I lavori della Camera in diretta

Decreto “svuota-carceri”, le misure all’esame della Commissione

Decreto “svuota-carceri”, le misure all’esame della Commissione

La Commissione affari sociali ha iniziato oggi, in sede consultiva, la discussione sul disegno di conversione in legge del decreto legge n. 78 del 2013, recante disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena, il cosiddetto “decreto svuota carceri”.

Il provvedimento, come ha ricordato la relatrice Franca Biondelli (Pd), intende «fronteggiare il perdurante fenomeno del sovraffollamento carcerario e l’inadeguatezza delle strutture penitenziarie e del regime di esecuzione delle pene detentive, anche allo scopo di sanare una situazione che espone il nostro Paese a reiterate condanne da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo». Le misure in esso previste «favoriscono, in sostanza, l’adozione di misure di riduzione dei casi di detenzione negli istituti di pena, esclusivamente per le persone di non elevata pericolosità».

Il disegno di legge comprende sei articoli, a cui si aggiunge un articolo 3 bis inserito durante la discussione in Senato e che favorisce l’attività lavorativa dei detenuti.

Le misure che interessano le competenze della Commissione affari sociali sono le seguenti:

articolo 1, lettera b, numero 2 – innalza a quattro anni il limite di pena per la sospensione dell’ordine di esecuzione nei confronti di particolari categorie di condannati per i quali l’ordinamento penitenziario già prevede (negli stessi limiti di pena da espiare) la detenzione domiciliare. Tra questi condannati rientrano la persona in condizioni di salute particolarmente gravi, che richieda costanti contatti con i presidi sanitari territoriali; la persona di età superiore a sessanta anni, se inabile anche parzialmente; la persona di età minore di anni ventuno, per comprovate esigenze di salute, di studio, di lavoro e di famiglia. Queste categorie di soggetti, anche qualora debbano espiare una pena compresa tra i tre ed i quattro anni, potranno, dunque, accedere alla detenzione domiciliare di cui all’articolo 47-ter, comma 1, dell’ordinamento penitenziario, anche dallo stato di libertà, senza fare necessariamente ingresso in carcere;

articolo 1, lettera b, numero 3 – introduce il divieto di sospensione dell’ordine di esecuzione per alcune condanne, tra cui quelle inflitte per atti persecutori aggravati commessi a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità;

articolo 2, lettera a – interviene sull’articolo 21 della legge n. 354 del 1975, relativo al lavoro all’esterno del carcere, inserendovi il comma 4-ter, che permette ai detenuti e agli internati la partecipazione, a titolo volontario e gratuito, all’esecuzione di progetti di pubblica utilità presso lo Stato, le regioni, le province e i comuni o presso enti e organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato. Il Senato ha modificato la formulazione del nuovo comma 4-ter prevedendo: che detenuti e internati possano «di norma» essere assegnati alle attività di pubblica utilità; che nell’assegnazione si debba tener conto anche delle specifiche professionalità e attitudini lavorative dei detenuti; che il lavoro di pubblica utilità possa svolgersi anche presso comunità montane, Unioni di comuni, Asl, enti e organizzazioni anche internazionali, comprese quelle di assistenza sanitaria; la possibile assegnazione di detenuti e internati ad attività a titolo volontario e gratuito a sostegno delle famiglie delle vittime dei reati da loro commessi; l’inapplicabilità del comma 4-ter ai detenuti e agli internati per il delitto di associazione mafiosa (articolo 416-bis del codice penale); per delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste da tale articolo; per delitti commessi al fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose;

articolo 2, lettera b, numero 3 – estende i casi in cui il magistrato di sorveglianza può disporre l’applicazione provvisoria della detenzione domiciliare, in attesa dell’esame dell’istanza di applicazione della medesima detenzione domiciliare. Tale istituto concerne le ipotesi in cui l’istanza di applicazione della detenzione domiciliare sia proposta dopo l’inizio dell’esecuzione della pena. La norma estende la possibilità dell’applicazione provvisoria alle fattispecie di rinvio obbligatorio o facoltativo dell’esecuzione della pena: le fattispecie di rinvio obbligatorio sono costituite dai casi di donne incinte o di donne che abbiano figli di età inferiore ad un anno e dai casi di soggetti affetti da malattia particolarmente grave; tra le fattispecie di rinvio facoltativo rientrano le ipotesi di grave infermità fisica del soggetto e le donne che abbiano figli di età inferiore a tre anni (e pari o superiore ad un anno);

articolo 3 – prevede l’inserimento nell’articolo 73 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, di un nuovo comma 5-ter, per consentire al condannato tossicodipendente o assuntore di sostanze stupefacenti di essere ammesso al lavoro di pubblica utilità previsto dal comma 5-bis per tutti i reati, salvo quelli più gravi indicati al comma 2, lettera a) dell’articolo 407 del codice di procedura penale. Nel corso dell’esame del disegno di legge di conversione il Senato ha modificato tale articolo, con l’introduzione di alcuni requisiti ulteriori per l’applicazione della misura del lavoro di pubblica utilità;

articolo 3 bis – modifica due leggi: la n. 381 del 1991, sulle cooperative sociali, e la n. 193 del 2000, sull’attività lavorativa dei detenuti, con la finalità di sostenere il reinserimento lavorativo degli ex detenuti.

articolo 3 bis, comma 1 – modifica l’articolo 4 della legge n. 381 del 1991 in tema di sgravi contributivi per l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate impiegate in cooperative sociali ampliando la durata del periodo successivo allo stato di detenzione nel quale sono concessi gli sgravi contributivi.

articolo 3 bis, comma 2 – modifica la legge n. 193 del 2000, inserendovi l’articolo 3-bis, che concede alle imprese che assumono detenuti un credito d’imposta, che può essere utilizzato esclusivamente in compensazione e che è riconosciuto anche successivamente all’uscita dal carcere, per diciotto o ventiquattro mesi, a seconda che il lavoratore abbia o meno avuto accesso alle misure alternative alla detenzione;

articolo 4 – amplia i compiti assegnati al Commissario straordinario del Governo per le infrastrutture carcerarie, attribuendogli, tra gli altri, il compito di implementazione dei trattamenti individualizzati indispensabili per la rieducazione e il futuro reinserimento sociale del detenuto, nel rispetto dei criteri di economicità individuati dal Ministero della giustizia.

 

Dopo la presentazione della relatrice, Giulia Grillo (M5S), riferendosi alle «condizioni di salute particolarmente gravi» citate nell’articolo 1, ha spiegato che «occorrerebbe definire con maggiore precisione tale concetto, individuando i parametri in base ai quali può essere concretamente effettuata la valutazione concernente la gravità di una malattia». Paola Binetti (Scelta Civica) le ha risposto che  la definizione della gravità di una malattia è normalmente legata ai concetti di «urgenza e di curabilità, nonché alla considerazione delle ripercussioni che il regime carcerario potrebbe avere sul decorso della malattia stessa». Giulia Grillo ha replicato  che la definizione non è convincente poiché «nella prassi si assiste a valutazioni effettuate dai consulenti di parte che sono sempre soggettive e arbitrarie, essendo fondate su dei parametri assolutamente generici». Giovanni Burtone (Pd) sul punto ha affermato che in certi casi «l’applicazione di una normativa non può che essere rimessa alla scienza medica, in quanto non si può pensare di indicare in un testo di legge tutte le possibili patologie, definendone preventivamente i vari stadi di gravità», inoltre ha espresso apprezzamento per le disposizioni che prevedono programmi di recupero dei soggetti condannati, poiché «la permanenza presso le strutture carcerarie spesso porta ad accentuare l’aspetto della devianza».

La discussione sul provvedimento proseguirà in una prossima seduta, quando sarà presentato il parere da approvare.

Argomenti: