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Caso Ilva, commissariare industrie strategiche per proteggere l’ambiente

Caso Ilva, commissariare industrie strategiche per proteggere l’ambiente

Posti di lavoro o tutela della salute? La vicenda dell’Ilva di Taranto si dipana spesso attorno a questa contrapposizione. Per risolverla il governo ha emanato un decreto legge (il n. 61 del 4 giugno 2013), che prevede la possibilità di commissariare grandi insediamenti produttivi come l’Ilva per procedere agli adempimenti necessari per garantire il rispetto dell’ambiente e, nello stesso tempo, salvaguardare la produzione industriale.  Un « intervento normativo diretto ad assicurare la continuità del processo produttivo e la realizzazione di tutti gli interventi di risanamento ambientale e di bonifica necessari per garantire condizioni accettabili di salubrità ambientale e di salute dei cittadini, mediante apposita struttura commissariale, nel pieno rispetto delle ragioni e degli interessi dell’impresa», del quale lo stesso governo, tramite il presidente del consiglio Enrico Letta e i ministri dell’ambiente, Orlando, e dello sviluppo economico, Zanonato, ha chiesto la conversione in legge.

Il disegno di legge di conversione è all’esame della Camera dall’undici giugno e oggi pomeriggio sarà discusso in sede consultiva dalla Commissione affari sociali.

La misura voluta dal governo propone, «attraverso una temporanea sospensione dei poteri degli organi societari e la nomina di una struttura commissariale», di indirizzare le risorse disponibili innanzitutto verso gli interventi di risanamento ambientale, garantendo contemporaneamente «una corretta continuazione delle attività produttive». Al termine di questa fase di gestione straordinaria potranno essere ricostituiti gli ordinari organi di amministrazione restituendo alla proprietà il pieno controllo dell’azienda e delle risorse economiche residue.

Il decreto era stato voluto proprio per affrontare il problema dell’Ilva, perché, come afferma il governo nella presentazione del disegno di legge di conversione, «la situazione dello stabilimento di Taranto deve essere affrontata nella piena consapevolezza di quello che l’azienda rappresenta per l’economia del territorio e per l’intera industria nazionale. Allo stesso modo va tenuta in considerazione l’emergenza ambientale in atto, che minaccia la salute dei cittadini e preoccupa molte famiglie».
L’ILva di Taranto è uno dei principali poli siderurgici europei con una capacità produttiva di circa 10 milioni di tonnellate annue, pari ad oltre il 40 per cento della produzione nazionale di acciaio. Nel settore dei laminati piani la produzione di Taranto copre oltre il 60 per cento della domanda nazionale, contribuendo in maniera determinante all’approvvigionamento di comparti strategici per l’industria italiana come quelli degli elettrodomestici, della cantieristica, dell’auto e della meccanica.
Sul piano occupazionale, inoltre, l’Ilva impiega direttamente circa 12 mila lavoratori, a cui deve aggiungersi un indotto strettamente collegato sul piano verticale che porta l’occupazione diretta oltre la soglia di 15 mila lavoratori, a cui si devono aggiungere 9.200 persone legate all’indotto.

Un’eventuale chiusura dello stabililmento avrebbe un impatto economico negativo che è stato stimato in oltre 8 miliardi di euro annui (circa 6 miliardi per crescita delle importazioni, 1,2 miliardi per interventi di sostegno del reddito e minori introiti per l’amministrazione pubblica e circa 500 milioni in termini di minore capacità di spesa per il territorio direttamente interessato). Tuttavia, «l’importanza strategica del complesso industriale dell’Ilva non può però far venir meno gli obblighi di tutela ambientale da cui dipende la qualità della vita dei cittadini di Taranto. La crescita economica e la salvaguardia della salute non sono, in particolare in questo caso, due diritti contrapposti e la prima non può esser perseguita a danno della seconda».

Il provvedimento di cui il governo chiede la conversione in legge prevede, nel dettaglio, una nuova disciplina generale a tutela dell’ambiente, della salute e del lavoro nell’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale, consentendo che il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio, possa deliberare il commissariamento straordinario dell’impresa che gestisca almeno uno stabilimento di «interesse strategico nazionale», la cui attività produttiva abbia comportato e comporti pericoli gravi e rilevanti per l’integrità dell’ambiente e della salute a causa dell’inosservanza dell’AIA, l’Autorizzazione integrata ambientale, rilevata dalle autorità competenti.

Oltre al commissario nominato dal governo, il disegno di legge prevede un comitato di tre esperti, scelti e nominati dal Ministro dell’ambiente tra soggetti di comprovata esperienza e competenza in materia di tutela dell’ambiente e della salute, che propone, entro sessanta giorni, in conformità alle previsioni delle norme europee e delle leggi nazionali e regionali, il piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria dei lavoratori e della popolazione e di prevenzione del rischio di incidenti rilevanti, stabilendo le azioni e i tempi necessari per garantire il rispetto delle prescrizioni di legge e dell’AIA.

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