altri familiari, come genitori anziani o parenti disabili. Non solo: quante volte le donne lavorano nel bar, nel negozio o nell’azienda di famiglia senza essere regolarmente assicurate, solo perché è normale “dare una mano”?

I dati relativi al 2012 sono molto significativi: su quattro donne che sono andate in pensione lo scorso anno tre hanno ottenuto una pensione di vecchiaia, il cui l’importo medio è di 656,11 euro, e solo una ha potuto ottenere la pensione di anzianità, con importo medio di più del doppio, 1.492,72 euro. Arrivare a 40 anni di contributi per una donna quindi continua ad essere un’eccezione, è assai più comune “conquistare” la pensione di vecchiaia. Per gli uomini, invece, le percentuali sono molto diverse: il 61% ha ottenuto una pensione di anzianità e solo il 39% quella di vecchiaia, con relativi risvolti in termini economici.

pensioni-donneNegli anni passati l’unica compensazione che veniva riconosciuta alle donne, per questa penalizzazione professionale, era l’anticipo sull’età per la pensione di vecchiaia rispetto agli uomini: 55 anni per le donne e 60 per gli uomini fino al 1992, poi siamo passati a 60 anni per le donne e 65 per gli uomini, ma con gradualità, l’innalzamento dell’età era stato previsto di 1 anno anagrafico ogni 2 anni solari; dal 2011 con la manovra Fornero la differenziazione è stata del tutto azzerata, la pensione di vecchiaia viene erogata indistintamente a donne e uomini, a partire dai 66 anni di età, e qualora la pensione non superi 1,5 volte l’assegno sociale, 560 euro al mese addirittura dai 70 anni. Questa norma va assolutamente modificata.

Una legge sulle azioni positive per le donne già esiste, essa prevede appunto pari responsabilità familiari e professionali, ma i dati dimostrano che siamo ancora lontani dal realizzarle. Le differenze tra le pensioni degli uomini e quelle delle donne confermano, purtroppo, l’assenza di pari opportunità. È certamente mancato un intervento organico di sostegno alle politiche di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro per uomini e per donne. Solo quando gli uomini raggiungeranno “pari opportunità nei lavori domestici e di cura” le donne raggiungeranno pari opportunità di e nel lavoro: nella durata, nella progressione della carriera, nelle retribuzioni e quindi, poi, nella pensione. Occorre a questo punto verificare se e come le risorse siano state fino a questo momento utilizzate.

Restituire alle donne ciò che si è risparmiato sulla loro pelle

Nel 2009 il governo Berlusconi ha previsto l’innalzamento dell’età per la pensione di vecchiaia delle donne nel pubblico impiego e il risparmio di 4 miliardi avrebbe dovuto essere investito a favore delle donne, per l’occupazione, per i servizi, invece tutto ciò non è successo, nonostante fosse stato previsto esplicitamente dalla legge. La Manovra Fornero prevede un risparmio di 9 miliardi fino al 2019 per l’innalzamento dell’età della pensione di vecchiaia delle donne autonome e del settore privato, un vero furto alle donne.

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