I lavori della Camera in diretta

Rimodulazione aliquote Imu

La Camera,

premesso che:

- secondo i dati elaborati dall’Agenzia del territorio («Gli immobili in Italia 2012») a fine 2010 lo stock immobiliare complessivo di proprietà delle persone fisiche era pari a circa 52,8 milioni di unità, di cui 19,7 milioni di abitazioni principati (37,3 per cento) 5,2 milioni di immobili locati (9,9 per cento) e 5,8 milioni di immobili a disposizione (11 per cento);

– negli anni più recenti le politiche in favore delle famiglie che vivono in affitto si sono progressivamente indebolite, in particolare, il Fondo nazionale per l’accesso alle abitazioni in locazione previsto dalla legge n. 431 del 1998, che ammontava a 205 milioni di euro nel 2008, è stato ridotto fino all’azzeramento a partire dal 2012. Il canone «concordato», introdotto sempre dalla legge n. 431 del 1998, ha registrato una diffusione inferiore alle aspettative (rappresenta, secondo i dati di Confedilizia, poco meno del 6 per cento del totale dei contratti di locazione) ed ha visto via via affievolirsi le agevolazioni fiscali inizialmente previste;

- con il decreto-legge n. 201 del 2011 cosiddetto «Salva Italia» si è anticipata al 2012 l’introduzione dell’imposta municipale propria (IMU) prevista dal decreto legislativo n. 23 del 2011 sul federalismo municipale. In particolare, l’articolo 13, comma 4, ha aumentato del 60 per cento il coefficiente moltiplicativo delle rendite catastali riguardante i fabbricati classificati nel gruppo catastale A e nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, con esclusione della categoria catastale A/10;

- il comma 6 ha stabilito l’aliquota di base dell’imposta pari allo 0,76 per cento, attribuendo ai comuni con deliberazione del consiglio comunale, adottata ai sensi dell’articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, la facoltà di modificare, in aumento o in diminuzione, l’aliquota di base sino a 0,3 per cento. Ai sensi del comma 9 i comuni possono ridurre l’aliquota IMU di base fino allo 0,4 per cento nel caso di immobili non produttivi di reddito fondiario ai sensi dell’articolo 43 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, ovvero nel caso di immobili posseduti dai soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società, ovvero nel caso di immobili locali. Il decreto legislativo n. 23 del 2011 aveva invece previsto che l’imposta fosse ridotta per legge alla metà (0,38 per cento) per gli immobili locati, anche in considerazione del fatto che per tale tipologia di immobili l’IMU sostituisce solo l’ICI e non anche l’imposta sul reddito come invece accade per gli altri immobili;

- secondo un’indagine realizzata da Confedilizia nei comuni capoluoghi di regione, il combinato disposto dell’aumento del coefficiente di moltiplicazione delle rendite e delle aliquote IMU (che, secondo un’analisi ANCI-IFEL il 52,1 per cento dei comuni – ma il 100 per cento di quelli con oltre 250 mila abitanti – ha portato a livelli superiori a quello base dello 0,76 per cento, a sua volta maggiore del livello massimo dello 0,7 per cento previsto per l’ICI fino al 2011) produrrà nel 2013 un aumento drammatico dell’imposizione sugli immobili locati sia rispetto all’acconto IMU 2012 (calcolato ad aliquota base 0,76 per cento) che, ancor di più, rispetto all’ICI in vigore nel 2011:

- immobili locati con contratti «liberi»: +30 per cento medio rispetto a IMU 2012 e +143 per cento medio rispetto a ICI 2011;

- immobili locati con contratti «concordati»: +6 per cento medio rispetto a IMU 2012 e +409 per cento medio rispetto a ICI 2011;

- questi aumenti, decisamente esorbitanti nel caso degli immobili locati a canone concordato, si riflettono negativamente sul mercato delle locazioni, colpendo famiglie che in buona parte sono in condizione di disagio abitativo;

- va sottolineato, inoltre, come i proprietari di immobili tenuti a disposizione abbiano beneficiato dell’assorbimento dell’IRPEF sulle case sfitte (che produceva un gettito complessivamente pari a 1,6 miliardi annui), a differenza dei proprietari di immobili locati che continuano a pagare l’IRPEF o la cedolare secca sui canoni d’affitto;

- appare perciò urgente e indispensabile una rimodulazione delle aliquote IMU per ridurre la pressione sugli immobili locati, focalizzando l’intervento su quelli locati a canone concordato,

impegna il Governo

nel quadro della complessiva riforma della disciplina dell’imposizione fiscale sul patrimonio immobiliare prospettata dall’articolo 1, comma 1, del presente decreto-legge, a prevedere una rimodulazione delle aliquote IMU riducendo in misura significativa l’aliquota base per le abitazioni locate a canone concordato.

Misiani, Carnevali, Fiano

(Ordine del giorno presentato da Antonio Misiani e accolto dal governo il 18 giugno 2013)

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