Legge contro l’omofobia, rinviata l’elaborazione del parere

Legge contro l’omofobia, rinviata l’elaborazione del parere

«Non si è creato quel clima di collaborazione che ha caratterizzato in questa legislatura l’esame di numerosi altri provvedimenti e che ha consentito di approvare altrettanti pareri in modo unanime»: l’osservazione di Paola Binetti durante la discussione della proposta di legge contro l’omofobia spiega bene come sull’argomento delle discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere esistano, non solo nella commissione ma in tutto il parlamento, posizioni e sensibilità molto diverse.

La Commissione affari sociali ha iniziato oggi la discussione della proposta di legge Scalfarotto e altri che abbina le tre proposte presentate a inizio legislatura per arginare il fenomeno dell’omofobia. Peraltro, il testo predisposto dalla Commissione giustizia nei giorni scorsi differisce da quello inizialmente preparato ed è formato da un solo articolo:

Art. 1.

 1. All’articolo 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni sono apportate le seguenti modifiche:

   a) al comma 1, alle lettere a) e b) sono aggiunte le seguenti parole: «o fondati sull’omofobia o transfobia»;

   b) al comma 3, primo periodo, dopo le parole «o religiosi» sono aggiunte le seguenti parole « o fondati sull’omofobia o transfobia».

2. Al Titolo del decreto legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito con modificazioni della legge 25 giugno 1993, n. 205, dopo le parole «e religiosa» sono aggiunte le seguenti: «ovvero fondata sull’omofobia o transfobia».

3. Alla rubrica dell’articolo 1, del decreto legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito con modificazioni della legge 25 giugno 1993, n. 205, dopo le parole «o religiosi» sono aggiunte le seguenti: «ovvero fondati sull’omofobia o transfobia».

Una decisione determinata, tra l’altro, dal bisogno di velocizzare la calendarizzazione in Aula del provvedimento. Sono così apportate alcune modifiche alle leggi Reale e Mancino ma sono eliminate le definizioni giuridiche di “orientamento sessuale” e “identità di genere” e sparisce del tutto l’articolo 4, che prevedeva la pena accessoria dello svolgimento di un’attività lavorativa non retribuita in favore della collettività.

Proprio la soppressione dell’articolo 4, come ha fatto notare la relatrice, Dorina Bianchi (Pdl), riduce quasi del tutto le parti di competenza della Commissione affari sociali su cui esprimere il parere. Tuttavia la stessa relatrice ha auspicato che dalla Commissione venisse un contributo di discussione e un parere finale, anche solo sotto forma di nulla osta all’approvazione del provvedimento.

La discussione ha poi mostrato come siano difficilmente conciliabili le posizioni di Pdl e Scelta Civica da una parte, Pd e Sel dall’altra. Sia Eugenia Roccella e Benedetto Francesco Fucci (Pdl) che Paola Binetti (Scelta Civica) hanno espresso le loro perplessità sulla proposta di legge perché rischia di limitare la libertà di espressione dei singoli e delle associazioni. Osservazioni analoghe sono venute dalla Lega Nord.

Posizioni diverse quelle del Pd. Per Chiara Scuvera il provvedimento rappresenta «un’importante innovazione nel sistema giuridico italiano, dal momento che l’omofobia viene equiparata alle altre forme di discriminazioni». Per Delia Murer c’è l’«urgenza di adeguare la legislazione italiana, in materia di contrasto dell’omofobia, a quella già in vigore presso gli altri Paesi dell’Unione europea». Per Elena Carnevali «l’aver integrato una fattispecie di reato già prevista dalla legge Mancino introducendo la previsione della violenza o dell’istigazione alla violenza per motivi fondati sull’omofobia non equivale affatto a censurare la libertà di espressione. Pertanto, l’approvazione del provvedimento in esame non può comportare l’introduzione di un reato di opinione. Il vero problema da risolvere è piuttosto quello di arginare gli atti di violenza nei confronti degli omosessuali, in via sia diretta che indiretta – si pensi ai numerosi suicidi – che nel nostro Paese sono più numerosi rispetto a quanto avviene altrove».

Per riuscire a mediare tra le posizioni emerse nel dibattito, Dorina Bianchi ha chiesto di rinviare a una prossima seduta la presentazione della sua proposta di parere. Nonostante l’opposizione di alcuni gruppi, vista la disponibilità della maggioranza della commissione, la sua proposta è stata accolta, anche se – come ha fatto notare il capogruppo Pd Donata Lenzi – non si comprende «quali siano i margini per poter lavorare all’ipotesi di un parere condiviso, dal momento che dal dibattito sono emerse posizioni assai diversificate, se non addirittura contrastanti».

 

Emendamenti a legge di delegazione europea e legge europea

La Commissione è poi tornata sulla legge di delegazione europea 2013 e sulla legge europea 2013 per esprimere il parere sugli emendamenti che sono stati presentati alla Commissione affari europei. In entrambi i casi la commissione ha approvato la proposta di parere negativo formulata dalla relatrice Anna Margherita Miotto.

 

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