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Come cambia il reato di “scambio elettorale politico-mafioso”

Come cambia il reato di “scambio elettorale politico-mafioso”

Il “voto di scambio” non si realizza solo attraverso il passaggio di denaro tra un politico e un mafioso. E’ questo il senso della modifica all’articolo 416-ter del codice penale approvata all’unanimità dalla Commissione giustizia della Camera giovedì scorso e che sarà esaminata dall’aula durante la prossima settimana.

Attualmente il testo dell’articolo del codice, infatti, prescrive questo:

La pena stabilita dal primo comma dell’articolo 416- bis si applica anche a chi ottiene la promessa di voti prevista dal terzo comma del medesimo articolo 416- bis in cambio della erogazione di denaro.

 

L’articolo 416-bis

La mafia e le altre organizzazione criminali sono definite e sanzionate dall’articolo 416-bis del codice penale, che fu introdotto con la legge Rognoni-La Torre il 13 settembre 1982. Era un momento di grande emergenza per il Paese, quello: uno dei due proponenti della legge, il segretario regionale del Pci siciliano, Pio La Torre, era stato assassinato a Palermo il 30 aprile, mentre il 3 settembre erano stati uccisi, sempre nella stessa città, il prefetto, Carlo Alberto Dalla Chiesa, sua moglie, Emanuela Setti Carraro, e il loro agente di scorta, Domenico Russo. Inoltre, da tempo era in corso una guerra di mafia che aveva provocato numerosi morti.

Questo è il testo del 416-bis:

Associazione di tipo mafioso

Chiunque fa parte di un’associazione di tipo mafioso formata da tre o più persone, è punito con la reclusione da tre a sei anni.

Coloro che promuovono, dirigono o organizzano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da quattro a nove anni.

L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri.

Se l’associazione è armata si applica la pena della reclusione da quattro a dieci anni nei casi previsti dal primo comma e da cinque a quindici anni nei casi previsti dal secondo comma.

L’associazione si considera armata quando i partecipanti hanno la disponibilità, per il conseguimento della finalità dell’associazione, di armi o materie esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di deposito.

Se le attività economiche di cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo sono finanziate in tutto o in parte con il prezzo, il prodotto, o il profitto di delitti, le pene stabilite nei commi precedenti sono aumentate da un terzo alla metà.

Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l’impiego. Decadono inoltre di diritto le licenze di polizia, di commercio, di commissionario astatore presso i mercati annonari all’ingrosso, le concessioni di acque pubbliche e i diritti ad esse inerenti nonché le iscrizioni agli albi di appaltatori di opere o di forniture pubbliche di cui il condannato fosse titolare.

Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alla camorra e alle altre associazioni, comunque localmente denominate, che valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso.

 

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Il fatturato delle mafie (fonte: http://www.quattrogatti.info/n/index.php/blog/item/276-nuovo-governo-mafie)
Il fatturato delle mafie (fonte: quattrogatti.info)

Le organizzazione criminali fatturano ogni anno una cifra che, secondo l’ultima relazione della Commissione parlamentare antimafia (22 gennaio 2013), oscilla tra 100 e 138 miliardi di euro.

Parte di questo denaro è investita in attività illecite: narcotraffico, traffico di armi, di rifiuti, di esseri umani, estorsioni e usura. Un’altra parte, invece, è riciclata e investita in attività lecite: acquisto di immobili, di quote di aziende, di titoli azionari e di Stato. Il riciclaggio, di solito, avviene in aree non tradizionalmente considerate a presenza mafiosa: Italia centro-settentrionale oppure Paesi stranieri. Confische dei beni e inchieste giudiziarie avviate da numerosi tribunali italiani confermano questo.

Nello svolgimento della propria attività l’ “azienda mafia” ha bisogno di allacciare rapporti con la cosiddetta “borghesia mafiosa”, esponenti del mondo politico, imprenditoriale, economico-finanziario e investigativo-giudiziario.

 

L’articolo 416-ter

Su questo tipo di rapporti ha tentato di intervenire l’articolo 416-ter del codice penale, che è stato introdotto nell’ordinamento italiano il 7 agosto 1992. Ancora una volta, quindi, in un momento di grande emergenza, in questo caso gli omicidi di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e la scorta (23 maggio), e di Paolo Borsellino e della sua scorta (19 luglio).

Il 416-ter, collegandosi al testo del 416-bis, sanziona il reato di «Scambio elettorale politico-mafioso», che si configura quando un candidato a elezioni ottiene la promessa di voti in cambio del pagamento di una somma in denaro.

L’articolo fu duramente criticato fin dalla sua introduzione perché riconosce l’esistenza del reato solo in presenza di passaggio di denaro, ma molto spesso il rapporto di complicità tra politico e mafioso punta, per il secondo, ad altri vantaggi: appalti, autorizzazioni, licenze, posti di lavoro.

Durante la discussione della legge che introdusse il 416-ter, la Commissione giustizia della Camera presentò un emendamento che modificava l’articolo in questo modo:

La pena stabilita dal primo comma dell’articolo 416-bis si applica anche a chi ottiene la promessa di voti prevista dal terzo comma dell’articolo 416-bis in cambio della somministrazione di denaro o della promessa di agevolare l’acquisizione di concessioni, autorizzazioni, appalti, contributi, finanziamenti pubblici o, comunque, della realizzazione di profitti illeciti

Al momento della votazione in aula dell’emendamento, il Ministro della giustizia di allora, Claudio Martelli, chiese il voto per parti separate poiché, «secondo i magistrati e funzionari che lavoravano al ministero e di quelli che seguivano il lavoro della Commissione stessa», la norma avrebbe corso il rischio «di essere interpretata in modi diversi e di prestarsi ad arbìtri». La Camera votò a larghissima maggioranza la parte iniziale fino alle parole «somministrazione di denaro» mentre si oppose (271 no, 229 sì) alla parte restante, quella che indicava le altre tipologie di “promesse” che il politico poteva offrire a un mafioso.

 

Il nuovo 416-ter

Far consistere la controprestazione del politico verso un mafioso solo nella «erogazione di denaro» impedisce di assegnare rilevanza penale a una serie di altri “scambi” che presuppongono comunque un uso distorto del potere pubblico e della funzione del rappresentante delle istituzioni.

Negli anni scorsi sono stati fatti diversi tentativi per ampliare la portata della norma, compresi quelli della giurisprudenza. La Corte di Cassazione, per esempio, ha stabilito che «il reato di scambio elettorale politico-mafioso si perfeziona al momento delle reciproche promesse, indipendentemente dalla materiale erogazione del denaro, essendo rilevante – per quanto attiene alla condotta dell’uomo politico – la sua disponibilità a venire a patti con la consorteria mafiosa, in vista del futuro e concreto adempimento dell’impegno assunto in cambio dell’appoggio elettorale» (Cass. Sez. I, n. 32820 del 2/3/2012, Battaglia; Cass. Sez. V, n. 4293 del 13/11/2002, Gorgone). Quindi il reato si verifica anche con la semplice “promessa”, ma comunque si tratta di promessa di denaro: resta il limite invalicabile dell’oggetto della condotta punita, cioè il denaro.

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Il sito di Riparte il futuro

La diciassettesima legislatura si è aperta, tra l’altro, con gli interventi di molti esponenti della società civile che hanno chiesto la riforma del reato di “voto di scambio”. Tra questi, va ricordata la campagna “Riparte il futuro” promossa dal Gruppo Abele e da Libera, alla quale hanno aderito molti parlamentari, che chiedeva l’introduzione del reato di “scambio elettorale politico-mafioso” come superamento del vecchio “voto di scambio”.

Il nuovo testo dell’articolo 416-ter del codice penale, approvato dalla Commissione giustizia della Camera giovedì scorso, 11 luglio, dice questo:

Chiunque accetta consapevolmente il procacciamento di voti con le modalità previste dal terzo comma dell’articolo 416-bis in cambio dell’erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da 4 a 10 anni.

La stessa pena si applica a chi procaccia voti con le modalità indicate al comma precedente.

Con il riferimento ad altre utilità si amplia il campo d’applicazione del reato di scambio elettorale politico-mafioso a tutte quelle “controprestazioni” che spesso non possono essere individuate a priori ma che si risolvono in una generale disponibilità a sostenere gli interessi dell’organizzazione mafiosa, mediante tutti gli interventi che si riveleranno necessari.

 

Davide Mattiello (Pd), relatore in Commissione giustizia della proposta di legge

 

Il principio che sta alla base del nuovo articolo 416-ter è quindi quello che va punito non solo chi dà denaro in cambio dei voti delle organizzazioni criminali, ma anche chi garantisce qualunque altra utilità.

L’aula della Camera discuterà la proposta di legge nella settimana in cui cade l’anniversario della morte di Paolo Borsellino. Anche questo può essere un segnale incoraggiante.

 

Leggi il testo completo del dossier di deputatipd.it sulla modifica all’articolo 416-ter del codice penale

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