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Nuovo Isee, i punti critici della riforma

Nuovo Isee, i punti critici della riforma

Prosegue l’esame dello schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante regolamento sulla revisione delle modalità di determinazione e dei campi di applicazione dell’Isee da parte delle Commissioni finanze e affari sociali.

Ieri sono state svolte le audizioni informali di alcune associazioni che rappresentano soggetti direttamente interessati dalla riforma dell’Isee, mentre oggi è proseguita la discussione tra i commissari, che si sono concentrati in particolare sugli aspetti più critici introdotti dalla nuova ipotesi di disciplina dell’Isee.

Ileana Argentin (Pd), pur ritenendo «positivo il fatto di aver posto le premesse per un passaggio da una dimensione familiare ad una personale e che ciò costituisce il presupposto di un vero e proprio cambiamento culturale», ne ha segnalati alcuni:

– non è stata presa nella giusta considerazione la differenza fra minori e minori con disabilità;

– l’attivazione di un tavolo di monitoraggio, del quale dovrebbero far parte anche rappresentanti delle associazioni che operano nel settore e delle organizzazioni sindacali richiede la massima disponibilità da parte del Governo nel recepire le richieste avanzate dalle associazioni;

– quando si parla di disabili occorre sempre distinguere i soggetti abbienti e consapevoli dei propri diritti, in quanto appartenenti a organizzazioni sindacali, dai soggetti deboli, dal momento che non tutti i disabili sono uguali e, dunque, non possono essere considerati indistintamente;

– si prevede che l’assegno di accompagnamento e la pensione di invalidità creano reddito, aspetto che lascia perplessi.

Paola Binetti (Scelta Civica) ha puntato l’attenzione su alcuni altri punti critici:

– l’insufficienza della scala di equivalenza adottata, non idonea a fotografare la reale situazione economica di una famiglia, soprattutto in presenza di figli a carico. La scala proposta, infatti, non è stata sostanzialmente modificata rispetto a quella vigente, nonostante istituzioni, quale l’ISTAT, impieghino scale di equivalenza notevolmente più favorevoli in materia di carichi familiari;

– il «peso» della casa di abitazione, se di proprietà, e il «peso» del canone di locazione. Per una maggiore equità tra famiglie proprietarie, magari anche di una piccola abitazione insufficiente alle proprie esigenze, e tra famiglie locatarie, andrebbe eliminato il tetto delle franchigie previste dal comma 4 dell’articolo 4, lettere a) e b).

Marisa Nicchi (Sel) si è soffermata su:

– l’articolo 4, che contempla fra i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari l’indennità di accompagnamento, che invece ha natura risarcitoria;

– l’articolo 6, con riferimento alle regole di calcolo da applicare alle prestazioni erogate in ambiente residenziale a ciclo continuativo, previste dal comma 3;

– il concetto – fatto proprio dallo schema di decreto – della compartecipazione al costo delle prestazioni sociosanitarie, in quanto configurano un modello di welfare che addossa alla famiglia una sorta di corresponsabilità.

Gian Mario Fragomeli (Pd) ha chiesto chiarimenti sull’effettiva portata dell’articolo 3, comma 4, il quale prevede che il minore in affidamento temporaneo, ai sensi della legge n. 184 del 1983, sia considerato nucleo familiare a sé, fatta salva la facoltà del genitore affidatario di considerarlo parte del proprio nucleo familiare, mentre è sempre considerato nucleo familiare a sé stante il minore in affidamento e collocato presso comunità. A seguito della collocazione in comunità del minore, quest’ultimo acquisirà la residenza nel comune ove è collocata la comunità stessa, gravando i comuni, sul cui territorio insistono tali strutture, di oneri potenzialmente molto elevati poiché, essendo il minore quasi sempre privo di reddito, essi dovranno compartecipare alle spese in favore del minore, ad esempio per il pagamento delle rette.

Massimo Enrico Baroni (M5S), prendendo spunto da alcune delle audizioni di ieri, si è soffermato sul fatto che le franchigie previste siano insufficienti: l’articolo 4 dello schema, al comma 3, lettera c), prevede che all’ammontare del reddito debbano essere detratte fino a un massimo di 5.000 euro per le spese sanitarie per disabili, laddove esistono farmaci che, pur essendo prescritti da medici specialisti, non vengono rimborsati dal Servizio sanitario nazionale. Inoltre, l’indicatore ISEE si rivela uno strumento debole anche rispetto alle polidisabilità, infatti, secondo dati di cui è in possesso, in base al nuovo ISEE, circa 10 mila persone si ritroverebbero con un reddito maggiorato di 10 mila euro l’anno, a fronte degli stessi servizi ricevuti.

Elena Carnevali (Pd) ha sottolineato come molte delle criticità emerse nelle segnalazioni dei deputati dipendono dall’articolo 5 del decreto-legge n. 201 del 2011 (cosiddetto «salva Italia»), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, che ha fissato i criteri per la revisione delle modalità di determinazione dell’ISEE, nonché dalle disposizioni recate dal provvedimento recante la delega in materia fiscale. Durante la fase di elaborazione del decreto del presidente del Consiglio dei ministri cui rinviava il suddetto articolo 5, sono emersi interessi contrapposti, per cui si è dovuto tenere conto, da un lato, dei limiti, in termini di risorse finanziarie, dei comuni cui spetta l’erogazione delle prestazioni e, dall’altro, dell’esigenza di mantenere il livello delle prestazioni erogate, sia dal punto di vista quantitativo che sotto l’aspetto qualitativo. Nel portare avanti la revisione dell’ISEE si è cercato, dunque, di intervenire soprattutto in termini di redistribuzione del reddito e di equità, prendendo in considerazione anche il fatto che la situazione economica di una famiglia può subire dei cambiamenti improvvisi, come accade, ad esempio, nel caso di perdita del lavoro.

E’ vero che l’ISEE, secondo quanto prevede lo schema di decreto, diventa livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, tuttavia diverse associazioni hanno sollevato la preoccupazione per cui, stante la possibilità per gli enti erogatori (regioni e comuni) di introdurre, accanto all’ISEE, criteri ulteriori di selezione volti ad identificare specifiche platee di beneficiari, possano venire a crearsi tanti ISEE, diversificati a seconda dei vari contesti.

 

Maria Cecilia Guerra
Maria Cecilia Guerra

La vice ministra Maria Cecilia Guerra ha cercato di fornire chiarimenti alle richieste dei commissari. In particolare, ha spiegato che:

– l’intervento che attraverso lo schema di decreto si intende realizzare rappresenta un’importante operazione di trasparenza, che è stata riconosciuta anche dalle associazioni di rappresentanza dei soggetti interessati, con le quali il Governo ha svolto un’ampia consultazione in sede di predisposizione dello schema;

– per quanto riguarda la definizione del nucleo familiare, contenuta nell’articolo 3 dello schema di decreto, il provvedimento stabilisce che i minori facciano parte del nucleo familiare del genitore con il quale convivono, ovvero, nel caso di affidamento preadottivo, del nucleo familiare dell’affidatario, prevedendo che il minore sia considerato nucleo familiare a sé stante solo in talune fattispecie, onde evitare il rischio che l’estensione della categoria dei minori considerati come nucleo familiare possa comportare difficoltà finanziarie per i comuni, i quali potrebbero essere costretti a ridurre l’erogazione dei servizi;

– per quanto riguarda i soggetti adulti a carico di familiari, si è stabilito di tener conto del concorso, da parte dei familiari stessi, alle spese effettuate in favore di tali soggetti, nei casi in cui l’adulto non costituisca un nucleo familiare a sé stante, senza peraltro peggiorare la disciplina rispetto a quella attualmente vigente;

– in merito alla valutazione, regolata dall’articolo 5 dello schema di decreto, del patrimonio immobiliare ai fini della definizione della situazione patrimoniale, il Governo ha previsto l’abbattimento di un terzo del valore della casa di abitazione, stabilendo inoltre, all’articolo 4, comma 4, l’introduzione di franchigie rispetto alla determinazione della situazione reddituale volte a tener conto, in modo unitario, dei costi dell’abitare, sia nel caso in cui il nucleo familiare risieda in abitazione in locazione, sia nel caso in cui risieda in abitazione di proprietà, considerando in quest’ultima fattispecie anche il numero dei componenti del nucleo;

– per i problermi legati alla scala di equivalenza indicata nell’Allegato 1 dello schema di decreto, non è vero che la scala di equivalenza elaborata dall’ISTAT risulti più favorevole, per i soggetti interessati, di quella definita nello schema. Al contrario, il Governo ha voluto migliorare la scala di equivalenza già in vigore, introducendo un elemento di maggiorazione per i nuclei familiari che annoverino più di tre figli minorenni. Naturalmente, è possibile ipotizzare scale di equivalenza ancora più generose, tuttavia occorre compiere, in questo campo, scelte ragionevoli, tenendo realisticamente conto dei costi aggiuntivi, per la finanza pubblica, in termini di oneri per i servizi sociali, che deriverebbero da tale opzione.

La vice ministra si è poi detta d’accordo rispetto all’ipotesi, avanzata nel corso del dibattito, di introdurre un meccanismo di monitoraggio continuo sull’attuazione del meccanismo dell’ISEE, che si porrebbe in continuità con il confronto già svolto dal Governo in sede di predisposizione dello schema di decreto, ed ha sottolineato che, sotto il profilo del contrasto a ogni forma di truffa nell’accesso alle prestazioni sociali, il provvedimento costituisce un notevole passo avanti, poiché rappresenta uno strumento potente per ostacolare ogni forma di elusione o per prevenire il comportamento di quanti indichino un ammontare di redditi inferiore rispetto a quello dichiarato al fisco, dal momento che si prevede la possibilità di effettuare verifiche, nonché di avvalersi dei dati presenti nel sistema informativo dell’anagrafe tributaria.

 

La discussione proseguirà ancora nei prossimi giorni. Il parere sarà espresso nella giornata di martedì 6 agosto.

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