Legge contro l’omofobia, il tentativo dell’Italia di avvicinarsi all’Europa

Legge contro l’omofobia, il tentativo dell’Italia di avvicinarsi all’Europa

Dare una definizione giuridica di «orientamento sessuale» ed estendere l’applicazione delle leggi Reale e Mancino anche ai casi di discriminazione motivati dall’orientamento sessuale o da identità di genere: è quello che si propone il testo della legge contro l’omofobia che la Commissione giustizia della Camera sta esaminando e che il 26 luglio approderà in Aula.

La proposta di legge costituisce il testo unificato di tre diverse proposte presentate all’inizio della legislatura e i cui primi firmatari sono, rispettivamente, Ivan Scalfarotto (Pd), Renato Brunetta (Pdl) ed Emanuele Fiano (Pd). Gli articoli che la compongono sono quattro e fanno tutti riferimento, per modificarle o integrarle, a due leggi che si occupano di contrasto alle discriminazioni e che sono in vigore già da molti anni: la legge Reale e la legge Mancino.

 

La legge Reale

La prima delle due è la legge 13 ottobre 1975, n.654, la cosiddetta “legge Reale”, che ratificava la Convenzione contro il razzismo adottata dalle Nazioni Unite a New York nel 1966.

L’articolo 3 prevede che:

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell’attuazione della disposizione dell’articolo 4 della convenzione, è punito:

a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

 

La legge Mancino

Queste pene sono state inasprite dal decreto legge 122 del 1993, poi convertito in legge e conosciuto come “legge Mancino”, in tre modi:

– sono state introdotte pene accessorie in caso di condanna (obbligo di prestare un’attività non retribuita a favore della collettività, obbligo di permanenza in casa entro orari determinati; sospensione della patente di guida o del passaporto, divieto di detenzione di armi, divieto di partecipare, in qualsiasi forma, ad attività di propaganda elettorale);

– sono state previste sanzioni penali per chiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori omostri emblemi o simboli di tipo razzista, o basati sull’odio etnico, nazionale o religioso (art. 2, comma 1: reclusione fino a 3 anni e multa da 103 a 258 euro) e per chiunque acceda ai luoghi ove si svolgono competizioni agonistiche con emblemi o simboli di questo tipo (art. 2, comma 2: arresto da 3 mesi ad un anno);

– è stata introdotta la circostanza aggravante della finalità di discriminazione o di odio etnico: per qualsiasi reato – ad eccezione di quelli per i quali è previsto l’ergastolo – commesso per le finalità di discriminazione di cui alla legge n. 654/75, la pena viene aumentata fino alla metà.

 

Il testo unificato in discussione

Il testo unificato della proposta di legge contro l’omofobia e la transfobia intende includere nelle fattispecie sanzionate dalle due norme vigenti anche i casi di discriminazione legati all’orientamento sessuale o all’identità di genere.

L’articolo 1 dà una definizione giuridica dei due concetti:

Art. 1

(Orientamento sessuale e identità di genere).

Ai fini della legge penale si intende per:

a) «Orientamento sessuale» l’attrazione nei confronti di una persona dello stesso sesso, di sesso opposto o di entrambi i sessi;

b) «Identità di genere» la percezione che una persona ha di sé come appartenente al genere femminile o maschile, anche se opposto al proprio sesso biologico.

L’articolo 2 abroga dal testo della legge Reale la multa fino a 6.000 euro: i reati di discriminazione sono così puniti solo con il carcere e le pene accessorie.

L’articolo 3 estende l’applicazione dell’articolo 3 della legge Reale e tutte le disposizioni della legge Mancino «integralmente anche in materia di discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere della vittima».

L’articolo 4, infine, inserisce nel testo della legge Mancino un articolo 1 bis, che impone a chi sia condannato per reati simili di svolgere gratuitamente attività in favore della collettività:

(Attività non retribuita a favore della collettività).

1. Con la sentenza di condanna per uno dei reati previsti dall’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, il tribunale dispone la sanzione accessoria dell’obbligo di prestare un’attività non retribuita a favore della collettività per finalitàsociali o di pubblica utilità, secondo le modalità stabilite ai sensi del comma 2.

2. L’attività non retribuita a favore della collettività, da svolgersi al termine dell’espiazione della pena detentiva per un periodo tra sei mesi e un anno, deve essere determinata dal giudice con modalità tali da non pregiudicare le esigenze lavorative, di studio o di reinserimento sociale del condannato.

3. Possono costituire oggetto dell’attività non retribuita a favore della collettività: la prestazione di attività lavorativa per opere di bonifica e restauro degli edifici danneggiati con scritte, emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui al comma 3 dell’articolo 3, L. 13 ottobre 1975, n. 654; lo svolgimento di lavoro a favore di organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, quali quelle operanti nei confronti delle persone diversamente abili, dei tossicodipendenti, degli anziani, degli extracomunitari o a favore delle associazioni a tutela delle persone omosessuali.

4. L’attività può essere svolta nell’ambito e a favore di strutture pubbliche o di enti ed organizzazioni privati.

 

I tentativi della scorsa legislatura

Durante la passata legislatura erano stati fatti dei tentativi per introdurre il reato di discriminazione su base sessuale. Il primo aveva provato a modificare la legge Reale, ma la Commissione giustizia aveva poi deciso di modificare l’articolo 61 del codice penale introducendo una nuova circostanza aggravante «dei delitti non colposi contro la vita e l’incolumità individuale, contro la personalità individuale, contro la libertà personale e contro la libertà morale, consistente nell’avere commesso il fatto per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa».

La Commissione affari costituzionali aveva espresso parere favorevole alla norma purché fosse adeguatamente definita la nozione di «orientamento sessuale», anche al fine di garantire il rispetto del principio costituzionale di determinatezza della fattispecie penale previsto dall’articolo 25.

In Aula, però, il testo era stato respinto in seguito all’approvazione di una questione pregiudiziale di costituzionalità sollevata dall’Udc, secondo cui erano violati l’articolo 3 della Costituzione (chi subisce violenza per ragioni di orientamento sessuale, riceverebbe una protezione privilegiata rispetto a chi subisce violenza tout court) e l’articolo 25 (l’indeterminatezza dell’espressione «orientamento sessuale» violava il principio di tassatività delle fattispecie penali previsto appunto dall’art. 25 della Costituzione).

Un altro tentativo era stato fatto con la proposta di legge Soro ( a cui era stata abbinata una proposta di legge Di Pietro), che – in due articoli – introduceva nel codice penale un articolo 599-bis (Circostanza aggravante), che prevedeva un aumento di pena quando i delitti contro la vita e l’incolumità individuale e contro l’onore fossero commessi in ragione della omosessualità o transessualità della persona offesa, e un articolo 615-sexies (Disposizione comune), che introduceva un aumento di pena quando i delitti contro la personalità individuale, contro la libertà personale, contro la libertà morale e contro l’inviolabilità del domicilio fossero commessi in ragione della omosessualità o transessualità della persona offesa, e prevedeva, in caso di reati aggravati in base alle disposizioni precedenti, che la sospensione condizionale della pena potesse essere subordinata alla prestazione di attività non retribuita in favore di enti o associazioni che hanno lo scopo di tutelare le persone omosessuali o transessuali contro le discriminazioni.

La Commissione giustizia aveva svolto alcune audizioni informali sul testo in discussione e in una di queste la prof. Marilisa D’Amico aveva rilevato:

– riguardo all’aggravante connessa all’omofobia, che «problemi dovuti al carattere soggettivo dell’aggravante potranno presentarsi, ma solo su di un piano probatorio, poiché potrebbe risultare difficile, a seconda dei fatti, ricostruire i motivi che hanno determinato l’agente»;

– riguardo all’introduzione di autonome fattispecie di reato, che esisterebbe «il rischio di scivolare sul delicato terreno dei reati di opinione e, dunque, di introdurre nell’ordinamento illegittime violazioni della libertà di manifestazione del pensiero».

La proposta Soro era stata allora separata dalla proposta Di Pietro e presentata all’Aula, ma anche questa volta l’approvazione di una questione pregiudiziale sull’indeterminatezza della condotta e la violazione del principio di uguaglianza aveva posto fine all’iter.

Un estremo tentativo era stato fatto con una proposta di legge Concia, abbinata alla proposta Di Pietro, che provava a modificare le leggi Reale e Mancino, ma il testo non è mai stato esaminato dall’Aula.

 

Gli emendamenti

In Commissione giustizia, il nuovo testo unificato all’esame ha già suscitato numerose discussioni sul rischio che la nuova disciplina possa violare il principio costituzionale della libertà di manifestazione del pensiero, tanto che sono stati presentati quasi 400 emendamenti al testo (in gran parte dal Pdl).

Tuttavia l’approvazione di una legge contro le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere serve all’Italia, anche per allinearsi ai provvedimenti dell’Ue e a quanto hanno già fatto molti Paesi europei.

 

L’Unione europea

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Essere lgbt in Europa (fonte: Parlamento europeo)

L’Unione europea sancisce all’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali il divieto di qualsiasi discriminazione fondata sulle tendenze sessuali.

Il Trattato sull’Unione europea afferma, all’articolo 10 , che «nella definizione e nell’attuazione delle sue politiche e azioni, l’Unione mira a combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale ». Inoltre, all’articolo 19 prevede che «il Consiglio, deliberando all’unanimità secondo una procedura legislativa speciale e previa approvazione del Parlamento europeo, può prendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale», anche se, in deroga alla disposizione precedente, il paragrafo 2 dell’art. 19 aggiunge che «il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, possono adottare i principi di base delle misure di incentivazione dell’Unione, ad esclusione di qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri, destinate ad appoggiare le azioni degli Stati membri volte a contribuire alla realizzazione degli obiettivi di cui al paragrafo 1.

Il Programma di Stoccolma 2010-2014, adottato dal Consiglio europeo nel dicembre 2009, indica tra le sue priorità la lotta contro l’omofobia:

poiché la diversità è una fonte di ricchezza per l’Unione, l’Unione e gli Stati membri devono garantire un ambiente sicuro in cui le differenze siano rispettate e i più vulnerabili siano tutelati. Occorre continuare a lottare con determinazione contro le discriminazioni, il razzismo, l’antisemitismo, la xenofobia e l’omofobia.

Anche recenti interventi legislativi dell’Unione vanno in questa direzione.

La direttiva 2011/95/UE, che contiene norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, tutela le persone in condizione di vulnerabilità anche in base al loro orientamento sessuale.

La Commissione europea ha poi presentato, il 2 luglio 2008, una proposta di direttiva anti-discriminazioni, relativa alla parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione, le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale, anche al di fuori della sfera lavorativa, che l’Europarlamento sta esaminando.

Tre risoluzioni del Parlamento euopeo, infine, si occupano dell’omofobia.

Con la risoluzione del 6 aprile 2007 il Parlamento ha chiesto alla Commissione di garantire che la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale in tutti i settori sia vietata completando il pacchetto legislativo contro la discriminazione basato sull’articolo 13 del trattato CE, «senza il quale lesbiche, gay, bisessuali e altre persone che si trovano a far fronte a discriminazioni multiple continuano ad essere a rischio di discriminazione».

La risoluzione del 24 maggio 2012

condanna con forza tutte le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere e deplora vivamente che tuttora, all’interno dell’Unione europea, i diritti fondamentali delle persone LGBT non siano sempre rispettati appieno; invita pertanto gli Stati membri a garantire la protezione di lesbiche, gay, bisessuali e transgender dai discorsi omofobi di incitamento all’odio e dalla violenza e ad assicurare che le coppie dello stesso sesso godano del medesimo rispetto, dignità e protezione riconosciuti al resto della società; esorta gli Stati membri e la Commissione a condannare con fermezza i discorsi d’odio omofobi o l’incitamento all’odio e alla violenza nonché ad assicurare che la libertà di manifestazione, garantita da tutti i trattati sui diritti umani, sia effettivamente rispettata

e

ritiene che i diritti fondamentali delle persone LGBT sarebbero maggiormente tutelati se esse avessero accesso a istituti giuridici quali coabitazione, unione registrata o matrimonio; plaude al fatto che sedici Stati membri offrono attualmente queste opportunità e invita gli altri Stati membri a prendere in considerazione tali istituti.

Infine, nella risoluzione adottata il 12 dicembre 2012 sulla situazione dei diritti fondamentali nell’UE , il Parlamento europeo ha invitato la Commissione e il Consiglio a: intervenire in modo più incisivo contro l’omofobia, la violenza e la discriminazione basate sull’orientamento sessuale, anche chiedendo ai sindaci e alle forze di polizia degli Stati membri di proteggere la libertà di espressione e di manifestazione in occasione delle marce dell’orgoglio LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender); utilizzare i risultati dell’indagine in corso dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali al fine di dare finalmente seguito alle ripetute richieste da parte del Parlamento europeo e delle ONG; presentare urgentemente la tabella di marcia dell’UE per l’uguaglianza fondata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere da adottare entro il 2014.

 

Gli altri Paesi europei

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La situazione nell’Ue (fonte: Parlamento europeo)

La legislazione penale in materia di discirminazioni di molti Paesi europei è stata modificata negli ultimi anni per adeguarla alla lotta contro la discrimazione sessuale fondata sull’orientamento sessuale della vittima.

Il Belgio ha varato nel 2007 un pacchetto di leggi federali anti- discriminazione, che prevede la penalizzazione di alcuni atti e comportamenti discriminatori di natura omofobica (artt. 21-24) eha inoltre introdotto il movente fondato sull’orientamento sessuale tra le circostanze aggravanti per alcuni reati disciplinati dal Codice penale, quali aggressione, omicidio, stupro, stalking, incendio doloso, diffamazione e calunnia, profanazione di tombe, atti di vandalismo.

In Danimarca il Codice penale punisce chiunque pronuncia dichiarazioni o diffonde informazioni per le quali un gruppo di persone sia minacciato, disprezzato o umiliato in ragione della sua razza, colore, origine nazionale o etnica, o del suo l’orientamento sessuale. Il Codice penale danese considera altresì come circostanza aggravante la commissione di un reato in base ad un movente determinato dall’orientamento sessuale della vittima.

A partire dal 2003, la Francia ha ammesso l’omofobia fra gli elementi identificativi per alcune infrazioni penali disciplinate dal Codice penale, come nel caso del reato di discriminazione (artt. da 225-1 a 225-4, art. 432-7) ed ha riconosciuto la circostanza aggravante per i reati o delitti commessi in ragione dell’ orientamento sessuale della vittima (art. 132-77). Nel 2004, ha disposto un aggravamento delle pene in caso di discriminazione, estendendo alle minacce, al furto e all’estorsione (artt. 222-18-1, 311-4 e 312-2) le fattispecie di reato cui può essere applicata la circostanza aggravante a carattere omofobo. Infine, nel 2012, il legislatore ha ulteriormente rafforzato la legislazione francese contro la discriminazione omofoba inserendo accanto a quello di «orientamento sessuale» anche il concetto di «identità sessuale» negli articoli dei Codici penale e di procedura penale, dei Codici del lavoro e dello sport e di alcune leggi, riguardanti reati o comportamenti motivati da discriminazione.

In Germania il reato di discriminazione per l’orientamento sessuale non è previsto in modo eplicito così come il motivo omofobico non è espressamente riconosciuto tra le circostanze aggravanti . Tuttavia il Codice penale (art. 130, comma 1) punisce con la detenzione colui che, in maniera tale da disturbare la pace pubblica, incita all’odio o alla violenza contro elementi della popolazione o lede la dignità di altre persone attraverso insulti o offese e prevede una pena detentiva o una pena pecuniaria anche per chi commette gli stessi illeciti attraverso la diffusione di opere scritte (art. 130, comma 2). Sebbene il Codice penale non faccia un esplicito riferimento all’atteggiamento omofobico di colui che perpetra il reato, nella definizione data all’articolo 130 rientra anche la discriminazione effettuata in ragione dell’orientamento sessuale.

In Norvegia il Codice penale considera il motivo razziale come circostanza aggravante per la commissione dei delitti rientranti nei reati di lesione alla persona (art. 232) e legati al reato di danneggiamento di beni (art. 292) e non fa pertanto esplicito riferimento all’orientamento sessuale della vittima.

Nei Paesi Bassi la Costituzione stabilisce all’articolo 1 che «è vietata ogni discriminazione fondata sulla religione, le convinzioni personali, le opinioni politiche, la razza, il sesso od ogni altro motivo». L’espressione «ogni altro motivo» fu inserita proprio per includere gli atti di discriminazione nei confronti delle persone omosessuali e la stessa giurisprudenza in materia ha in genere interpretato in tal senso il dettato dell’articolo. Dal 1° dicembre 2007 è in vigore una circolare del Public Prosecution Service (l’organo titolare dell’azione penale), che impone, al momento della formulazione della richiesta di pena, un aumento del 25% della pena prevista per un determinato reato se questo è legato a una forma di discriminazione, inclusa quella relativa all’orientamento sessuale.

Il Portogallo, con la riforma del 2004, ha incluso nella Costituzione l’orientamento sessuale fra i fattori vietati di discriminazione (Costituzione , art. 13, comma 2) oltre alle diverse disposizioni che assicurano il rispetto del principio di eguaglianza e non discriminazione in diversi campi della vita economica, sociale e politica dei cittadini. Nel 2007 la riforma del Codice penale (Legge n. 59/2007) ha introdotto alcune misure che rafforzano l’arsenale repressivo per combattere il fenomeno dell’omofobia.

Nel Regno Unito una specifica definizione dell’omofobia non è prevista in modo esplicito nei testi legislativi; il fenomeno ha tuttavia rilevanza penale nel quadro più generale della repressione dei reati connotati dall’odio razziale o religioso verso le vittime, così come dalla discriminazione del loro orientamento sessuale (hate crime) e il Governo ha adottato diverse iniziative in tema di omofobia nell’ambito di programmi di prevenzione. Il Criminal Justice Act 2003 ha introdotto (art. 146) alcune aggravanti per questi reati, prevedendo un incremento di pena qualora l’atto criminoso sia ispirato dall’ostilità verso l’orientamento sessuale (anche solamente presunto) della persona offesa, al pari dell’odio razziale, etnico, religioso o riferito alla eventuale condizione di disabilità della vittima. Il Criminal Justice and Immigration Act 2008 ha ammesso l’aggravante dell’odio fondato sull’orientamento sessuale ed ha equiparato i relativi reati a quelli ispirati dall’odio religioso o razziale . La stessa legge, tuttavia, a tutela della libertà di espressione esclude dalla nozione di hatred on the ground of sexual orientation la formulazione di opinioni critiche riferite a determinate condotte o pratiche sessuali, oppure le esortazioni a modificare o a non porre in essere tali condotte o pratiche.

La Spagna prevede nel suo ordinamento norme specifiche relative alla discriminazione per motivi basati sull’orientamento sessuale della vittima. Il Codice penale spagnolo contiene, infatti, disposizioni riguardanti la discriminazione in base all’orientam ento sessuale e considera il movente omofobico come circostanza aggravante di alcune infrazioni penali: gli articoli da 510 a 521 del capitolo IV del Codice Penale e la Legge 49/2007, in materia di pari opportunità, non discriminazione ed accessibilità universale per le persone disabili, che considera tra le «infrazioni molto gravi» i comportamenti gravi (conductas calificadas como graves) generati da odio o disprezzo legati all’orientamento sessuale (art. 16, comma 4, lettera e).

In Svezia, infine, il Codice penale considera come circostanza aggravante la commissione di qualsiasi reato in ragione dell’orientamento sessuale della vittima (cap. 29, art. 2, punto 7). Il Codice (Cap. 6, paragrafo 8) contiene anche disposizioni che puniscono i discorsi che fomentino l’odio, che trovano peraltro il loro fondamento anche in due leggi costituzionali relative alla libertà di stampa e alla libertà di espressione. Il Codice penale svedese, nello stesso capitolo 6, vieta ogni discriminazione contro persone in ragione della razza, colore, nazionalità, origine etnica, fede o orientamento sessuale, ma il divieto è diretto agli imprenditori e ai loro dipendenti ed è pertanto applicabile a situazioni pubbliche come l’accesso a ristoranti, taxi, teatri.

 

La proposta di legge, che la Commissione giustizia sta esaminando, sarà martedì in Commissione affari sociali per l’espressione del parere sulle parti di competenza della commissione.

(fonte per la legislazione dei Paesi europei: “Camera dei deputati. Contrasto all’omofobia e alla transfobia. Schede di lettura”)

Link per visualizzare le infografiche del Parlamento europeo a dimensione integrale:

Essere lgbt in Europa

Omofobia, la situazione nell’Unione europea

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