Come cambierà il finanziamento ai partiti

Come cambierà il finanziamento ai partiti

Il consiglio dei ministri ha approvato, venerdì 13 dicembre 2013, un decreto legge che riforma il sistema di finanziamento dei partiti. I contenuti del provvedimento riprendono quanto era previsto nel disegno di legge approvato in prima lettura dalla Camera e passato poi al Senato.

La riforma del sistema di finanziamento dei partiti è uno dei provvedimenti che la Camera esaminerà presto e sul quale il governo punta per qualificare la sua azione politica. Lo ha fatto già dal 31 maggio, quando il consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge che sarà discusso a Montecitorio.

La riforma non prevede solo cambiamenti sostanziali nel modo di finanziare i partiti ma impone a questi ultimi alcuni standard di democrazia interna e trasparenza verso gli elettori per potere accedere ai finanziamenti.

 

Il sistema attuale

Storia del finanziamento pubblico in Italia
Storia del finanziamento pubblico in Italia

L’ultima innovazione nel finanziamento dei partiti risale al 2012, anno in cui la legge n. 96 ha dimezzato i contributi pubblici ai partiti: 91 milioni di euro annui, il 70 per cento (63.700.000 euro) come rimborsi delle spese elettorali e il restante 30 (27.300.000 euro) come cofinanziamento per l’attività politica, assegnato in misura pari a 50 centesimi per ogni euro che i partiti abbiano ricevuto sotto forma di quota d’iscrizione dagli iscritti o contributo volontario dai simpatizzanti (persone fisiche o enti, con un limite di 10 mila euro annui).

Il sistema attuale si fonda prevalentemente, comunque, sul finanziamento pubblico. I rimborsi elettorali sono concessi ai partiti in base ai seggi ottenuti, purché abbiano superato la soglia dell’1 per cento dei voti. Questi rimborsi sono ripartiti in quattro fondi: uno per la Camera, uno per il Senato, uno per il Parlamento europeo e uno per le elezioni regionali.

 

Finanziamenti-partiti-Italia
Il finanziamento pubblico italiano

 

Il nuovo sistema

La riforma voluta dal governo prevede l’abolizione del finanziamento pubblico diretto e il passaggio a un sistema di contribuzione volontaria.

I singoli cittadini potranno versare soldi a un partito, in cambio otterrano una detrazione dall’imposta lorda sul reddito pari:

– al 52 per cento per somme comprese tra 50 euro e 5.000 euro,

– al 26 per cento per somme comprese tra 5.001 e 50.000 euro.

Per le persone giuridiche la detrazione sarà del 26 per cento per importi compresi tra 50 euro e 100.000 euro.

Il finanziamento privato con regime fiscale agevolato sarà consentito solo ai partiti che abbiano almeno un rappresentante alla Camera, al Senato, al Parlamento europeo o in un consiglio regionale o che abbiano presentato nelle ultime elezioni candidati in almeno tre circoscrizioni per il rinnovo della Camera o in almeno tre regioni per l’elezione del Senato o per un consiglio regionale.

 

Il due per mille

Accanto al finanziamento privato con regime fiscale agevolato, la riforma prevede anche la possibilità di essere ammessi alla ripartizione del 2 per mille dell’imposta sul reddito.

Dall’anno finanziario 2014 (quindi dalla dichiarazione dei redditi che si presenterà nel 2015), infatti, gli italiani potranno compilare una scheda relativa alla destinazione del 2 per mille della loro imposta, in cui saranno elencati i soggetti che ne hanno diritto. Se il contribuente non esprimerà nessuna scelta, la somma resterà a disposizione dell’Erario.

 

finanziamento-partiti-riforma 

 

La fase di transizione

Poiché la parte di finanziamento tramite il 2 per mille ha bisogno di tempi tecnici per essere compiutamente applicata (dichiarazioni dei redditi che saranno presentate nel 2015 e tempo necessario all’Erario per stabilire la quota che spetta a ogni partito), la riforma prevede l’entrata a regime dal 2017, mentre tra il 2014 e il 2016 si procederà lungo una fase di transizione attraverso l’attuale sistema di finanziamento pubblico con progressive decurtazioni dei fondi:

– 40 per cento in meno nel 2014,

– 50 per cento in meno nel 2015,

– 60 per cento in meno nel 2016.

 

Trasparenza e democrazia dei partiti

Per essere ammessi ai contributi volontari, i partiti dovranno darsi regole che garantiscano la democrazia interna e la trasparenza verso l’esterno. Dovranno trasmettere copia del loro statuto ai presidenti delle Camere, che lo inoltreranno alla “Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici”, la quale ne verificherà il contenuto e lo inserirà nel registro nazionale dei partiti politici. La presentazione dello statuto non è un obbligo in assoluto ma è necessaria per essere ammessi ai contributi volontari.

I partiti dovranno anche garantire la trasparenza e l’accesso a tutte le informazioni relative al loro funzionamento attraverso un sito internet.

 

Il finanziamento dei partiti in Europa

In quasi tutti gli altri paesi europei il finanziamento dei partiti avviene con un sistema misto, in parte pubblico e in parte privato.

 

Finanziamenti-partiti-FranciaIn Francia, i partiti ricevono finanziamenti privati, solitamente modesti, e un finanziamento pubblico, più consistente, che varia di anno in anno. Il suo ammontare è determinato nella legge finanziaria (per il 2013 è stato fissato a 70 milioni di euro) ed è assegnato ai partiti in base al numero di voti ottenuti per una prima parte e secondo il numero di rappresentanti nell’Assemblea nazionale per una seconda parte.

Esiste anche un rimborso parziale delle spese elettorali sostenute dai candidati. Per l’elezione dell’Assemblea nazionale ciascuno di questi ha un tetto di spesa di circa 38 mila euro, a cui aggiungere 0,15 euro per ogni abitante della circoscrizione in cui si presenta. Il rimborso è assegnato in parte sulla base delle spese effettivamente sostenute (serve quindi la presentazione di documenti giustificativi) fino a un massimo del 47,5% di esse e in parte secondo un meccanismo forfettario, se il candidato ha ottenuto almeno il 5 per cento dei voti al primo turno.

I partiti possono ricevere anche finanziamenti privati ma solo tramite un mandatario (associazione o persona fisica) e con alcuni limiti:

– i finanziamenti devono venire da persone fisiche,

– queste ultime possono versare a uno stesso partito non più di 7.500 euro all’anno e per importi superiori ai 150 euro devono servirsi di assegno, bonifico, prelievo automatico o carta di credito.

Le donazioni sono unteramente deducibili.

Le sanzioni per la violazione della legge vanno da un’ammenda di 3.750 euro alla detenzione per 1 anno.

 

Finanziamenti-partiti-GermaniaLa Germania ammette sia il finanziamento privato che quello pubblico e il primo determina in parte l’ammontare del secondo. La quota di denaro pubblico versato ai partiti, infatti, è determinato secondo un duplice criterio:

– un partito riceve 0,85 per ogni voto valido, fino a 4 milioni di voti, e 0,70 per ogni voto ulteriore ottenuto,

– inoltre ottiene dallo Stato 0,38 euro per ogni euro che abbia ricevuto come donazione o a titolo di quota di iscrizione da una persona fisica (si tiene conto soltanto delle sovvenzioni che non superano i 3.300 euro), valgono anche le somme devolute al partito dagli stessi parlamentari.

Di recente è stato posto un “limite assoluto” all’importo massimo che lo Stato può erogare ai partiti ed è legato all’andamento dell’inflazione, al numero dei voti conseguiti nelle varie elezioni e ai contributi versati da iscritti e parlamentari.

La spesa totale sostenuta dalla Germania per il finanziamento pubblico dei partiti negli ultimi tre anni è la seguente:

2011: 141,9 milioni di euro,

2012: 150,8 milioni di euro,

2013: 154 milioni di euro.

Il finanziamento dei privati, invece, è così disciplinato:

– donazioni fino a 1.000 euro: possono essere corrisposte in contanti;

– donazioni superiore a 10.000 euro: devono essere registrate nella rendicontazione contabile con l’indicazione del nome e dell’indirizzo del donatore;

– donazioni oltre la cifra di 50.000 euro: devono essere invece immediatamente annunciate al Presidente del Bundestag che le rende pubbliche sotto forma di atti parlamentari insieme al nome del donatore.

Sono previsti diversi divieti al finanziamento privato. Le sanzioni per la violazione della legge prevedono che il partito che commette infrazioni perda il diritto a ottenere somme pari al triplo o al doppio di quelle non dichiarate.

Le donazioni ai partiti sono deducibili per un importo fino a 3.300 euro oppure danno diritto a uno sconto sull’imposta fino a un massimo di 767 euro.

 

Finanziamenti-partiti-Regno-UnitoNel Regno Unito, lo Stato, tramite la Camera dei Comuni, concede finanziamenti pubblici solo ai partiti di opposizione sotto forma di:

– contributi per lo svolgimento dell’attività parlamentare,

– dotazione riservata al leader dell’opposizione (757.097,32 sterline per l’anno finanziario iniziato il 1° aprile 2013),

– contributi per le spese di viaggio (178.516,06 sterline per l’anno finanziario iniziato il 1° aprile 2013).

Per l’anno parlamentare 2013/2014 per il Labour Party sono state stanziate 6.509.319,85 sterline.

Un sostegno ai partiti di opposizione è previsto anche dalla Camera dei Lord.

Ben più significativo è il finanziamento dei privati, rivolto in questo caso a qualsiasi formazione politica. Possono donare soldi ai partiti sia persone fisiche che società o sindacati, con l’obbligo di dichiarare i versamenti a una Commissione elettorale che tiene un apposito registro. Anche prestiti o mutui concessi in favore dei partiti devono essere comunicati alla Commissione.

Durante la campagna elettorale del 2010 sono state erogate ai partiti donazioni per 26,3 milioni di sterline.

 

Finanziamenti-partiti-SpagnaIn Spagna il finanziamento pubblico è prevalente su quello privato ed avviene attraverso cinque forme:

– il rimborso delle spese elettorali,

– le sovvenzioni statali annuali per le spese generali di funzionamento,

– le sovvenzioni annuali stabilite dalle Comunità autonome e dagli enti locali per le spese generali di funzionamento nel proprio ambito territoriale,

– le sovvenzioni per lo svolgimento di referendum,

– gli apporti che i partiti politici possono ricevere dai gruppi parlamentari delle Camere, delle Assemblee legislative delle Comunità autonome e dai gruppi di rappresentanza negli organi degli enti locali.

I rimborsi delle spese elettorali sono concessi solo a partiti che abbiano avuto almeno un candidato eletto.

Negli anni 2011 e 2012 la Spagna ha previsto spese per rimborsi elettorali pari a 44.495.950 euro per anno.

Lo Stato garantisce poi fondi per le spese di funzionamento (65.883.000,58 nel 2012) e le spese di sicurezza (3.382.000,75 euro nel 2012), ripartiti per un terzo in proporzione al numero dei seggi ottenuti e per due terzi in ragione dei voti ottenuti.

Cinque sono anche le forme di finanziamento privato:

– quote associative e sottoscrizioni da parte di iscritti, aderenti e simpatizzanti,

– utili derivanti da attività proprie dei partiti e rendite ricavate dalla gestione del proprio patrimonio, ricavi derivanti da attività promozionali ed altri ricavati da servizi prestati in relazione con i propri fini costitutivi,

– donazioni in denaro o in natura, percepite nei termini e nelle condizioni previste dalla legge,

– fondi derivanti da prestiti o da crediti concordati,

– eredità o lasciti ricevuti.

Sono vietate le donazioni anonime e non è possibile ricevere da una medesima persona fisica o giuridica donazioni superiori a 100.000 euro annuali.

 

Il finanziamento dei partiti nel mondo
Il finanziamento dei partiti nel mondo

 

Leggi il dossier completo sul finanziamento dei partiti in Italia e in Europa preparato da deputatipd.it.

Le infografiche relative agli attuali sistemi di finanziamento dei partiti in Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Spagna sono tratte dal sito www.linkiesta.it.

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