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Decreto “svuota-carceri”, ripristinare l’arresto per lo stalking

Decreto “svuota-carceri”, ripristinare l’arresto per lo <em>stalking</em>

La Commissione affari sociali ha concluso oggi l’esame del disegno di legge di conversione del decreto legge contenente “Disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena”, il cosiddetto decreto “svuota-carceri”.

La discussione della giornata si è concentrata in particolare su una modifica al testo apportata durante l’esame in Senato che ha esteso gli arresti domiciliari al reato di stalking. Il Senato infatti ha elevato il limite di pena edittale massima al di sotto del quale non è applicabile la custodia cautelare in carcere da quattro a cinque anni. Ciò ha comportato l’esclusione dall’applicabilità della custodia cautelare un reato come quello previsto dall’articolo 612-bis del codice penale (il cosiddetto stalking), per il quale si prevede una pena non superiore a quattro anni.

Sia Andrea Cecconi (M5S) che la relatrice Franca Biondelli (Pd) si sono soffermati sul punto. Il parere che è stato predisposto chiede alla commissione di merito di modificare il punto del provvedimento o espungendo dal testo dell’articolo 1, comma 1, la lettera 0a), che ha elevato il limite a cinque anni, o aumentando il massimo della pena prevista per il reato di stalking dall’articolo 612-bis portandolo fino a cinque anni, anche se – ha precisato Biondelli – «interventi sulle pene previste da singoli articoli del codice penale vanno sempre immaginati con molta prudenza, dal momento che incidono sul corretto rapporto tra le pene previste per i diversi reati».

Durante il dibattito, Ileana Argentin (Pd) ha chiesto maggiore attenzione per gli operatori delle strutture che dovrebbero ospitare i detenuti che lasciano il carcere. Creare aspettative nei confronti di queste strutture può essere pericoloso perché «hanno bisogno di personale opportunamente formato per poter svolgere le proprie funzioni al meglio». Per cui andrebbe previsto «un adeguato percorso formativo nonché il rilascio di un attestato che certifichi l’attività svolta». Filippo Fossati (Pd), ha chiesto invece di inserire tra gli enti presso cui svolgere progetti di pubblica utilità anche le «associazioni di promozione sociale». Marisa Nicchi (Sel), infine, ha chiesto di inserire nel parere un’osservazione relativa all’opportunità di vietare la custodia cautelare in carcere, salvo esigenze cautelari eccezionali, in caso di alcooldipendente o tossicodipendente che segue un programma terapeutico.

La Lega Nord e il Movimento 5 Stelle hanno votato contro il parere, il cui testo dice:

La XII Commissione,

   esaminato, per le parti competenza, il disegno di legge n. 1417 Governo, approvato dal Senato, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1o luglio 2013, n. 78, recante disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena»;

   rilevato, in via generale, che il decreto-legge in oggetto, recando misure volte a fronteggiare il perdurante fenomeno del sovraffollamento carcerario, costituisce una prima, seppure limitata, soluzione a tale problema, anche allo scopo di sanare una situazione che espone il nostro Paese a condanne da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo;

   preso atto, in particolare, delle disposizioni volte a vario titolo a favorire il reinserimento sociale dei detenuti, quali: l’articolo 2, lettera a), che inserisce il comma 4-ter nell’articolo 21 della legge n. 354 del 1975, relativo al lavoro all’esterno del carcere, al fine di consentire ai detenuti e agli internati la partecipazione, a titolo volontario e gratuito, all’esecuzione di progetti di pubblica utilità presso lo Stato, le regioni, le province e i comuni o presso enti e organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato; l’articolo 3, che prevede l’inserimento, nell’articolo 73 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, di un nuovo comma 5-ter, per consentire al condannato tossicodipendente o assuntore di sostanze stupefacenti di essere ammesso al lavoro di pubblica utilità previsto dal comma 5-bis per tutti i reati, salvo quelli più gravi; l’articolo 3-bis, introdotto nel corso dell’esame del disegno di legge di conversione al Senato, che reca misure per favorire l’attività lavorativa dei detenuti ed internati, in termini di previsione di sgravi contributivi per le imprese che assumono le predette categorie di soggetti; l’articolo 4, che amplia i compiti assegnati al Commissario straordinario del Governo per le infrastrutture carcerarie all’interno del quadro normativo fissato dal decreto del Presidente della Repubblica 3 dicembre 2012, attribuendogli, tra gli altri, il compito di implementazione di quei trattamenti individualizzati indispensabili per la rieducazione e il futuro reinserimento sociale del detenuto, nel rispetto dei criteri di economicità individuati dal Ministero della giustizia;

   considerato infine che durante l’esame presso il Senato è stato approvato un emendamento che ha introdotto la lettera 0a) al comma 1 dell’articolo 1, al fine di modificare l’articolo 280 del codice di procedura penale, il quale nel testo attualmente vigente prevede che la custodia cautelare in carcere non possa essere disposta per reati per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni;

   considerato, peraltro, che per effetto della suddetta modifica al reato di atti persecutori (cd. stalking) di cui all’articolo 612-bis del codice penale non sarà più applicabile la custodia cautelare in carcere, essendo punito nel massimo della pena con 4 anni di reclusione,

   ritenuta tale esclusione non condivisibile, data la particolare odiosità del reato di stalking,

  esprime:

PARERE FAVOREVOLE

con la seguente condizione:

   a) sia espunta dal testo dell’articolo 1, comma 1, la lettera 0a), o in alternativa sia aumentato il massimo della pena prevista per il reato di cui all’articolo 612-bis del codice penale portandolo fino a cinque anni;

e con le seguenti osservazioni:

   a) valuti la Commissione di merito l’opportunità di aggiungere, all’articolo 2, comma 1, lettera a), capoverso 4-ter, primo periodo, dopo le parole: «sanitaria e di volontariato», le seguenti: «nonché associazioni di promozione sociale»;

   b) all’articolo 3, valuti la Commissione di merito l’opportunità di vietare la custodia cautelare in carcere, salvo esigenze cautelari eccezionali, in caso di alcooldipendente o tossicodipendente che segue programma terapeutico.

 

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