Sostegno alle donne vittime di violenza, la proposta di legge Murer

La Commissione affari sociali riprende oggi i lavori dopo la pausa estiva. Nel pomeriggio inizierà l’esame in sede referente della proposta di legge presentata da Delia Murer (Pd), firmata anche da molti altri esponenti del Partito Democratico, che contiene «Disposizioni per il contrasto della violenza sulle donne, l’assistenza delle vittime e la promozione della soggettività femminile».

La proposta si propone l’obiettivo di promuovere «nei confronti delle donne vittime di violenza interventi di sostegno volti a consentire di ripristinare la propria inviolabilità e di riconquistare la propria libertà, nel pieno rispetto della riservatezza e dell’anonimato» e per questo chiede l’attivazione in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale di centri antiviolenza, case rifugio e case di secondo livello per le donne vittime di violenza e per i loro figli minori.

CENTRI ANTIVIOLENZA. I centri anitiviolenza accolgono le donne e i loro figli minori che hanno subìto violenza di genere, indipendentemente dalla loro nazionalità, etnia, religione, orientamento sessuale, stato civile, credo politico e condizione economica. Sono gestiti da organizzazioni esperte nell’accoglienza, protezione e sostegno a donne vittime di violenza e garantiscono servizi e spazi dedicati.

La proposta di legge prevede che ne sia presente uno ogni diecimila abitanti, secondo le raccomandazioni dell’Unione europea formulate nel Meeting sulla violenza contro le donne tenutosi a Helsinki nel novembre 1999, e che siano costituiti, singolarmente o in consorzio, da enti locali e associazioni che operano nel settore del sostegno alle donne che hanno subìto violenza.

Il loro compito è quello di offrire «consulenza legale, psicologica, lavorativa e sociale alle vittime, orientandole nella scelta dei servizi socio-sanitari e assistenziali territoriali, ovvero delle case rifugio di cui eventualmente avvalersi, indirizzandone e favorendone il percorso di reinserimento sociale e lavorativo», svolgere «attività di informazione e sensibilizzazione sulle fenomenologie e sulle cause della violenza e delle discriminazioni, nonché attività formative e culturali per il contrasto di tali fenomeni», condurre «attività di rilevazione e di monitoraggio degli atti di violenza e discriminazione commessi nell’ambito del territorio di riferimento» e redigere rapporti periodici sull’attività svolta.

CASE RIFUGIO. Le case rifugio sono definite dalla proposta di legge come «strutture in grado di offrire accoglienza e protezione alle donne vittime di violenza e ai loro figli minori nell’ambito di un programma personalizzato di recupero e di inclusione sociale» e che garantiscono riservatezza e anonimato alle loro ospiti. Segreta deve essere anche l’ubicazione.

Le case rifugio offrono i loro servizi a donne vittime di violenza e ai loro figli minori, indipendentemente dallo stato giuridico o dalla cittadinanza, anche se non risiedono nel comune in cui si trova la struttura.

IL COMITATO NAZIONALE SULLA VIOLENZA DI GENERE. La proposta di legge prevede, poi, l’istituzione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri di un “Comitato nazionale sulla violenza di genere”, formato dal Ministro per le pari opportunità, da cinque rappresentanti di associazioni che operano nel settore del contrasto alla violenza di genere, da tre membri della Conferenza Stato-Regioni e da tre rappresentanti degli enti locali che abbiano attivato i servizi previsti dalla proposta di legge, designati dall’Anci. I componenti del Comitato durano in carica tre anni e non percepiscono alcun compenso, se non il rimborso delle spese di viaggio documentate.

Compiti del Comitato sono quelli di raccogliere i dati sugli atti di violenza commessi per la costituzione di una banca dati nazionale, redigere annualmente una relazione per le Camere «sull’evoluzione delle fenomenologie criminali attinenti ai reati di violenza di genere», proporre nuovi strumenti legislativi e amministrativi di tutela delle vittime, verificare lo stato di attuazione delle politiche contro la violenza di genere, predisporre e coordinare campagne di educazione e di comunicazione sui reati di violenza di genere, favorire il coordinamento dei servizi antiviolenza nel territorio nazionale e dei progetti di prevenzione e di intervento, fornire, su richiesta dei Ministri competenti, pareri, informazioni e studi.

LE STRUTTURE SANITARIE. La proposta di legge contiene anche indicazioni per la formazione del personale delle strtture sanitarie e di polizia che per primo entra in contatto con donne e minori vittime di violenza. Al Ministero della salute è assegnato il compito di sviluppare linee guida nazionali che promuovano in modo omogeneo la sensibilizzazione del personale sanitario, mentre alle questure è chiesto di «assicurare la presenza, nei propri presìdi territoriali, di personale, in possesso di una formazione specifica in materia di violenza di genere, competente a ricevere le denunce o le querele da parte delle vittime di tali delitti».

FONDO PER IL CONTRASTO ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE. Per finanziare la proposta di legge è prevista l’istituzione di un Fondo per il contrasto della violenza nei confronti delle donne, che sarà finanziato annualmente dalla legge di stabilità. Per ciascuno dei primi tre anni (2013, 2014 e 2015) la proposta di legge dispone che esso ammonti a 80 milioni di euro, da recuperare attraverso la riduzione delle spese di missione dei vari Ministeri.

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