I lavori della Camera in diretta

Mozione sulla Siria

La Camera, 
   premesso che: 
    la crisi siriana ha raggiunto dimensioni tali da mettere a rischio la stessa sopravvivenza della Siria come Stato e come nazione unitaria e da più di due anni sottopone la popolazione a sofferenze insopportabili per i civili, con stime di circa centodiecimila vittime e due milioni di rifugiati e profughi, gran parte dei quali al di fuori dei confini nazionali, ormai alla ricerca di terre più sicure fino ai tragici episodi che hanno toccato le coste siciliane; 
    la mattina del 21 agosto 2013 un attacco missilistico con armi chimiche nella periferia di Damasco, nella zona di Ghouta, ha causato numerosissime vittime civili, documentate da testimonianze oculari e filmati-video; 
    le Nazioni Unite hanno inviato in Siria una missione ispettiva al fine di svolgere i dovuti accertamenti, purtroppo ritardati a causa della mancanza della tempestiva autorizzazione da parte del Governo di Damasco, e di riferirne gli esiti al Segretario generale, Ban Ki-Moon; 
    le armi chimiche sono considerate armi di distruzione di massa, la loro produzione e il loro stoccaggio sono stati messi al bando dalla Convenzione sulle armi chimiche del 1993, di cui pure la Siria non è parte, ma sono certamente armi illecite e il loro uso è vietato anche dal diritto internazionale consuetudinario – consolidatosi a partire dal Protocollo di Ginevra del 1925 sulla proibizione delle armi chimiche in guerra di cui anche la Siria è parte – come ha dichiarato lo stesso Segretario generale delle Nazioni Unite, ribadendo che, qualora accertato, l’utilizzo di agenti chimici configurerebbe «una grave violazione del diritto internazionale ed un oltraggioso crimine di guerra»; 
    l’ulteriore grave violazione di una norma internazionale fondamentale, quale il divieto di utilizzare armi chimiche indiscriminatamente contro la popolazione civile, rappresenta una forma diescalation del conflitto che richiede una risposta ferma e decisa da parte della comunità internazionale, non solo per le morti ingiuste e atroci provocate, ma anche per la conseguenza che l’eventuale sottovalutazione dell’azione possa ridurre ogni deterrenza e ogni scrupolo per l’utilizzo di dette armi in conflitti successivi; 
    il Presidente Obama ha deciso di chiedere al Congresso degli Stati Uniti l’autorizzazione a un attacco militare limitato e mirato, volto a colpire obiettivi militari legittimi per rispondere all’uso di armi chimiche da parte del regime siriano, per esercitare una forte deterrenza e ridurre la possibilità per l’esercito siriano di ricorrere nuovamente all’uso di tali armi in futuro, come si legge nella risoluzione approvata dalla commissione per gli affari esteri del Senato statunitense; 
    il Governo italiano ed altri Governi europei hanno manifestato le loro preoccupazioni sull’effettiva opportunità di un intervento militare non sostenuto da un ampio consenso internazionale, pur mantenendo assolutamente ferma la condanna dell’uso delle armi chimiche così come ribadendo l’impegno a cercare gli strumenti più efficaci e opportuni per prevenire e punire le violazioni del diritto internazionale; 
    a margine del G20 di San Pietroburgo 11 Stati (Australia, Canada, Francia, Italia, Giappone, Repubblica di Corea, Arabia saudita, Spagna, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti d’America), cui si è poi aggiunta la Germania, hanno sottoscritto una dichiarazione comune che richiede una «forte risposta alla grave violazione» e un «forte messaggio che questo tipo di atrocità non possono essere ripetute», ribadendo la necessità di far valere la responsabilità degli autori dei crimini, ricordando che «il conflitto siriano non ha una soluzione militare» e che si rimane impegnati nella ricerca di una soluzione politica attraverso l’attuazione del comunicato finale della Conferenza di Ginevra del 2012; 
    la proposta avanzata dal Segretario generale dell’Onu di creare aree supervisionate internazionalmente in cui le armi chimiche presenti in Siria possano essere immagazzinate e distrutte, rilanciata dalla Federazione russa e ripresa anche dall’Unione europea e dagli Stati Uniti, merita la massima considerazione al fine di conseguire il prioritario obiettivo di tutelare la popolazione civile da altri attacchi analoghi a quello del 21 agosto 2013; 
    l’Italia e l’Unione europea hanno fin dall’inizio ritenuto necessario sostenere le richieste profonde di democrazia e dignità della popolazione siriana e di fronte alla durezza delle risposte governative hanno sempre sostenuto la necessità di un negoziato di pace e di una soluzione politica e non militare; 
    è da condannare il comportamento del presidente Assad di fronte alle aperture per una soluzione politica avanzate dal Governo italiano e da altri Governi, così come dopo gli autorevolissimi richiami del Papa anche nei confronti dei leader del G20 riunito a San Pietroburgo, posizioni responsabili che vengono sfruttate dal regime siriano, data la gravità dei fatti; 
    all’interno delle stesse forze che combattono il regime siriano è solo da poco tempo che si sta registrando con molta fatica la progressiva affermazione di una leadership, mentre non si è ancora consolidata un’intesa politica interna quale alternativa capace di tutelare pienamente le componenti laiche e religiose democratiche, di mantenere l’integrità del Paese e di garantire la transizione verso uno Stato di diritto pluralista e tollerante, tanto che si manifesta la viva preoccupazione che l’opposizione possa essere egemonizzata da gruppi estremisti e terroristi; 
    il processo di escalation militare non lascia intravedere né nel breve periodo né nel lungo periodo un vincitore, ma già lascia sul terreno un intero mondo di vittime civili e ha diffuso la fuga o il terrore in gran parte delle comunità etniche e religiose storicamente insediate in Siria, mettendo a serissimo rischio la continuità di un modello di convivenza pacifica di popoli e di fedi assai raro nel mondo; 
    il regime di Bashar Assad è in ogni caso da ritenere un interlocutore politico delegittimato nella sua rappresentatività dalla violenza messa in atto che, se ne fossero accertate le responsabilità in relazione all’utilizzo delle armi di distruzione di massa, risulterebbe addirittura inaccettabile; 
    l’azione positiva dispiegata dal Governo fa sì che l’Italia stia guardando con attenzione e lungimiranza alla regione mediorientale nel suo complesso, nella consapevolezza che la delicatezza e l’intreccio delle questioni richiedono determinazione e non semplificazione, affinché si assicuri la libera e autonoma decisione del popolo siriano sul suo futuro; 
    la notizia della liberazione del giornalista Domenico Quirico è motivo di soddisfazione per la società italiana ed il mondo dell’informazione ed induce a sperare che possa essere favorevole anche la conclusione del sequestro di padre Dall’Oglio e degli altri esponenti religiosi,

impegna il Governo:

   a svolgere, ancor più alla luce dei recentissimi sviluppi, un ruolo proattivo per favorire e rendere possibile una soluzione politica della crisi e un negoziato tra le parti; 
   a sostenere l’iniziativa volta a far emergere, a mettere sotto controllo internazionale e a neutralizzare l’arsenale chimico siriano, con l’obiettivo irrinunciabile che non possa essere nuovamente usato, confidando che una risoluzione in tal senso sia presto adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; 
   a proseguire nella sua azione di condanna assoluta ed inequivocabile dell’utilizzo di armi chimiche e della necessaria punizione dei responsabili, anche attraverso il ricorso agli strumenti politici, diplomatici e convenzionali possibili, incluso il deferimento al Tribunale penale internazionale; 
   ad insistere perché la reazione della comunità internazionale sia ferma e funzionale al raggiungimento di obiettivi chiari, ivi inclusa la prevenzione dell’ulteriore utilizzo di armi chimiche, attraverso strumenti proporzionati, assicurando il più ampio consenso internazionale nel rispetto del ruolo delle Nazioni Unite, escludendo la partecipazione ad interventi militari in assenza di un esplicito mandato del Consiglio di sicurezza e, in ogni caso, valutando con attenzione che ogni azione intrapresa non comporti solo un aggravamento della situazione politica e di instabilità dell’area; 
   ad intensificare l’impegno umanitario in favore dei profughi; 
   a prendere tutte le iniziative che possano essere utili ad accelerare una tregua, per un cessate il fuoco bilaterale più ampio, e a creare le condizioni per un nuovo negoziato internazionale capace di dare voce adeguata all’opposizione siriana interna e all’estero, alla società civile siriana e a tutti i Paesi coinvolti nel conflitto che possono avere peso nella ricerca di una soluzione equa e nella fine del conflitto stesso; 
   a verificare tutte le strade diplomatiche e politiche perché la situazione in Siria si apra alla transizione democratica per superare l’attuale regime, assicurando la rappresentanza di tutte le componenti, la tutela delle minoranze, il rispetto dei principi dello Stato liberale e di diritto; 
   a far sì che la soluzione politica e diplomatica coinvolga necessariamente tutti gli attori importanti, regionali e internazionali, inclusi la Russia e l’Iran, attraverso il rilancio del processo di Ginevra per giungere alla convocazione di una conferenza internazionale; 
   a portare avanti la riflessione, con i partner europei, sulle modalità di applicazione delle sanzioni nei confronti della Siria in funzione dell’obiettivo di condurre le parti al tavolo negoziale, perché sia più forte la pressione sull’attuale regime e si attenuino invece gli effetti sulla popolazione civile; 
   a farsi promotore di una politica europea unitaria, sulla base del joint statement sottoscritto a margine dei lavori del G20 di San Pietroburgo, degli esiti positivi della riunione informale dei Ministri degli esteri dell’Unione europea a Vilnius e della comune determinazione sulla condanna dell’utilizzo di armi chimiche, da far valere anche in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e con l’ambizione di far evolvere la politica estera e di sicurezza comune verso uno strumento effettivo ed efficace, in prospettiva del Consiglio europeo di dicembre 2013 sulla difesa, nonché del semestre italiano di presidenza nella seconda parte del 2014; 
   a valutare attentamente le conseguenze del conflitto siriano sul contesto in cui si svolge la missione Unifil, adeguando le condizioni di sicurezza del contingente italiano dislocato in Libano; 
   a riferire tempestivamente al Parlamento sugli sviluppi della crisi in Siria anche al fine delle conseguenti determinazioni relative alla posizione dell’Italia. 
(1-00178) 
«Speranza, Brunetta, Dellai, Pisicchio». 
(10 settembre 2013)

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